Aumento IVA ancora evitabile, ecco come l’Europa ci darebbe una mano ancora una volta

La stangata dell'IVA si può ancora evitare, ma l'Europa ci grazierebbe per l'ennesima volta solo se il governo Conte dimostrasse di cambiare passo in politica economica. Ecco come.

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La stangata dell'IVA si può ancora evitare, ma l'Europa ci grazierebbe per l'ennesima volta solo se il governo Conte dimostrasse di cambiare passo in politica economica. Ecco come.

Il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, non ha voluto addolcire la pillola e presentando il Documento di economia e finanza (Def), ha confermato che le previsioni macroeconomiche del governo si basano sul quadro normativo vigente, che contempla le clausole di salvaguardia da 23 miliardi per il 2020. Cosa significa? A dicembre, il governo Conte aveva rassicurato la Commissione europea sui conti pubblici, dopo avere fissato il deficit per quest’anno al 2%, rivisto dal 2,4% inizialmente fissato con la prima stesura della Legge di Stabilità, attraverso le clausole di salvaguardia, inventate un decennio fa dall’ultimo governo Berlusconi e da allora praticamente prorogate annualmente da tutti i governi successivi, specie dal premier Matteo Renzi in poi.

Queste contemplavano fino allo scorso anno, che dall’1 gennaio del 2019 l’IVA sarebbe aumentata dal 22% al 24,2% per l’aliquota più alta e dal 10% all’11,5% per quella intermedia, per un aumento del gettito fiscale stimato in 12,4 miliardi. E dal 2020, sarebbe aumentata ulteriormente l’aliquota maggiore al 25%, così come sarebbero state ritoccate le accise all’insù.

Le clausole di salvaguardia prorogano la scelleratezza dei governi passati e peseranno sull’Italia

Questa stangata si poteva evitare con pari aumenti di gettito fiscale da altre imposte e/o attraverso il taglio della spesa pubblica. Per il 2019, il governo Conte ha ottenuto la disattivazione di tali clausole e l’aumento del deficit-obiettivo dallo 0,8% del pil concordato dal predecessore per quest’anno, ma si è impegnato a confermarle per l’anno prossimo, rafforzandole di circa 3,5 miliardi, prevedendo un’aliquota IVA massima al 25,2%. In tutto, le misure varrebbero 23 miliardi e comporterebbero un aggravio per famiglia stimato da Confcommercio fino a un massimo di 900 euro.

Clausole scellerate e assenza di visione del futuro

Perché il premier Giuseppe Conte ha accettato di procrastinare la scelleratezza dei suoi predecessori? Per guadagnare tempo, nonché confidando che per la prossima Legge di Stabilità, le condizioni politiche in Europa saranno cambiate, dopo le elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento a maggio. Si è trattato di un azzardo, come sempre accaduto in questi anni.

Anzitutto, perché anche se i “sovranisti” vicini a Matteo Salvini entrassero a far parte della nuova maggioranza parlamentare a Strasburgo, non è detto che il loro atteggiamento verso l’Italia si riveli più morbido. Anzi, sulla disciplina fiscale si mostrano ancora più severi. Inoltre, ad esaminare la prossima manovra italiana saranno ancora formalmente i commissari uscenti, tutt’altro che benevoli. Infine, nessuna Commissione potrà accettare una inadempienza eclatante di uno stato membro, specie se questo viene additato dagli stessi mercati come a rischio.

L’azzardo potrebbe ancora essere vinto, ma con altre mosse. Tria dovrebbe ricevere dalla maggioranza “giallo-verde” un mandato certo per implementare un piano pluriennale di risparmi pubblici, così da segnalare all’Europa sull’intenzione credibile del governo di abbattere la spesa pubblica e il deficit. Inoltre, dovrebbe essere messo nelle condizioni di varare subito alcune riforme-chiave, che vadano nella direzione di sburocratizzare l’Italia, di accelerare l’apertura dei cantieri pubblici, di sostenere gli investimenti privati e magari di ridurre la pressione fiscale con le dovute coperture finanziarie. Solo stimolando la crescita senza impattare sui conti pubblici da un lato e varando un piano di tagli alla spesa deciso, credibile, vincolante e duraturo dall’altro si potrà evitare una stangata depressiva sui consumi e che avrebbe effetti recessivi sull’economia, specie in una fase di indebolimento delle esportazioni per via della congiuntura internazionale sfavorevole.

Flat tax, Def e clausole di salvaguardia: il percorso a ostacoli obbligato del governo Conte 

Ad oggi, nulla di tutto questo starebbe accadendo. Il governo vive in modalità “stand-by”, in attesa del Sacro Graal delle elezioni europee e confidando eccessivamente in un cambio di rotta politico a Bruxelles. Non sta immaginando alcuna manovra espansiva, se non del deficit, con la conseguenza che dopo l’estate, se non già sotto l’ombrellone, l’Italia rischia di tornare nel mirino dei mercati, i quali sconterebbero le nuove tensioni in vista con le istituzioni comunitarie.

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