Auto elettriche, Cina e India fanno tremare i petrolieri

Le auto elettriche sono il futuro di Cina e India. Le due economie emergenti si mostrano ambiziose e rischiano di aggravare la crisi già in corso del settore petrolifero.

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Le auto elettriche sono il futuro di Cina e India. Le due economie emergenti si mostrano ambiziose e rischiano di aggravare la crisi già in corso del settore petrolifero.

Se in questi giorni le quotazioni del petrolio sono scese nuovamente sotto i 50 dollari al barile, toccando i minimi da novembre, il futuro per il settore potrebbe essere ancora meno roseo, se andranno in porto i piani delle due grandi economie emergenti, Cina e India, che puntano a rinvigorire le vendite di auto elettriche per tagliare le importazioni di greggio e le emissioni inquinanti. Il governo di Pechino pianifica di raggiungere l’obiettivo di un quinto delle vendite di veicoli elettrici sul totale al 2025. Considerando che lo scorso anno ha registrato 35 milioni di veicoli commerciali venduti, il target implica che le auto elettriche vendute da qui alla metà del prossimo decennio in Cina dovrebbero aumentare a circa 7 milioni di unità (considerando costante il mercato dell’auto) dalle poco più di 300.000 circolanti nel 2015.

Molto più ambiziosa si mostra l’India, dove a marzo il ministro dell’Energia, Piyush Goyal, ha emesso un comunicato, in cui annuncia l’obiettivo di auto elettriche per il 100% delle vendite complessive entro il 2030. Non un solo veicolo alimentato a carburante, quindi, da qui alla fine del prossimo decennio dovrà essere venduto nel sub-continente asiatico, terzo mercato di importazione di petrolio al mondo, dopo USA e Cina, davanti al Giappone. (Leggi anche: Futuro petrolio grigio con auto elettriche)

Infrastrutture carenti in India

L’obiettivo indiano è di quelli che, se realizzato, potrebbe stravolgere gli scenari futuri, anche se richiederà duri sforzi per essere centrato. Alla fine dello scorso anno, nell’immenso paese asiatico circolavano appena 5.000 auto elettriche, mentre il target di Nuova Delhi implica che in meno di un quindicennio si dovrebbe riuscire a vendere ben 10 milioni di auto elettriche all’anno, quando ancora oggi in tutto il mondo ne circolano appena 1,3 milioni.

La sfida più grande che il governo indiano avrebbe dinnanzi a sé sarebbe quella infrastrutturale. Le auto elettriche hanno bisogno di ricaricarsi nel corso del tragitto, non essendo ad oggi in grado di compiere lunghe distanze in piena autonomia. L’India ha già problemi enormi per il suo sistema di trasporto e la rete viaria, per cui non è detto che sarà in grado di sostenere adeguatamente il passaggio all’elettrico. Servono numerosi punti di ricarica e capillarmente diffusi in tutto il territorio nazionale. (Leggi anche: Incentivi auto elettriche in Germania, e in Italia?)

I rischi per i petrolieri

A tale proposito, potrebbero venire in aiuto, all’apparenza paradossalmente, proprio le compagnie petrolifere. Qualche giorno fa, l’olandese Shell ha annunciato che in molte sue stazioni di servizio di diversi paesi renderà disponibili le ricariche per le auto elettriche, un passo che potrebbe rivoluzionare lo stesso business dei petrolieri, i cui più avveduti stanno già preparandosi al nuovo corso.

Più auto elettriche significa anche e, soprattutto, minori consumi di petrolio. L’Agenzia Internazionale per l’Energia continua a prevedere il raggiungimento del picco dei consumi al 2040, ma se davvero i piani di Cina e India andassero in porto, per Moody’s tale momento verrebbe anticipato entro gli anni ’20. Un avvertimento al settore petrolifero mondiale, alla ricerca da mesi di una soluzione per il rilancio delle quotazioni internazionali. La sensazione è che potrebbe non vedere più quei 100 dollari al barile di tre anni fa. (Leggi anche: Prezzi petrolio restano sotto 50 dollari, sauditi costretti alla ritirata in Asia)

 

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