Aumentano le Voci sull’Uscita della Grecia dall’Euro, ma Servirà?

Come si avvicina la resa dei conti della Grecia, Reuters pubblica un'analisi sulle difficoltà di un'uscita dall'euro, guardando anche all'Italia.

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La Grecia fuori dall'Euro? E servirebbe?

(Reuters) – Alti funzionari dell’UE parlano in privato di una nuova pericolosa fase nei due anni di crisi della zona euro. La Grecia – la scintilla che ha causato l’incendio – è vicina a diventare intrattabile, e l’Italia, l’economia più grande della regione e il terzo più grande mercato obbligazionario, è causa di grave preoccupazione.

 

Il Primo Ministro Olandese Mark Rutte ha forse parlato nel modo più chiaro, dicendo che l’adesione all’euro della Grecia è durata 10 anni ma potrebbe non essere per sempre, delineando un piano in base al quale uno Stato membro potrebbe lasciare l’unione valutaria se costantemente e ripetutamente ignora i deficit di bilancio e gli altri obblighi.

Mr Rutte e il suo Ministro dell’economia e finanza hanno scritto in una proposta inviata al Parlamento Olandese: “I paesi che non sono disposti a essere messi sotto amministrazione controllata possono scegliere la possibilità di lasciare la zona euro“, non menzionando esplicitamente la Grecia né qualsiasi altro Stato membro.

Si mormora che alcuni funzionari stanno dando una valutazione forte, anche se ancora non rappresentano la corrente principale del pensiero europeo, in cui molti ancora parlano di trovare una soluzione.

Dal punto di vista della Commissione europea, non solo non è in discussione che un paese possa lasciare l’unione monetaria, ma non è nemmeno possibile, dato che gli statuti che regolano l’appartenenza non prevedono l’uscita dei membri dal club.

Né l’uscita né l’espulsione dalla zona euro è possibile secondo il Trattato di Lisbona, in base al quale la partecipazione all’euro è irrevocabile“, ha detto giovedì il portavoce della Commissione in materia di affari economici e monetari, Amadeu Altafaj,.
Come ha detto in poche parole un alto funzionario UE: “La zona euro non è un caffè dove si entra e si esce. L’interdipendenza finanziaria e monetaria, è così grande, così forte … che il destino di un membro crea problemi per tutti gli altri.


DOVREI ANDARE O DOVREI RESTARE?

Detto questo, però, le opzioni disponibili per risolvere la situazione della Grecia, dove le misure di riduzione del disavanzo e gli altri obiettivi imposti dalla UE e dal FMI sono sempre stati mancati, si stanno rapidamente riducendo.

E mentre si riducono, l’impazienza cresce.
Se la Grecia non riesce ad adempiere ai suoi obblighi, che includono la raccolta di 5 miliardi di euro dalle privatizzazioni quest’anno, l’UE e il FMI hanno detto che non saranno in grado di fornire maggiori aiuti al paese, che ha già ricevuto 110 miliardi di euro di salvataggio dall’UE/FMI, e aspetta di riceverne presto un altro della stessa dimensione.

A quel punto, se non dovesse avere ulteriori possibilità, la Grecia può trovarsi senza altra scelta che prendere in considerazione l’impensabile – dichiarare default sui suoi debiti, rinunciare all’euro, reintrodurre la dracma ad un tasso di cambio fortemente scontato e cercare di stimolare una ripresa tramite una svalutazione dolorosa.

Il debito greco di proprietà di investitori del settore privato e della Banca centrale europea sarebbe svalutato del 50 per cento o più, con delle ripercussioni da Bruxelles a Pechino.

Signore e signori, la situazione è grave in Grecia,” ha dichiarato giovedì il Ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, che negli ultimi due anni è stato impegnato a cercare di risolvere la crisi, all’ inizio del suo discorso al Bundestag tedesco.

“Al momento la missione della Troika (UE / FMI / BCE) è sospesa. Non ci si può illudere. Fintantoché questa missione non può confermare che la Grecia ha soddisfatto le condizioni, la prossima rata di aiuto non può essere pagata. Non vi è alcuna scappatoia.”

Nessuno lo dice esplicitamente, ma il circolo vizioso per Atene sembrerebbe essere che “non può lasciare la zona euro, ma non ha quello che serve per rimanerci.”

Gli analisti economici hanno cominciato a concludere che è solo una questione di tempo prima si trovi il modo di lasciare andare la Grecia.

 

Noi siamo sempre del parere che la Grecia uscirà l’euro,” ha detto questa settimana Mark Burgess, Chief Investment Officer di Threadneedle Investments, che è stato a lungo negativo sulla zona euro durante la crisi, in una nota di ricerca .

La domanda è, sarà fatto in modo coordinato, accompagnata da una ricapitalizzazione del sistema bancario finanziata dallo stato, da un taglio dei tassi e da una massiccia iniezione di liquidità, o sarà un’uscita scoordinata?

L’espulsione è difficile da fare

In passato sono stati fatti degli studi su come un paese può lasciare o essere costretto a lasciare la zona euro, tra cui un’analisi dettagliata da parte della Banca Centrale Europea nel dicembre 2009, che ha concluso che il ritiro unilaterale dall’euro non sarebbe inconcepibile, anche se comporterebbe anche un’uscita dall’UE.

Mentre un paese potrebbe essere in grado di trovare le basi giuridiche per uscire dall’euro e dall’Unione europea per conto suo, non sarebbe altrettanto possibile per la zona euro o per l’Unione europea di costringere un membro ad uscire.
L’espulsione sia dalla Unione europea che dell’Unione economica e monetaria sarebbe così difficile, concettualmente, giuridicamente e praticamente, che la sua probabilità è prossima allo zero“, dice il documento.
Ciò significa che anche se il resto della zona euro dovesse decidere che Atene non è più un membro vitale, rimarrebbe bloccata per tutto il tempo che la Grecia insiste a rimanere nel club.

A tale riguardo, coloro che sono preoccupati circa la capacità della Grecia di rispettare gli obblighi e per la sua minaccia all’integrità dell’eurozona farebbero meglio a concentrare la loro attenzione sui grandi temi che minacciano la frattura dell’unione, come i problemi del debito dell’Italia e le conseguenze di un potenziale default di Roma.

“Con un mercato di obbligazioni sovrane del valore di circa 1,9 miliardi € – il 120 per cento del PIL – l’Italia è un grosso peso al cuore dell’Europa. Circa il 45 per cento dei suoi debiti sono detenuti all’estero, con molte banche europee e stati sovrani come principali creditori.


Se l’Italia va in default, quasi tutte le banche in Europa ne accuserebbero l’impatto o andrebbero in fallimento, o perché ne posseggono il debito o perché sono controparti del debito“, ha detto il funzionario coinvolto nell’analisi delle ramificazioni della crisi del debito.


L’Italia è troppo grande per essere salvata e troppo grande per fallire. Se la BCE smette di acquistare obbligazioni italiane, allora siamo davvero nei guai e nessuno starà a pensare ai problemi con la Grecia.

 

Articolo originale: Analysis: Greece euro exit talk grows, but would it help?

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