Auto elettrica: perché è il futuro e il ruolo fondamentale della Cina

I due elementi clou per la produzione delle batterie delle auto elettriche sono cobalto e nickel: il 90 per cento dei loro giacimenti è controllato dalla Cina.

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I due elementi clou per la produzione delle batterie delle auto elettriche sono cobalto e nickel: il 90 per cento dei loro giacimenti è controllato dalla Cina.

L’auto elettrica è il futuro. Ne sono convinti gli addetti ai lavori citati dal giornalista del Corriere della Sera Fabio Savelli, fissando al 2050 la data entro cui saranno annullate le emissioni di anidride carbonica nei trasporti: non soltanto dunque auto, ma anche mezzi pubblici, treni e navi. Un autentico cambio di paradigma, per quella che può essere già definita la rivoluzione del nuovo millennio. Raggiungere l’obiettivo 0 emissioni non sarà però semplice: occorreranno infatti qualcosa come 240 gigafactory per la realizzazione di batterie, al fine di abbattere i costi delle auto ora così elevati a causa della carente offerta di batterie sul mercato. Ad oggi le gigafactory si contano sulle dita di una mano: una appartiene a Tesla (in Nevada), l’altra alla Cina, mentre una terza è in fase di realizzazione in Germania. Ancora troppo poco per far sì che la transizione verso l’elettrico nell’automotive compia quel passo decisivo atteso da molti.

Il ruolo della Cina

I due elementi chiave per la produzione delle batterie sono cobalto e nickel. Ebbene, il 90 per cento dei loro giacimenti è controllato dalla Cina, grazie alla politica attuata in Congo (praticamente colonizzato) e in Sud America. Che cosa stanno facendo Usa e Europa per recuperare dallo svantaggio? L’unica cosa possibile: studiare nuove tecnologie in grado di bypassare lo scomodo intermediario cinese. Un po’ come quello che sta avvenendo nel settore alberghiero in questi ultimi anni, con la ricerca spasmodica dei proprietari degli hotel di acquisire prenotazioni dirette (tale processo si chiama disintermediazione dalle agenzie di viaggio online).

L’esempio di Riad

La capitale dell’Arabia Saudita è un esempio illuminante quando si parla di costruzione di reti ad alta velocità, avendone realizzato ben sei nel giro di pochi anni, sfruttando i petroldollari.

Investire, investire, investire: l’Europa e gli Stati Uniti sono pronti a sfidare il gigante asiatico.

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