Terrorismp, elezioni e Brexit: così Londra a 3 giorni dal voto, mercati nervosi

Regno Unito sotto attacco dei terroristi jihadisti, mentre si prepara alle elezioni di questo giovedì. I sondaggi registrano un calo per i conservatori al governo, mercati nervosi e sterlina volatile.

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Regno Unito sotto attacco dei terroristi jihadisti, mentre si prepara alle elezioni di questo giovedì. I sondaggi registrano un calo per i conservatori al governo, mercati nervosi e sterlina volatile.

Tre attentati terroristici in appena due mesi, di cui due a Londra. Il Regno Unito si riscopre vulnerabile al jihadismo islamico e il premier Theresa May ammette che il paese ne ha abbastanza (“enough is enough”) e che forse la mano contro i fanatici è stata ad oggi leggera. Sta di fatto che con l’avvicinarsi della data delle elezioni generali, in programma per questo giovedì, aumentano le incertezze sul tipo di risultato che potrebbe scaturire dalle urne e sull’influenza che avrà il fenomeno terroristico sul voto dei britannici.

I sondaggi segnalavano all’inizio della campagna elettorale, cioè poco più di un mese fa, un vantaggio titanico per i conservatori, pari a +24% sui laburisti di Jeremy Corbyn. Adesso, la forbice si sarebbe ristretta a una media di 9 punti, che restano abbondanti, ma molto meno generosi di poche settimane fa. Qualche rilevazione intravede un clamoroso pareggio, a cui non credono, però, i sondaggisti stessi, che notano come nelle ultime occasioni i laburisti siano stati sovrastimati e i conservatori sottostimati. (Leggi anche: Elezioni anticipate rischiano di tritare i laburisti UK)

Cosa c’è in gioco alle elezioni UK

Peraltro, il numero dei voti non è nemmeno collegato direttamente a quello dei seggi, visto che il Regno Unito vota con un sistema maggioritario, cioè in collegi uninominali. In teoria, i conservatori potrebbero arretrare nei consensi, ma conquistare più seggi, se riuscissero a strapparne alcuni ai rivali in aree non considerate loro roccheforti. Nell’Inghilterra del Nord e in Scozia, ad esempio, starebbe accadendo proprio questo.

Ma come reagiscono i mercati alle crescenti incertezze politiche? E cosa auspicano? Partiamo da una considerazione: chi vince queste elezioni, anticipate a sorpresa di tre anni dal premier in carica, gestirà il negoziato sulla Brexit, ovvero sul divorzio tra Londra e Bruxelles. La May ha chiesto il voto anticipato proprio per farsi consegnare sul punto un mandato forte dagli elettori, date anche le divisioni interne ai Tories tra “hard Breexiteers” e “soft Brexiteers”. I primi sarebbero disposti a rinunciare persino al mercato comune con la UE, se questa non consentisse a Londra di riacquistare il pieno controllo delle frontiere contro l’immigrazione.

(Leggi anche: Brexit, Londra fuori anche da mercato comune: boom della sterlina)

Gli scenari probabili delle elezioni UK

Gli scenari possibili sono diversi. Vi indichiamo i principali e in ordine di apparente probabilità:

1) Vittoria larga dei Tories: i conservatori aumentano di molto la maggioranza attuale di 330 seggi su 650 al Parlamento di Westminster;

2) Vittoria di misura dei Tories: i conservatori rivincono le elezioni, ma con una maggioranza non molto più forte di quella attuale;

3) Vittoria azzoppata dei Tories: niente maggioranza assoluta, servirebbe un accordo con almeno un altro partito, verosimilmente i liberaldemocratici (come nel 2010-2015) o i labour (meno probabile);

4) Vittoria a sorpresa dei laburisti: poco probabile, ma non impossibile.

Chi vince gestisce la Brexit

I mercati finanziari confidano nel primo scenario, l’unico che consentirebbe alla May di negoziare sulla Brexit con mano ferma, senza restare ostaggio delle frange estreme di entrambe le tendenze all’interno del suo partito. Potrebbe mostrare il volto duro a Bruxelles nel caso servisse, come sulla “bill” da 60-100 miliardi di euro richiesta dai commissari per regolare i conti post-divorzio, nonché di alternative il bastone e la carota, al fine di raggiungere il migliore compromesso possibile per entrambe le parti.

I conservatori scommettono proprio su questo, ovvero che i sudditi di Sua Maestà percepiscano queste elezioni come un secondo referendum sulla Brexit, affidando loro il voto, in qualità di partito degli interessi nazionali. Si spiegherebbe così la polverizzazione apparente dei consensi per gli indipendentisti dell’Ukip, nonché il tracollo (fino a poche settimane fa) dei labour. (Leggi anche: Brexit seppellisce europeisti, laburisti massacrati alle urne)

Mercati nervosi, sterlina volatile

La Borsa di Londra viaggia sui massimi storici, guadagnando il 3% nell’ultimo mese. La sterlina si mostra, invece, molto più volatile e dopo avere sfondato a maggio la soglia di 1,30 contro il dollaro per la prima volta dalla fine del settembre scorso, adesso si attesta a 1,2873, ma in recupero nelle ultimissime sedute, in coincidenza con i nuovissimi sondaggi più rassicuranti sulla vittoria della May.

(Leggi anche: Sterlina ai massimi da settembre, ecco perché Brexit fa meno paura)

Se il tema del terrorismo riuscirà a dominare i sentimenti dei britannici ai seggi e in quale direzione è tutto da vedere. In teoria, i proclami “law and order” della destra e la sua politica restrittiva sull’immigrazione potrebbero premiare il governo uscente. Nulla, però, è scritto e il nervosismo dei mercati in questi ultimi giorni sembra dimostrarlo.

 

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