Asse Macron-Merkel conferma che l’Italia rischia un nuovo 2011

Il primo incontro tra Emmanuel Macron e Angela Merkel fa intendere che per l'Italia non è in arrivo una fa di concessioni per i suoi conti pubblici. Tutt'altro. E i mercati finanziari presto ci farebbero tornare al 2011.

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Il primo incontro tra Emmanuel Macron e Angela Merkel fa intendere che per l'Italia non è in arrivo una fa di concessioni per i suoi conti pubblici. Tutt'altro. E i mercati finanziari presto ci farebbero tornare al 2011.

I sorrisi di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy sull’Italia appaiono un ricordo lontano, quasi risalenti a un’altra era, ma tra Germania e Francia sembra essere tornato il connubio dopo il lustro incolore di François Hollande. Ora che all’Eliseo c’è Emmanuel Macron e che a Berlino è saldamente in carica la cancelliera, l’asse franco-tedesco appare rinsaldato, nonostante i primissimi giorni seguenti alla vittoria di Macron alle presidenziali siano stati utilizzati dal governo tedesco per mettere subito in chiaro alcuni paletti.

L’altro ieri, la prima visita ufficiale di Macron all’estero è stata proprio da Frau Merkel, al termine della quale i due hanno rilasciato dichiarazioni alquanto interessanti per comprendere verso quale direzione evolverà la presidenza francese. Il 39-enne capo di stato ha chiarito di non essere mai stato un sostenitore degli eurobond, i quali, spiega, renderebbero meno responsabili alcuni paesi, offrendo vantaggi a quanti non hanno compiuto sforzi (per riformarsi, sottinteso). (Leggi anche: Perché Macron può fare più male che bene all’Italia)

Verso una maggiore convergenza fiscale

Al contempo, serve “denaro fresco” nell’Eurozona, per cui il piano di investimenti della Commissione Juncker da 315 miliardi non appare sufficiente al neo-presidente. Per sapere cosa intenda con l’espressione è sufficiente attendere la spiegazione dello stesso Macron, che ha ribadito lunedì una delle sue proposte-chiave in campagna elettorale: “regole per la convergenza” tra i diversi membri dell’unione monetaria e “riforme strutturali”.

Che cosa significa? Il nuovo inquilino dell’Eliseo punta ad ottenere una revisione dei Trattati, chiarendo che l’argomento non sarebbe più “un tabù della Francia”, come lo era stato fino a pochi giorni fa. D’accordo anche la Merkel, anche se non è stato ventilato alcun dettaglio sull’oggetto della riforma perseguita da entrambi i leader europei. (Leggi anche: Macron e Merkel divisi sull’euro)

Il nodo dei conti pubblici italiani

Macron chiede un ministro unico delle Finanze e un bilancio comune tra i membri dell’Eurozona. Per arrivare a tanto, però, ha rassicurato i tedeschi nel corso della sua prima visita in Germania da presidente, che serviranno “regole di convergenza”, che tradotto dal politichese in un linguaggio pratico, significa più responsabilità sul piano fiscale. In altre parole, quel Fiscal Compact siglato nel 2012 proprio a poche settimane dalla vittoria di Hollande diverrebbe finalmente realtà, almeno per quanti ambiscano a fare parte della cerchia ristretta di paesi più integrati nell’area.

Dentro la Commissione europea, scopriamo da indiscrezioni lanciate ieri dalle agenzie di stampa, che si starebbe consumando un braccio di ferro tra “falchi” e “colombe” sulla manovra per i conti pubblici da imporre all’Italia per l’anno prossimo. Il vice-presidente Valdis Dombrovskis chiede che il deficit venga tagliato dello 0,6% e allo scopo vorrebbe una nuova manovra correttiva da 10 miliardi per il 2018. Il commissario agli Affari monetari, Pierre Moscovici, si batterebbe, invece, per dimezzare la correzione allo 0,3% del pil, in linea con le richieste dello stesso Jean-Claude Juncker, il quale non vorrebbe calcare la mano. (Leggi anche: Macron ai raggi X su economia e prospettive per l’Europa)

Niente più flessibilità con Macron

Si da il caso che Moscovici sia francese, ma socialista. Se dal 2014 ad oggi ha goduto dell’appoggio pieno del governo di Parigi, adesso la musica potrebbe cambiare, per quanto Macron stia cercando di dare vita a un esecutivo bipartisan, o meglio, di superamento delle differenze politiche tradizionali.

Il no agli eurobond e la richiesta di maggiore convergenza finalizzata a irrobustire il piano degli investimenti per l’Eurozona spiegano quanto da noi anticipato subito dopo la vittoria di Macron, ovvero che per ragioni oggettive non sarà probabilmente un amico dell’Italia, contrariamente a quanto sperato da Roma. Nessuna volontà di condivisione dei debiti sovrani, obiettivo a cui sottotraccia ambirebbe l’Italia per scaricarsi di dosso il rischio sovrano, ma semmai richiesta di un plus di responsabilità fiscale a chi volesse fare parte del gruppo di testa nell’unione monetaria. Altro che flessibilità invocata da destra e sinistra in Italia. (Leggi anche: Perché Macron non sarà amico dell’Italia e l’illusione che ci serva pasti gratis)

Il rischio di un nuovo 2011

La Francia non può certo fare la voce grossa in tema di conti pubblici, dovendo ancora tagliare il suo deficit sotto il tetto massimo del 3% del pil. Per questo, è probabile che Macron segnali in questa prima fase della sua presidenza la volontà di risanare il bilancio statale, nella speranza di raccogliere i frutti nell’ultima parte del mandato. E’ evidente che ciò lo spingerà a sostenere le posizioni tedesche sull’austerità, in cambio di un trasferimento di poteri dagli stati nazionali a Bruxelles per le politiche fiscali.

L’Italia con l’asse Merkel-Macron non otterrà più flessibilità, bensì la proposta di un’alternativa secca: risanamento dei conti pubblici per fare parte del gruppo più integrato, oppure retrocedere anche formalmente a un’area di secondo livello, in cambio di maggiori concessioni sui conti pubblici. Niente pasti gratis, come avevamo avvertito, ma un “do ut des”. Se l’Italia insisterà a chiedere nuove dosi di flessibilità per il suo bilancio, i mercati finanziari prenderanno atto del suo progressivo allontanamento dalle economie “core”, specie con l’annuncio dell’avvio della stretta monetaria nei prossimi mesi. L’autunno 2011 non è così lontano come sembra. Non ci saranno sorrisini in conferenza stampa tra Merkel e Macron sul premier Paolo Gentiloni, ma quello fu solo un dettaglio. (Leggi anche: Mercati spazientiti, siamo al remake del 2011)

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