Attentato Germania, altro attacco suicida: così il terrorismo ci paralizzerà

Il terrorismo islamico c'entra anche con i fatti di Monaco e di Ansbach, anche se non sul piano organizzativo. Ecco come vogliono ridurci i fanatici dell'ISIS.

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Il terrorismo islamico c'entra anche con i fatti di Monaco e di Ansbach, anche se non sul piano organizzativo. Ecco come vogliono ridurci i fanatici dell'ISIS.

Ancora in Germania, ancora in Baviera. Un altro attacco suicida si è consumato ieri sera nella regione meridionale bavarese, esattamente nella cittadina di Ansbach, a 40 km da Norimberga. Un profugo siriano di 27 anni, al quale era stato negato l’asilo politico, si è fatto esplodere all’esterno di un concerto, provocando il ferimento di 12 persone, di cui 3 gravi. L’atto arriva a soli due giorni di distanza da quello ancora più grave di Monaco, dove un 18-enne ha aperto il fuoco in un centro commerciale a Monaco, uccidendo 9 persone, oltre sé stesso.

I due attentatori potrebbero non avere alcun legame con l’ISIS o qualsiasi altra organizzazione appartenente alla galassia del terrorismo islamico. Appaiono gesti isolati, frutto dell’instabilità mentale che non del fanatismo religioso. Eppure, che tali atti si siano concentrati nel giro di pochi giorni, colpendo obiettivi a caso, inizia a sembrare sempre meno una coincidenza.

Sono solo coincidenze?

La strage di Nizza di un paio di settimane fa è stata anch’essa provocata da quello che apparentemente sembra essere più uno squilibrato che un islamista convinto. E che dire di Orlando, Florida, dove un altro giovane di origini pachistane, anch’egli apparentemente solo uno squilibrato mentale, ha aperto il fuoco contro decine di persone riunite in un locale gay, provocando la strage più grave della storia americana.

Sembrerebbe, quindi, solamente un’estate sfortunata, affollata di tanti pazzi repressi, che all’improvviso colpiscono le loro vittime senza una motivazione apparente. L’emulazione potrebbe essere una causa non minoritaria di questi atti tragici, ma un’altra potrebbe affondare le sue radici nel risentimento di molti immigrati o veri e propri cittadini di origini mediorientali verso l’Occidente e la sua cultura, per un qualsiasi motivo avvertiti fonte dello loro disgrazie personali.

 

 

 

Attacchi provocano senso di insicurezza

E cosa c’entrano l’ISIS e l’islamismo? Formalmente, nulla. Sul piano organizzativo si tratta di attacchi rudimentali, studiati a casa, forse in perfetta solitudine e senza un vero piano dettagliato. Tuttavia, la motivazione politico-religiosa viene utilizzata quale pretesto.

In ciò, l’indottrinamento mediatico e via web svolto dallo Stato Islamico di Iraq e Siria si starebbe rivelando un’attrazione fatale per migliaia o forse più persone, giovani, emarginate o semplicemente frustrate, residenti in Europa (non solo, come dimostra la strage di Orlando), ma di etnia mediorientale e di religione islamica, anche se spesso nemmeno praticata.

Queste stragi potrebbero anche non avere alcun legame diretto tra di loro, ma hanno come conseguenza la traduzione in fatti di quanto perseguito dal terrorismo islamico: la paralisi dell’Europa. Nizza, Monaco e l’anonima Ansbach ci inducono a ritenerci insicuri in qualsiasi angolo del continente. Che tu sia in strada o a fare la spesa o a un concerto, non sei più al sicuro. E’ questo il messaggio in arrivo dalle terre occupate dall’ISIS.

Sarà paralisi collettiva

Se ad oggi la vittima della paura è stata il turismo, con prenotazioni decimate in tutto il Nord Africa e in Turchia, adesso la psicosi potrebbe portare a una paralisi ben più capillare e diffusa, arrivando a riguardare anche i piccoli spostamenti e spingendoci inconsciamente a chiuderci nelle nostre case e nella nostra piccola dimensione che meglio conosciamo, anziché uscire, spostarci e riunirci in luoghi affollati o mete più ambite.

Tutto questo non si è già realizzato, anzi siamo ancora allo stadio iniziale del processo. Dio non voglia che vi saranno altri episodi di questo genere, ma se così sarà, la paura di muoversi sarà somatizzata ed esplicata in una sorta di agorafobia di massa, che prima di tradursi in rassegnazione ed accettazione si esplicherà in una paralisi collettiva. E’ l’obiettivo dei terroristi, privarci delle nostre vite, bloccarci, introdurre nella nostra mente il germe della paura costante.

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