Aumentare l’IVA per tagliare le tasse sul lavoro, ricetta di Padoan per il disastro

Aumenti IVA in vista. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, paventa l'ipotesi di una maggiore tassazione sui consumi, al fine di sgravare il lavoro. Andremmo verso un disastro.

di , pubblicato il
Aumenti IVA in vista. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, paventa l'ipotesi di una maggiore tassazione sui consumi, al fine di sgravare il lavoro. Andremmo verso un disastro.

Il governo Gentiloni non sarà in grado quasi certamente di disinnescare le clausole di salvaguardia da 19,6 miliardi, che farebbero scattare dall’anno prossimo gli aumenti dell’aliquota IVA più alta dal 22% al 25% e di quella intermedia dal 10% al 13%. Tali clausole sono state rinviate dal governo Renzi per due anni, ma senza ad oggi che si siano trovate coperture a presidio dei conti pubblici.

Entro metà ottobre, quando dovrà essere presentata la legge di stabilità per il 2018, l’Italia dovrà esibire alla Commissione europea alternative alla stangata fiscale, oppure dovrà rassegnarsi ad abbattere la scure sui contribuenti. Date le premesse – l’esecutivo è fragile e diviso e saremmo a ridosso delle elezioni politiche – risulta difficile sperare che vengano trovate le voci di spesa da tagliare e/o eventuali imposte alternative per una ventina di miliardi. (Leggi anche: Clausole di salvaguardia un cappio al collo dei contribuenti italiani)

Lo fa capire piuttosto chiaramente il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che in un’intervista a Il Messaggero, parla senza più remore di un possibile scambio in atto: tagliare le tasse dove fanno più danno (sul lavoro) e aumentarle dove farebbero meno danni (i consumi). La manovra, spiega, equivarrebbe a una “svalutazione interna” e favorirebbe le imprese italiani esportatrici, specie considerando che nei prossimi mesi potranno fare sempre meno affidamento al cambio debole.

La menzogna del governo e dell’OCSE

Così facendo, Padoan risponderebbe positivamente alle sollecitazioni dell’OCSE, che da tempo chiede di spostare la tassazione dal lavoro ai consumi. Peccato, che né l’OCSE e né Padoan sembrano conoscere i dati di cui parlano: l’Italia è già tra le economie al mondo con l’IVA più alta, oltre che con un cuneo fiscale tra i più pesanti di tutto il mondo sviluppato. Detto in altre parole, il problema dell’Italia non è di avere una debole tassazione dei consumi e una eccessiva del lavoro, bensì di avere gravato oltre il limite sia gli uni che l’altro. Se servono risorse, non è più attraverso la tassazione che si può auspicare di trovarle, ma con tagli alla spesa pubblica, la quale rimane al 50% del pil, nonostante questi anni “gloriosi” di risanamento dei conti pubblici.

(Leggi anche: Clausole di salvaguardia, se Gentiloni dovrà fare il lavoro sporco)

Volete qualche dato? Le imposte su beni e servizi esitano entrate complessive per l’11,7% del pil in Italia, quando la media OCSE è dell’11%, in Francia dell’11,1%, in Germania del 10% e in Spagna del 9,9%. L’aliquota IVA massima è del 22% da noi, del 21% in Spagna, del 20% in Francia e del 19% in Germania.

Paghiamo tre anni di mala gestione Renzi-Padoan

Che cosa accadrebbe se aumentassimo ulteriormente l’IVA? I consumi interni si deprimerebbero, ma in un contesto potenzialmente di indebolimento delle condizioni esterne favorevoli (bassi tassi, euro debole e petrolio a basso costo), ciò porterebbe a una recessione dell’economia italiana, per quanto possa essere certamente positivo l’impatto di una minore tassazione del lavoro, ovvero di una riduzione del cosiddetto cuneo fiscale; anche perché è evidente che, a fronte di un maxi-aumento dell’IVA, sarebbero spiccioli ad essere tagliati sul lavoro, dato che i 20 miliardi che ci servono per evitare di fare scattare le clausole, sono al netto di ogni altra riduzione del carico fiscale.

E così, Padoan preannuncia il ritornello dei prossimi mesi, a giustificazione di tre anni di gestione dissennata dei conti pubblici con la politica dei bonus, che ha sperperato i 19 miliardi di flessibilità fiscale concessaci dalla UE, la stessa somma che adesso ci serve per mettere una pezza al bilancio statale. I nodi sono arrivati al pettine, ma ancora una volta saremo noi contribuenti a doverli sciogliere. Paradosso vuole che dovremmo confidare proprio in Matteo Renzi, che tuona contro l’aumento dell’IVA.

Il responsabile del disastro delle clausole di salvaguardia, dal suo ruolo di quasi certo prossimo segretario del PD, non intende andare incontro a un disastro di impopolarità alle urne. Il punto è che i 20 miliardi necessari per l’anno prossimo restano sempre lì e i battibecchi tra Renzi e Padoan non riducono la bolletta che sta per arrivare nelle case degli italini.

(Leggi anche: Tra aumenti IVA, inflazione e lavoro, consumi attesi deboli)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , ,