Aziende chiuse, chi lavora e chi no con il coronavirus: sciopero il 25 marzo

Proclamato uno sciopero nazionale il 25 marzo da parte dei sindacati: in ballo la salute dei lavoratori.

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Proclamato uno sciopero nazionale il 25 marzo da parte dei sindacati: in ballo la salute dei lavoratori.

L’ultimo decreto di Conte sull’apertura e chiusura delle aziende e fabbriche non necessarie durante l’emergenza coronavirus ha scontentato i sindacati e i lavoratori di quelle realtà che ancora devono rimanere aperte.

Sciopero il 25 marzo

Per questa ragione il 25 marzo Usb ha proclamato uno sciopero nazionale che interesserà molte categorie. In una nota, il sindacato ha mostrato il suo disappunto spiegando che “Cedere ai diktat di Confindustria e delle altre associazioni datoriali è una responsabilità gravissima che aggraverà il costo di vite umane che il nostro Paese sta già pagando, assunta per garantire alle imprese di poter tornare a fare profitti’‘. Usb ha fatto notare che l’area con i maggiori contagi è anche quella in cui è più forte l’insediamento produttivo e dove migliaia di lavoratori costretti a lavorare si trasmettono il virus. Lo sciopero del 25 marzo, insomma, nasce a difesa di tutti i lavoratori e affinché quelle attività non necessarie si fermino. Anche Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, durante il programma Agorà ha chiesto la chiusura delle fabbriche non necessarie.

I primi a scioperare domani per 8 ore saranno i dipendenti delle aziende metalmeccaniche della Lombardia come ha fatto notare la Segretaria generale Fiom-Cgil, Francesca Re David, durante la trasmissione Omnibus su La7: “La mobilitazione dei metalmeccanici continuerà finché non verranno fornite dal governo le misure necessarie alla protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori dell’industria”. Maurizio Landini, segretario della Cgil, a a Radio Capital, ha invece chiesto un incontro  con il ministro Patuanelli per precisare quali sono davvero le attività necessarie e quelle che non lo sono. Sempre per mercoledì 25 marzo previsti gli scioperi delle aziende settori chimico, tessile, dell’energia e della manifattura.

Minacciano lo stop, come fanno sapere i sindacati Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin, anche le banche che lamentano di dover operare in condizioni di non sicurezza.

Nel frattempo, Attilio Fontana, il governatore della Lombardia, ha rilasciato un’intervista al Corriere in cui ha dichiarato: ‘‘Mi sembra un po’ riduttivo  rispetto alle misure che avevamo predisposto noi. Perché non chiudere tutti gli studi professionali, gli uffici pubblici e gli alberghi? E i cantieri edili? Avevamo anche il consenso dell’associazione dei costruttori! E il divieto di andare nelle case di vacanza? Qualcuno mi deve spiegare il perché. Hanno detto che c’è il consenso di tutte le Regioni, ma se è così manca quello della Lombardi”.

La crisi nelle aziende di auto

Crisi anche nel settore auto, secondo  Eric-Mark Huitema, direttore generale di Acea, l’Associazione europea dei produttori di automobili, il coronovirus causerà gravi problemi al settore delle auto. «È chiaro che questa è la peggiore crisi che abbia registrato l’industria automobilistica. Con l’arresto di tutta la produzione e la chiusura della rete di vendita sono in gioco circa 14 milioni di posti di lavoro in Europa» ha detto Huitema che chiede delle azioni importanti all’Ue per sostenere aziende, fornitori e rivenditori.

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