Auto-lockdown e coprifuoco serale in tutta Italia, si va verso la chiusura

Nuovo Dpcm in arrivo a giorni. Il governo medita ulteriori restrizioni e la chiusura di marzo si avvicina.

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Sfornato un Dpcm si pensa subito al prossimo. E’ l’Italia del governo Conte, con regole ad ore e incertezza giuridica costante. Ad ogni modo, il premier lo aveva chiarito alla conferenza stampa di domenica sera: 7 giorni di tempo per valutare l’evoluzione della crisi sanitaria e dopodiché si decideranno eventualmente nuove misure restrittive. Le cronache di palazzo raccontano di un Giuseppe Conte contrario a un giro di vite troppo duro sulle attività e la libertà di movimento, ma pressato dal PD per varare restrizioni più incisive nella lotta al Covid. Tra le ipotesi di cui si discute, l’ipotesi di un “coprifuoco” serale dalle ore 23 in tutta Italia e il divieto di spostamento tra regioni.

La Lombardia ha già autonomamente optato per imporre ai residenti il divieto di uscire dalle ore 23 di sera alle 5 del mattino, sull’esempio di quanto già avvenuto a Parigi. In Italia, è stata preceduta dalla Campania di Vincenzo De Luca, che ha anch’essa imposto il coprifuoco dopo le 23. Probabile, poi, la chiusura delle attività considerate a rischio, come palestre e piscine.

Da giorni, sia alcuni virologi che il ministro della Salute, Roberto Speranza, invitano i cittadini a seguire una sorta di “auto-lockdown”. Per capire cosa sia, basta leggere le dichiarazioni dello stesso ministro, secondo cui bisogna limitare al minimo indispensabile le uscite di sera, ma anche quelle di giorno. In soldoni, si esce di casa per andare a lavorare (meglio lo “smart working”, ove possibile), per fare la spesa (preferibilmente una sola volta a settimana), per recarsi dal medico o in farmacia e altre urgenze, tra cui la cura di parenti ammalati. Stop alla movida e alle passeggiate tanto per.

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Tasso dei positivi in forte crescita

L’idea sarebbe di indurre i cittadini a contenere la mobilità a tal punto da rendere persino superfluo imporre d’imperio il lockdown come a marzo. Ma sembra difficile che l’obiettivo possa essere raggiunto facilmente. E i dati che provengono dai centri medici stanno mettendo fretta al governo. Nella settimana che va dal 14 al 20 settembre sono stati effettuati circa 1 milione e 47.350 tamponi, a fronte dei quali sono risultati positivi in quasi 77 mila, pari a una percentuale del 7,3%. I protocolli internazionali segnalano come soglia-limite il 3%, oltre la quale si rischia di perdere il controllo della pandemia. Cosa peggiore, il tasso di positività negli ultimissimi giorni si avvicina pericolosamente al 10%.

Poco importa che la stragrande maggioranza dei positivi sia asintomatica, perché il governo teme che finisca per contagiare le fasce a rischio della popolazione (anziani, malati e immunodepressi), facendo collassare gli ospedali. E il neo della nostra sanità risiede tutto qui. E’ bastata l’impennata dei contagi a ottobre per mettere in crisi alcune regioni, specie la Campania. I posti letto ancora a disposizione, tra cui nelle sale di terapia intensiva, non ovunque così tanti, nonostante da marzo sia scattata la corsa per aumentarli. In generale, però, siamo a un quinto dei posti occupati in terapia intensiva rispetto all’apice della crisi di inizio aprile. Il Lazio, ad esempio, risulta alla pari con la Lombardia per ricoveri da Covid, a fronte di metà della popolazione residente.

La terminologia cambia, perché mutato (in peggio) è il contesto socio-economico. Nessuno in politica parla apertamente di lockdown, ma la sostanza è che stiamo andando in quella direzione e più velocemente di quanto credevamo solo qualche settimana addietro. L’Irlanda è diventata ufficialmente il primo stato europeo a imporre il secondo lockdown generalizzato per 6 settimane con l’obiettivo di “salvare il Natale”. Ma pensate che già gran parte della Francia vive sotto restrizioni e peggio nel Regno Unito, dove il Galles ha chiuso tutto di nuovo come in primavera.

In Italia, per ora siamo agli appelli e agli avvertimenti, un po’ come un papà che mette in guardia i figli che se escono il naso fuori dalla porta andranno in punizione, sapendo che i ragazzi sono così discoli che disattenderanno il suo ordine.

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