Attacco al dollaro, l’Iran si unisce alla Russia nell’asse anti-USA

La Russia ha stipulato con l'Iran un accordo di 20 miliardi di dollari per importare petrolio da Teheran in cambio di cibo e altri beni industriali. Si allarga in Asia il fronte contro l'uso del dollaro nelle transazioni internazionali.

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Le tensioni tra USA e Russia sul caso Ucraina hanno accelerato la creazione di un fronte asiatico contrario agli americani e che punta a sostituire con maggiore rapidità delle previsioni il dollaro come valuta di scambio per le transazioni internazionali.

La guerra delle sanzioni

E’ accaduto che le sanzioni imposte dagli USA contro singole personalità dell’estabilishment russo si sono tradotte in un allentamento dei rapporti anche sul piano finanziario, tanto che i circuiti di pagamento Visa e MasterCard hanno sospeso il servizio a clienti delle banche russe. Ciò ha scatenato le ire del Cremlino, che adesso studia ufficialmente un piano per creare un circuito nazionale e per fare a meno del dollaro per i pagamenti trans-nazionali.

 

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Accordo Russia-Iran

Adesso, giunge la notizia che la Russia e l’Iran hanno raggiunto un accordo per scambiare petrolio in cambio di cibo e altri beni industriali, tra cui metalli. L’intesa varrebbe 20 miliardi di dollari. In sostanza, Mosca comprerebbe da Teheran fino a 500 mila barili di greggio al giorno per un periodo di 2-3 anni. In cambio, fornirebbe all’Iran cibo e altri beni industriali per un controvalore, appunto, di 20 miliardi di dollari, sulla base di un prezzo del petrolio al barile non molto dissimile dalle quotazioni internazionali, anche se un pò più basso.

L’accordo consentirebbe all’Iran di aggirare in parte le sanzioni imposte dall’Occidente contro le sue esportazioni, in seguito alla mancata cooperazione del paese sul fronte delle ricerche sull’uranio per scopi apparentemente militari.

Già nelle scorse settimane era stato raggiunto un asse anche tra la Russia da una parte e Cina e India dall’altra, che vede coinvolto sempre il settore petrolifero, nonché la possibilità di regolare gli scambi in valute locali.

Il ruolo della Cina

Decisivo sarà il ruolo dello yuan. Per quanto in queste ultime settimane, la valuta cinese sembra avere perso un pò di smalto, dopo il raddoppio della banda di oscillazione quotidiana al 2%, bisogna considerare che essa è pur sempre ai massimi da molti anni contro il dollaro. Se nel 2006 ci volevano oltre 8 yuan per un dollaro, oggi siamo a un tasso di cambio di 6,20. 

Ma cosa più importante, la Cina si è trasformata nel più grande importatore di oro al mondo, pur essendo il maggiore produttore del pianeta. Nel solo 2013, Pechino ha comprato dall’estero 1.075 tonnellate di lingotti e avrebbe in programma di acquistarne altre 5.000 tonnellate. Cosa dovrebbe farci con tutto questo oro? Nonostante l’assenza di notizie ufficiali (le riserve ufficiali di oro sono aggiornate al dato del 2009), è evidente che i cinesi vogliano crearsi una base di metallo, tale da supportare lo yuan sui mercati internazionali, a garanzia del suo valore. Una sorta di ritorno al “gold standard system”, ma in salsa asiatica, con la valuta cinese a sostituirsi al dollaro su pezzi importanti dei mercati mondiali.

 

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Non dimentichiamoci, infine, che proprio in questi giorni la Cina ha raggiunto un accordo con la Bundesbank per regolare le transazioni in yuan ed euro e non più in dollari. Un accordo simile è stato siglato anche con il Regno Unito. Si tratta del segnale più evidente che persino nell’Eurozona si stia mettendo in forse il ruolo del dollaro come valuta di riserva mondiale. E sempre il fondo sovrano cinese da 3.660 miliardi di dollari si accinge a buttarsi sul comparto immobiliare europeo, al fine di diversificare le sue riserve.

La crisi ucraina, quindi, ha accelerato un trend sotto traccia da tempo. Le sanzioni americane contro la Russia sembrano aver funto da liberazione per gli istinti anti-petrodollari imperanti in Asia.

 

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