Austerità fiscale per tutti. E se alla Germania non convenisse?

L'export della Germania risente della debole congiuntura internazionale, anche se per adesso regge. Ma l'economia tedesca è a rischio recessione. Siamo sicuri che a Berlino convenga che gli altri stati facciano austerità?

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L'export della Germania risente della debole congiuntura internazionale, anche se per adesso regge. Ma l'economia tedesca è a rischio recessione. Siamo sicuri che a Berlino convenga che gli altri stati facciano austerità?

L’economia tedesca rischia la recessione nei prossimi trimestri, a causa della caduta del suo forte comparto manifatturiero, che risente delle tensioni internazionali. La debole congiuntura presso le altre economie sta finendo per contagiare persino la Germania, uscita vittoriosa dalla crisi mondiale del 2008-’09. Ieri, i dati sul pil francese nel secondo trimestre hanno evidenziato come anche Parigi, pur non dipendente dalle esportazioni, abbia scalato di marcia, crescendo solo dello 0,2%, in rallentamento dal +0,3% del primo trimestre.

A tradire sono stati i consumi delle famiglie, che pure la presidenza Macron sta cercando di stimolare, avendo varato da quest’anno un pacchetto di misure (in deficit) da 10 miliardi di euro, perlopiù in forma di tagli alle tasse.

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Un tedesco direbbe: “vedete che la spesa pubblica in deficit non salva da un’eventuale crisi?”. Se ciò sembra vero, il discorso per Berlino diventa più complicato guardando ai numeri del suo export. La Germania è un’economia “export-led”, con una bilancia commerciale in attivo mediamente per il 7,6% del pil nell’ultimo quinquennio. Ciò significa che essenzialmente si regge sugli acquisti di beni e servizi tedeschi in arrivo dai partner dell’Eurozona e del resto del mondo.

Il problema è capire cosa stimolino tali acquisti. Nulla da eccepire sulla qualità delle merci made in Germany. Dalla chimica al comparto tecnologico, nessuno può mettere in dubbio che la Germania sia una fabbrica di prodotti qualitativamente elevati e spesso anche convenienti dal punto di vista dei costi. L’efficienza teutonica riesce a mettere d’accordo cuore e tasche di milioni di consumatori in ogni angolo del mondo. Verissimo, ma anche le esportazioni tedesche devono fare i conti con la logica economica.

L’interconnessione tra economie e il ruolo dell’austerità fiscale

Se andiamo a guardare ai numeri delle relazioni commerciali con i principali partner, scopriamo che i due terzi dell’avanzo tedesco vengono maturati grazie a paesi con conti pubblici non esattamente “tedeschi”. Parliamo di Francia, Italia, USA, Cina, Spagna, ma anche il Regno Unito, con cui si rischia una traumatica rottura nel caso di “hard” Brexit.

Provate a immaginare cosa accadrebbe, se tutti questi paesi iniziassero a seguire alla lettera la ricetta della Germania basata sull’austerità fiscale. Taglierebbero i rispettivi deficit a colpi di riduzioni della spesa pubblica e/o di aumenti delle tasse. Le tasche dei loro cittadini si svuoterebbero un po’, i loro consumi diminuirebbero e così anche le importazioni di beni e servizi, compresi quelli tedeschi.

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In un certo senso, la Germania si tirerebbe una zappa sui piedi, perché la forza della sua economia sta anche in quella che essa percepisce e denuncia essere una debolezza altrui. Lo squilibrio dei conti pubblici francesi, italiani, americani, cinesi, britannici, spagnoli, etc., nei fatti alimenta i consumi e le importazioni dalla stessa Germania, contribuendo a irrobustirne la produzione industriale e i ritmi di crescita. Grazie a ciò, Berlino sta potendo permettersi di sotto-investire in infrastrutture, edilizia scolastica, economia digitale, al contempo tenendo alta la pressione fiscale sui suoi contribuenti. In fondo, se le famiglie tedesche consumano poco (circa il 52% del pil contro quasi il 70% degli americani), risparmiano molto e, in ogni caso, il pil cresce lo si deve proprio ai consumi degli altri.

Non stiamo dicendo che l’austerità fiscale sia errata, quanto che sul piano della convenienza per la Germania sarebbe una soluzione assai discutibile. Se le altre grandi capitali del pianeta centrassero l’obiettivo del pareggio di bilancio, le imprese tedesche riceverebbero molti meno ordini e per evitare una stagnazione strutturale, il governo federale dovrebbe rinunciare all’attivo fiscale, dovendo tagliare le tasse e aumentare un po’ la spesa per investimenti. In altre parole, l’austerità degli altri finirebbe per rendere necessaria una minore austerità in casa. Siamo sicuri che sia questo che vogliano i politici tedeschi?

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