Asta BTP: rendimenti a nuovi minimi storici, ma i dati dell’economia peggiorano

Ancora record per i rendimenti all'asta dei BTp, scesi al minimo storico. Ma i dati dell'economia italiana continuano ad essere disastrosi e mostrano, addirittura, un peggioramento. Quanto durerà questa fase magica della finanza?

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Ancora un assurdo, ancora nuovi record. Oggi, il Tesoro ha concluso la tre giorni di collocamenti dei nostri titoli di stato, raccogliendo complessivamente 18,5 miliardi e segnando rendimenti a nuovi minimi storici in tutte le occasioni. In particolare, nella mattinata odierna sono stati collocati BTp a 10 anni per 4 miliardi di euro, BTp a 5 anni per 2,5 miliardi e CcTeu anch’essi quinquennali per 1,5 miliardi. I primi hanno esitato un rendimento in calo al 2,39% dal precedente 2,60% di luglio, i secondi li hanno visti scendere all’1,10% dall’1,20% dell’asta precedente e i terzi hanno registrato un calo all’1,16%. Sono ottime notizie per il Tesoro, che nemmeno nella previsione più ottimistica dei mesi scorsi avrebbe potuto ipotizzare l’emissione dei bond a rendimenti così infimi, se si pensa che fino alla fine dello scorso anno i decennali venivano emessi in zona 4,5%. Il tracollo dei tassi, però, non è sintomatico di un’economia italiana che sta andando bene, bensì di attese straordinarie degli operatori per un intervento nei prossimi mesi della BCE, che potrebbe emettere liquidità sui mercati in dosi massicce, anche avviando un piano QE in stile Federal Reserve, acquistando titoli di stato e obbligazioni private. Di certo, a settembre e a dicembre di quest’anno si terranno due aste Tltro, con le quali si pomperanno liquidi alle banche e nel frattempo dovrebbe entrare in azione il piano di acquisto dei titoli Abs. Ma sul QE europeo non c’è certezza. La Germania resta contraria.   APPROFONDISCI – Asta Tltro, le prime 4 banche italiane chiederanno 27 miliardi a settembre   Parte di questo calo dei rendimenti è attribuibile, in verità, anche al raffreddamento delle aspettative d’inflazione, visto che i prezzi aumentano sempre meno in Italia, come nel resto dell’Eurozona e in Spagna registrano già variazioni negative (-0,5% annuo ad agosto).

L’economia italiana non merita tassi così bassi

I fondamentali, però, in Italia vanno di male in peggio e altrove le cose non vanno esattamente bene, anche se meglio che da noi. L’Istat ha diffuso oggi dati allarmanti sullo stato della nostra economia, perché nemmeno uno è stato positivo. Le vendite al dettaglio a giugno sono diminuite del 2,6% annuo e rimaste uguali su maggio. E peggiora la fiducia delle imprese manifatturiere, scesa in agosto a 95,7 punti dai 99,1 di luglio, al di sotto dei 99,2 punti delle attese. In pratica, ci si attendeva un lievissimo rialzo, mentre si è registrato un mini-crollo. E la manifattura in Italia rappresenta ancora il 19% del pil, seconda per dimensione alla sola Germania.   APPROFONDISCI – Prosegue la crisi dei consumi, il bonus degli 80 euro non ha effetto   Nell’Eurozona, l’indice di fiducia ad agosto è sceso a 100,6 punti dai 102,1 di luglio, riportando l’indicatore ai livelli del dicembre 2013. Un pò meglio va la situazione nell’intera UE, dove la fiducia è scesa a 104,6 punti dai 105,8 di luglio. La flessione è attribuibile alle attese più negative di consumatori, industria, servizi e commercio. Insomma, di tutti. Ma perché questi dati così pessimi? E’ certo che starebbero influendo negativamente sulla fiducia delle imprese, in particolare, le tensioni geopolitiche, che le spingono a frenare la produzione, sulle attese di minori sbocchi commerciali in economie come la Russia, a causa delle contro-sanzioni di Mosca contro Europa e USA. I consumatori, dal canto loro, restano frustrati dall’occupazione sempre debole e da una ripresa che non si avverte e che, anzi, sembra spegnersi. Nonostante il disastro in cui restiamo incagliati da anni e dal quale non sembriamo capaci di uscire, continuiamo ad emettere titoli di stato a rendimenti in calo di asta in asta. Non è necessario un master in economia per comprendere che questa contraddizione prima o poi sia destinata ad essere spazzata via dalla realtà. QE o meno, “Super Mario” sì o no, non si può immaginare che un’economia stagnante o in recessione e con un debito pubblico in crescita a livelli record possa essere rifinanziata a tassi calanti. Quando la “magia” della BCE verrà meno, la durezza della realtà sarà inesorabile.   APPROFONDISCI – Draghi alimenta la bolla finanziaria e la Germania teme il crac. Quali sono i rischi?        

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