Ecco come l’assegno della pensione è stato tagliato fino al 15% in 10 anni

L'importo dell'assegno per la pensione è stato tagliato a doppia cifra nell'ultimo decennio. Si percepisce un po' di più sopra 70 anni.

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Assegno della pensione tagliato negli anni

Non è da oggi che sentiamo parlare sui media di “taglio delle pensioni”. A primo acchito, sembrerebbe che lo stato stia riducendo l’assegno di chi già percepisce la pensione, ma per fortuna sappiamo che non è mai (stato) così. Ma se vi dicessimo che effettivamente gli importi sono stati ridotti fino al 15% in appena 10 anni?

Per capire di cosa stiamo parlando, dobbiamo spiegarvi come si calcola l’assegno della pensione mensile. Ogni anno, dalla busta paga del lavoratore viene prelevato un certo ammontare di contributi INPS. Questi sono rivalutati annualmente a un tasso d’interesse pari alla crescita media del PIL nominale italiano nel quinquennio precedente. Quando si fa domanda di pensione, il lavoratore avrà nel suo cassetto INPS virtuale un certo montante contributivo, cioè la somma di tutti i contributi versati e rivalutati.

Assegno pensione, il taglio dopo il 2009

Non è finita. A questo punto, si applica al montante un coefficiente di trasformazione, così detto perché trasforma i contributi nell’assegno per la pensione mensile. Più alto è questo coefficiente e più alto l’importo dell’assegno. Il coefficiente sale con l’età anagrafica. Ad esempio, per il triennio 2019-2021, se si va in pensione a 67 anni esso è pari al 5,575%; se si va in pensione a 62 anni, scende al 4,77%. A parità di contributi versati, quindi, percepirei di meno a 62 anni rispetto ai 67. E’ questa la ragione per cui i lavoratori in pensione con quota 100 si sono visti erogare un assegno fino al 14,4% più basso.

Fin qui, forse, nulla di nuovo. Senonché il coefficiente di trasformazione è stato abbassato nel corso dell’ultimo decennio. Fino al 2009, ad esempio, a 67 anni di età si attestava al 6,136%.

Questo significa che su 100.000 euro di montante contributivo, si aveva diritto a una pensione lorda annua di 6.136, anziché di 5.575 euro come oggi. Il taglio è stato di oltre il 9%. Se, invece, oggi si riuscisse ad andare in pensione a 57 anni, il coefficiente scenderebbe al 4,186% contro il 4,72% fino al 2009: -11,3%. Molto peggio, però, va a chi si ritira dal lavoro a 65 anni: 5,22% contro 6,136%. Parliamo di un taglio del 14,9%.

L’abbassamento del coefficiente di trasformazione si deve all’aumento dell’età media in Italia. Poiché si vive più a lungo, bisognerà “spalmare” i contributi versati per un periodo maggiore. Ad un certo punto, però, il raffronto con il periodo pre-2010 diventa favorevole: se il primo assegno della pensione si percepisce a 70 anni di età, il coefficiente sale al 6,215% contro il 6,136%. A 71 anni, si ha il 6,466% contro sempre il 6,136%. In questo caso, il vantaggio odierno supera del 5% gli importi erogati fino al 2009. Ma c’è da dire che nel triennio 2013-2015 si era arrivati al 6,541%, per cui il legislatore ha limato persino l’assegno dei pensionati neo-settantenni.

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