Aumento Iva 22% deciso dall’Europa: il diktat di Rehn all’Italia

Le dichiarazioni di Olli Rehn mettono all'angolo il governo Letta. Raffica di critiche dal PdL ma l'impressione è che i margini per un rinvio siano sempre più sottoli

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le dichiarazioni di Olli Rehn mettono all'angolo il governo Letta. Raffica di critiche dal PdL ma l'impressione è che i margini per un rinvio siano sempre più sottoli

La notizia del quasi certo aumento dell’Iva al 22% a partire dall’ 1 ottobre 2013 è stata una sorta di fulmine a ciel sereno. L’intenso dibattito di queste ultime settimane, infatti, aveva lasciato intendere che un nuovo rinvio era possibile. Dopo la visita di Olli Rehn a Roma però il castello di quasi certezze si è smontato nel giro di 24 ore e oggi si parla apertamente del nuovo incremento dell’Iva. Cosa ha fatto cambiare idea al governo Letta in così breve tempo? Riavvolgiamo il nastro.

Che di spazi di manovra sui conti pubblici ce ne siano pochi e niente lo ha fatto capire senza fraintendimenti il commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, che in visita a Roma, ieri, ha incontrato il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Rehn gli ha mostrato tutta la sua irritazione per l’abrogazione dell’IMU sulle prime case, arrivando a chiedere al ministro di ripristinare l’imposta sugli immobili. Per l’impossibilità politica di arrivare a tanto, Saccomanni ha dovuto rassicurare Rehn su un altro punto critico della manovra dei conti pubblici, il blocco dell’aumento dell’IVA, che dovrebbe partire dall’1 ottobre, in assenza di una proroga dello stop già deciso a luglio fino alla fine di settembre.

 

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L’Italia non è la Francia

Il commissario non avrebbe voluto sentire ragioni e non ha nascosto la durezza, quando ha fatto presente che la Francia potrà permettersi di continuare a sforare, ritardando di un altro anno il raggiungimento dei target fiscali, mentre all’Italia non sarà consentito, perché ha un livello altissimo di debito ed è uscita dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo soltanto a maggio. Rehn ha chiesto al governo di rispettare l’impegno del deficit al 2,9%. Senza se e senza ma. Da qui, la decisione dell’esecutivo di non irritare ancora di più la Commissione, rinunciando al blocco dell’aumento dell’IVA.

Rehn è tornato sull’Italia, sostenendo che l’annullamento dello spread tra Italia e Spagna sarebbe un cattivo segnale per il nostro paese. E dopo avere paragonato l’Italia alla Ferrari, ha evidenziato che “l’inventiva non basta”.

 

Il PdL all’attacco di Rehn 

Lo scontro tra parte dei palazzi romani della politica e la Commissione è così forte, che l’ex premier Mario Monti ha chiamato Rehn per esprimergli solidarietà dagli attacchi subiti dal PDL. Dal partito di Berlusconi, infatti, non sono state gradite le affermazioni del commissario europeo sulla necessità di ripristinare l’IMU sulle prime case e sul no al blocco dell’IVA. E sempre dal PDL, l’ex ministro Renato Brunetta ha chiesto al governo Letta di attenersi al programma presentato alle Camere il 29 di aprile, rinunciando all’aumento dell’IVA dal 21% al 22%.

Difficile che arrivi l’ok di Bruxelles anche a un’eventuale misura di questo tipo. Non passa giorno, infatti, che ultimamente la Commissione non sottolinei i rischi di un’instabilità politica in alcuni paesi (Italia, Grecia e Portogallo) e che non bacchetti l’Italia, parlando di “brutti dati” (riferimento di Rehn al fabbisogno di cassa a fine luglio) e della necessità di rispettare gli impegni assunti con l’Europa. 

 

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Argomenti: Economia Italia

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