Aumento Iva 22% inevitabile, ecco perchè un rinvio non è possibile

Il governo Letta non fermerà l'aumento dell'IVA dal 21% al 22% dall'1 ottobre 2013. Dopo i richiami della Commissione, Saccomanni rassicura Rehn. Ma c'è il rischio che aumentino anche le accise per 2,1 centesimi alla pompa

di Giuseppe Timpone, pubblicato il

Il governo Letta si è arreso e fonti dell’esecutivo annunciano che non avrebbe intenzione di fermare l‘aumento dell’IVA dall’1 ottobre 2013. Costerebbe un altro miliardo la copertura del blocco fino al 31 dicembre (un miliardo è già costata la copertura per rinviare l’aumento dall’1 luglio all’1 ottobre). Troppi per le casse statali, anche perché a regime, ossia dall’1 gennaio del 2014, la misura sarebbe costata 4,2 miliardi. Cifre impensabili, se è vero che dalla Ragioneria dello Stato c’è preoccupazione per l’andamento del deficit di quest’anno, che si attesterebbe ben oltre il limite del 3% fissato dal Patto di Stabilità. Ma come è possibile che dopo tanti discorsi ci sia stata questa brusca inversione di rotta e un ritorno tanto netto alla realtà dei numeri?

 

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Il governo Letta è con le spalle al muro

Nel Def (Documento economico e finanziario), che il governo presenterà tra poche settimane, l’intenzione del premier Enrico Letta e del ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, sarebbe di spostare 4-5 miliardi di euro per il taglio del cuneo fiscale, ossia per ridurre la tassazione sul lavoro e sulle imprese. Ma anche in questo caso, si tratta di buone intenzioni, come quella fino ad oggi di non applicare l’aumento dell’IVA. Perché se qualche miliardo potrebbe essere trovato cedendo alla Cdp immobili pubblici, il resto è tutto un rebus. Si spera di ricavare almeno qualche miliardo dal calo degli interessi sul debito, ma come si farebbe a mettere a bilancio una presunta minore entrata, per lo più determinata esclusivamente dal mercato? E chi ci dice che i rendimenti medi sul debito diminuiscano, anche nel caso di un calo dello spread? Tra possibile arrivo di una nuova ondata di crisi finanziaria e rialzo dei tassi a livello mondiale, il rischio è di trovarci tra qualche mese dinnanzi all’ennesima presa d’atto della propria impotenza davanti ai numeri.

C’è sempre la speranza che si riesca a tagliare la spesa. Ma se fosse questo il problema, allora perché i tagli non sono stati individuati già adesso per bloccare l’IVA? “Questione di priorità”, fanno sapere da Via XX Settembre. L’unica certezza è che la misura porterà a una mazzata al settore del commercio, già in lotta con la più grave crisi dei consumi dal Secondo Dopoguerra.

 

Nuovo aumento accise benzina? L’allarme di Assopetroli

Che siamo in una fase di emergenza lo dimostra anche l’ennesimo allarme, stavolta lanciato da Assopetroli, secondo cui se non si trova la copertura per finanziare il mancato pagamento della seconda rata dell’IMU di dicembre, i 2,4 miliardi sarebbero reperiti con l’aumento delle accise, che alla pompa graverebbe per 2,1 centesimi al litro per la benzina.

 

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Argomenti: Economia Italia