Aumento Iva: pericolo concreto per l’Italia, ecco perché

Si fa sempre più forte l'ipotesi di un rialzo dell'Iva al 24% qualora non ci fosse un'intesa né sul governo né su quando tornare al voto.

di Chiara Lanari, pubblicato il
Si fa sempre più forte l'ipotesi di un rialzo dell'Iva al 24% qualora non ci fosse un'intesa né sul governo né su quando tornare al voto.

Quanto sta avvenendo nelle stanze dei bottoni della politica italiana rischia di avere ripercussioni sull’intero apparato economico dello Stato. Il mancato accordo sulla partenza di un governo politico tra Movimento 5 Stelle e Lega Nord sta registrando le prime ripercussioni nei mercati, con lo spread (la differenza di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi) che è tornato a salire a quota 130, il massimo da due mesi a questa parte, mentre si fa sempre più forte l’ipotesi di un rialzo dell’Iva al 24 per cento qualora non ci fosse un’intesa né sul governo politico né tantomeno su quando tornare al voto.

Perché l’Iva può aumentare

L’Italia ha delle scadenza con l’Europa da rispettare. Per il nostro Paese è impossibile rimandare ulteriormente. A meno che non si voglia sacrificare la formazione del governo politico con l’aumento dell’Iva. Tutto risale al 2011, quando l’Italia, allora governata dall’ultimo Berlusconi, si impegnò con l’Europa stilando le cosiddette clausole di salvaguardia, mettendo in preventivo l’aumento dell’Iva fino al 2020. I governi successivi, proprio per scongiurare tali aumenti, ogni anno hanno trovato sempre la quadra per tagliare la spesa scongiurando l’innalzamento dell’aliquota. Stavolta, però, lo stallo politico rischia di mandare tutto all’aria.

Italia al bivio

Il nostro Paese è a un bivio. Negli ultimi giorni, Mattarella ha proposto un governo di tregua, in carica massimo fino a dicembre, con l’obiettivo di portare a casa la Legge di Bilancio per il 2019, per poi tornare al voto. Da qui fino a dicembre, se si dovesse trovare una maggioranza politica tra le attuali forze politiche, il governo di garanzia del Presidente della Repubblica riceverebbe l’ordine di dimissioni istantanee. Qualora l’esecutivo di servizio non dovesse ricevere la fiducia del Parlamento, l’alternativa si chiama voto anticipato. La prima data utile è luglio, la seconda ottobre. Anche in questo caso, però, ci sarebbero dei pro e contro tutti da chiarire.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia