Auto elettriche e posti di lavoro: perché a rimetterci potrebbero essere quelli meno qualificati

Il futuro possibile boom dell'auto elettrica dovrebbe avere un impatto importante nel mercato del lavoro.

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Il futuro possibile boom dell'auto elettrica dovrebbe avere un impatto importante nel mercato del lavoro.

Si continua a parlare dell’auto elettrica e dei posti di lavoro persi nella filiera delle macchine diesel e a benzina. La realtà però potrebbe essere diversa secondo la Commissione Ue, secondo cui i posti persi saranno recuperati proprio dal nuovo comparto. Il centro studi tedesco Ifo aveva ipotizzato 1,8 posti di lavoro a rischio in Europa ma molti dei posti dovrebbero essere recuperati dalla produzione di batterie, la componentistica tecnologica e le infrastrutture di ricarica così come riporta anche Il Fatto Quotidiano.

 

Chi ci rimetterà e chi no

Il tema dell’auto elettrica è sempre in auge non solo quando si parla di vendite o di colonnine per la ricarica ma anche sul tema lavoro. Sicuramente il cambiamento ci sarà ma non è detto che sarà in negativo. A rimetterci, come scrive Il Fatto Quotidiano, potrebbero essere “gli addetti alle tradizionali catene di montaggio, i fornitori di componentistica, le officine che si occupano della manutenzione, i distributori di carburante” mentre, al contrario,  i produttori di batterie, componentistica tecnologica, costruttori e gestori di infrastrutture elettriche potrebbero rappresentare quelle figure emergenti che potrebbero esplodere con l’avvio dell’auto elettrica.

Impatto positivo ma per le figure qualificate

Secondo lo studio della Commissione Ue l’impatto sul numero di occupati entro il 2030 potrebbe addirittura essere positivo essendo compensata da occupazioni nel settore dell’energia. Questo, ovviamente, se la produzione di batterie rimanesse in Europa, mentre se ciò avvenisse fuori dai confini europei le perdite potrebbero essere consistenti. 

A rimetterci, invece, potrebbero essere i lavoratori a bassa specializzazione in quanto la produzione delle nuove vetture richiede profili più qualificati e considerando che molti fornitori di componentistica sono piccole aziende che hanno più difficoltà a riqualificare il personale il futuro appare ancora incerto. Nel frattempo si continua a parlare delle vendite e del miglioramento di queste rispetto al 2018, anche se ancora non si può parlare di vero e proprio boom, almeno nel nostro paese. 

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