Attentato Manchester, allarme ritorno foreign fighters: ecco i paesi più a rischio

Quali sono i paesi più a rischio per il ritorno dei foreign fighters? Dopo l'attentato di Manchester, capitale dello jihadismo, i timori sono in crescita.

di Carlo Pallavicini, pubblicato il
Quali sono i paesi più a rischio per il ritorno dei foreign fighters? Dopo l'attentato di Manchester, capitale dello jihadismo, i timori sono in crescita.

Chi sono i cosiddetti foreign fighters? Per quanto riguarda l’attentato di Manchester è ancora presto per capire se l’attentatore sia da ritrovarsi proprio in questa categoria (anche se è giunta pochi minuti fa la rivendicazione da parte dell’ISIS), ma è chiaro che il problema è tra i più importanti da affrontare nell’immediato: per foreign fighters si intendono tutti coloro che sono partiti per la Siria (o per altre regioni sotto il controllo di Daesh-ISIS), dove ricevono un addestramento di carattere jihadista e, poi, o restano in loco per la ‘resistenza’ dello Stato Islamico o tornano nei paesi da cui provengono per portare il terrore. Le stime sono ovviamente difficili, ma per capire quali sono i paesi a maggiore rischio, occorre analizzare i dati rilasciati dal National Bureau of Economic Research (NBER).

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Il caso dell’attentato di Manchester, tra ISIS e Al Qaeda: il nodo dei foreign fighters

Come già detto, non si sa ancora nulla di preciso sull’attentato di Manchester ed è inutile fare congetture. La città inglese, comunque, rappresenta una delle capitali dello jihadismo e dell’esportazione dei foreign fighters: molti ricorderanno, a titolo d’esempio, la storia delle due gemelle di 16 anni – proprio l’età delle ragazzine che erano al concerto di Ariana Grande – che hanno deciso nel 2014 di andare in Siria e sposare due miliziano jihadisti. Intanto, si sovrappongono due jihad, quella dell’ISIS ma anche quella di Al Qaeda – tra i due gruppi non sempre corre buon sangue – e la città di Manchester sembra essere particolarmente ‘attiva’ per entrambi i gruppi. Ma quali sono i paesi che hanno ‘esportato’ il maggior numero di foreign fighters e che, quindi, sulla carta sono i più minacciati?

Per la mappa e i dati, clicca su pagina 2.

Il ritorno dei foreign fighters: ecco la mappa dello jihadismo e i paesi più a rischio – parte prima

Lo studio più aggiornato sul fenomeno dei foreign fighters giunge dal NBER e i dati sono di particolare interesse. Il paese che esporta maggiormente combattenti per la causa di Daesh risulta essere la Tunisia: sarebbero stati attivati più di 1500 processi a persone che tornavano proprio dai luoghi del conflitto, soprattutto la Siria.  Il ritorno del foreign fighters rappresenta la grande arma dell’ISIS; i dati sono i seguenti: tralasciando la Tunisia e l’Arabia Saudita (quest’ultimo – occorre ricordarlo – partner economico privilegiato di USA e Europa, nonché finanziatore della jihad), per quanto concerne l’Europa, il paese con il maggior numero di possibili ritorni è la Francia. Sembra, infatti, che fino ad oggi, siano partiti dallo stato francese ben 1700 foreign fighters che, tornando, potrebbero portare a nuovi attentati.

Il ritorno dei foreign fighters: ecco la mappa dello jihadismo e i paesi più a rischio – parte seconda

Al secondo posto, si troverebbe la Germania con 750 combattenti ‘esportati’, poi il Regno Unito con un numero molto vicino, sempre circa 750, poi il Belgio e la Svezia con circa 350 miliziani di casa nostra. L’Italia si posiziona agli ultimi posti: non sarebbero, infatti, più di circa 80 i foreign fighters partiti dal nostro paese. Infine, due segnalazioni: il paese che ha il maggior numero di miliziani partiti per la causa dell’ISIS in correlazione con il numero di abitanti è il Belgio (41 ogni milione di cittadini), mentre sembra che siano di ritorno in Russia moltissimi foreign fighters partiti dai paesi della zona caucasica.

Per capire come la guerra al terrorismo possa assumere proporzioni davvero ‘globali’, occorre ricordare un ultimo dato: la crescita dei combattenti che provengono dalla Cina, dalla zona dello Xinjiang, dove vive l’etnia di lingua turca degli uiguri. Si ritiene che, in questo momento, vi siano almeno 300 cinesi tra le fila dell’ISIS.

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Argomenti: guerra anti-isis, ISIL-ISIS - Stato Islamico, ISIS

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