Auto tedesche nel mirino di Trump, così Frau Merkel pagherà dazio dopo le elezioni europee

Auto tedesche nel mirino dei dazi di Donald Trump. Le tensioni tra America ed Europa esploderanno subito dopo le elezioni europee.

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Auto tedesche nel mirino dei dazi di Donald Trump. Le tensioni tra America ed Europa esploderanno subito dopo le elezioni europee.

La Commissione europea ha tagliato le stime di crescita del pil per l’Eurozona all’1,2% per quest’anno, mentre per l’anno prossimo intravede un rimbalzo all’1,5%. Peggio farà la Germania, che nell’intero 2019 non dovrebbe andare oltre lo 0,5%. La prima economia europea rischia seriamente la recessione, specie se avessero ragione i più pessimisti tra gli industriali tedeschi, i quali temono che dopo la Cina, la furia della presidenza Trump si abbatterà contro le auto Made in Germany.

Basti guardare a quel -19% accusato dal comparto automotive alla Borsa di Francoforte nell’ultimo anno, che si confronta con perdite inferiori a un terzo (-5,6%) per l’intero listino principale. Il mercato sta scontando un ripiegamento in corso delle vendite di auto, anche forse delle esportazioni verso gli USA, pari a 27,2 miliardi di euro nel 2018, compresa la componentistica.

Donald Trump ha twittato l’altro ieri contro la Cina, minacciando di innalzare i dazi dal 10% al 25% su 200 miliardi di dollari di beni importati e di imporne sui 325 miliardi ad oggi esenti da tariffe. Che si tratti di un bluff da giocatore di poker? Possibile, anche se il rischio che l’escalation con Pechino sfoci in qualcosa di concreto esiste e impensierisce sia la Cina che la stessa America.

Ad essere maggiormente esposte a una eventuale guerra commerciale tra le principali superpotenze sarebbero le economie esportatrici, Germania in testa. Trump ha da tempo minacciato di elevare i dazi sulle auto prodotte nella UE, qualora i mercati europei non venissero aperti agli agricoltori americani. Dalla sua, la Casa Bianca può citare dazi al 2,5% sulle importazioni di auto europee, quando quelle americane nella UE vengono stangate al 10%. L’import-export di auto pesa negativamente sulla bilancia commerciale USA per oltre 120 miliardi di dollari all’anno, mentre incide positivamente per oltre 80 miliardi di euro su quella UE.

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Capiamo benissimo quanto il tema sia sensibile, specie da quando Trump ha minacciato che le tariffe sulle auto europee potrebbero salire al 25%.

Sarebbe uno shock dalle conseguenze economiche importanti, anche perché per una questione di ritorsioni l’Europa reagirebbe imponendo dazi su una lista già parzialmente pubblicata di prodotti americani per un controvalore annuale stimato in 20 miliardi. Ma è evidente che si allungherebbe con l’inserimento di beni sensibili per l’economia a stelle e strisce, nel caso in cui le tensioni montassero davvero e portassero a una escalation tariffaria.

Trump interverrebbe subito dopo le elezioni europee, quando la cancelliera Angela Merkel uscirà verosimilmente indebolita sul piano politico. A quel punto, la metterà dinnanzi all’offerta di scambio: auto contro agricoltura. Fosse per Berlino, la proposta non sarebbe affatto indecente, ma non verrebbe mai accettata da paesi come la Francia, suo solido alleato. E se per evitare contraccolpi ulteriori all’economia tedesca e una guerra commerciale con gli USA, la Germania segnalasse all’amministrazione americana di essere disponibile a trattare? L’ipotesi non sarebbe da scartare, se con una Merkel indebolita o persino dimissionaria, a gestire il negoziato fosse la sua erede alla guida del partito e, forse, del governo. Parliamo di quella Annegret Kramp-Karrenbauer, che in diverse occasioni si è mostrata più distante della sua mentore verso l’Eliseo, rispedendo al mittente il piano di Emmanuel Macron per tendere a una unione politica rafforzata nell’Eurozona, in particolare.

“Divide et impera” fu il motto dei romani e che resta sempre valido. E Trump punta a separare la Germania dal resto dell’area, al fine di renderlo un interlocutore più malleabile sul piano delle relazioni commerciali e diplomatiche. Non a caso, prima ancora di entrare alla Casa Bianca aveva definito la UE uno strumento utilizzato dai tedeschi per schermarsi. Ed è notizia di poco fa che è saltato l’incontro tra il segretario di Stato, Mike Pompeo, e la cancelliera e il suo ministro degli Esteri, Meiko Maas, in programma a Berlino. Dietro alla cancellazione, “pressanti temi” che avrebbero diviso le due parti. Sembra iniziato verso la Germania lo stesso atteggiamento tattico utilizzato dal governo americano con Cina e Corea del Nord per costringere la controparte a trattare con le cattive e da una posizione di debolezza.

E meno voti prenderanno i popolari europei che si rifanno a Frau Merkel, più forte la presa di Trump in sede negoziale nei confronti dei tedeschi.

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