Aziende italiane tartassate da controlli: conferma da CGIA, Briatore ha ragione

Il numero dei controlli che un'azienda italiana può affrontare arriva a 111. Ecco gli ambiti in cui il sistema delle ispezioni si presenta quasi asfissiante. Si può essere competitivi in questo modo?

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Il numero dei controlli che un'azienda italiana può affrontare arriva a 111. Ecco gli ambiti in cui il sistema delle ispezioni si presenta quasi asfissiante. Si può essere competitivi in questo modo?

Il numero di controlli che una piccola azienda può arrivare a subire sono 111 mentre il numero degli enti che possono effettuare tali accertamenti è 15. Sono numeri impressionanti quelli che sono stati forniti non in un’intervista di Flavio Briatore ma bensì in un semplice rapporto della CGIA di Mestre. Pur senza i toni accesi del noto manager alle prese in queste settimane con lo scandalo Twiga di Otranto, il report della CGIA ha messo a fuoco, con la freddezza dell’analisi, quella che è la situazione con la quale le imprese italiane sono costrette a convivere.

Secondo l’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, le vessazioni che le aziende sono costrette a subire per operare in Italia sarebbero addirittura aumentate rispetto a quello che avveniva nel neppure tanto lontano 2014 quando il numero dei controlli si fermava a 97. Nell’ultimo anno, invece, quel totale di 111 controlli si è tradotto in una ispezione ogni tre giorni nel giro di un anno. Si tratta di un dato che non si discosta di molto dalle indicazioni che lo stesso Briatore fornì il giorno dopo il sequestro del Twiga di Otranto. (Leggi anche: Briatore scaricato dagli imprenditori salentini: Twiga Otranto, nuova puntata)

Ma senza ritornare sulle parole del controverso imprenditore, vediamo quali sono le indicazioni che emergono all’analisi della CGIA.

Secondo il noto e stimato Ufficio Studi, la maggior parte dei controlli che possono essere esercitati su una azienda riguarda l’area Ambiente e Sicurezza sul lavoro. In questo ambito siamo a 56 diversi possibili controlli da parte di 10 enti diversi. Gli ambiti maggiormente interessati alle ispezioni sono conformità/mantenimento dell’efficienza degli impianti e rispetto delle norme antincendio.

Per avere un’idea di quello di cui si sta parlando basta considerare il fatto che, in materia di incendio, hanno voce in capitolo e possono eseguire controlli: l’Asl, la Direzione territoriale del lavoro, l’Inail, i Vigili del Fuoco, Nas e/o Noe e/o Capitaneria di Porto e il Comune/Polizia municipale.

Oltre all’area Ambiente e Sicurezza sul lavoro, un altro settore caratterizzato da un forte peso dei controlli è quello relativo alla contrattualistica da lavoro. In questo ambito, sempre secondo i dati della CGIA di Mestre, il numero dei controlli può arrivare a 21. Gli enti che in questa materia hanno voce in capitolo sono invece “solo” 4! (Leggi anche: Imprese italiane tra le più tartassate al mondo)

Poca cosa in confronto a quello che avviene nel settore Fisco. In questo ambito ogni singola impresa può essere sottoposta a 26 controlli da parte di 6 agenzie ed enti diversi.

Essere a norma è possibile?

I numeri messi neri su bianco dalla CGIA sono impressionanti. Del resto è stato lo stesso coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo, ad evidenziare che “Con una legislazione farraginosa e spesso indecifrabile  qualsiasi imprenditore, soprattutto se piccolo, corre il pericolo di non essere mai a norma“.

Queste parole ricordano, molto da vicino, quello che in più di una occasione tanti imprenditori hanno affermato sul sistema dei controlli in Italia. L’aumento della burocrazia ha reso quasi impossibile poter iniziare a lavorare. Tutto questo, in termini di competitività, è un danno alle imprese del nostro Paese che partono svantaggiate rispetto a quello che avviene in altri contesti. Non lo fa capire Briatore ma la CGIA.

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