Sulla riforma dell’art.18, Renzi si gioca la carta contro la Troika

Si tiene oggi l'assemblea del PD sulla riforma dell'art.18. L'esito appare scontato in favore del premier-segretario, ma il punto è che i democratici rischiano la scissione e l'Europa non ci concederebbe altre perdite di tempo.

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Il premier Matteo Renzi ha scelto la riforma dell’art.18 dello Statuto dei lavoratori come atto di forza per eliminare il dissenso alla sua sinistra e che arriva dall’interno del suo stesso partito, il PD. Nell’idea del premier, con il “Jobs Act” ci dovrebbe essere un prima e un dopo, consapevole che le attese dei suoi sostenitori dentro e fuori la politica sono ad oggi sono andate deluse. I democratici sono fortemente divisi sulla riforma del mercato del lavoro. Sanno che essa segnerà il punto di non ritorno, qualche che sia l’esito del braccio di ferro. Se a vincere sarà la linea di Renzi, il PD avrà definitivamente perso i suoi connotati di partito della sinistra italiana in difesa dei lavoratori. Almeno, nel senso che è stato dato in questi decenni dalla sinistra stessa all’espressione di “difesa dei lavoratori”. Al contrario, se il premier fosse battuto in Parlamento, sarebbe per lui la Caporetto del governo che presiede. Oggi, si riunisce l’assemblea del PD, composta dai parlamentari del partito, chiamata ad esprimersi sul Jobs Act. I numeri non lasciano spazio a dubbi: Renzi vincerà con almeno il 68% dei voti. Il punto non è questo: riuscirà a trasformare questa vittoria in una riforma approvata da entrambi i rami del Parlamento? Se sì, saranno necessari i voti di Forza Italia?   APPROFONDISCI – Riforma art. 18, hanno vinto Cgil e sinistra. Torna il reintegro per non spaccare il PD   L’ipotesi di scissione del PD aleggia fortemente da qualche giorno nei palazzi della politica, nonostante l’ironico “Matteo, stai sereno” di Pierluigi Bersani. A scuotere il partito c’è la proposta del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, di ricorrere al decreto legge per varare la riforma. Il leader della Cgil, Susanna Camusso, ha già avvertito che questa ipotesi porterebbe allo sciopero generale. E anche il segretario della Fiom, Maurizio Landini, l’ala dei metalmeccanici della Cgil e in rotta di collisione da mesi con la Camusso, ha minacciato la protesta di massa dei lavoratori contro la riforma dell’art.18. Siamo al giro di boa: o Renzi passa dalle chiacchiere ai fatti o il suo governo perderà qualsivoglia fiducia residua in Italia e all’estero. Intervenendo alla trasmissione di Fabio Fazio, il premier ha promesso ieri che “saranno cancellati i co.co.pro. e tutte le forme di precariato”. Sa che le sue parole sono state pesanti, perché sul tema del lavoro e in tempi di crisi non si scherza. Al contempo, l’Europa ci guarda con aria mista a speranza e scetticismo. Se la riforma passerà, sarà la prima a prevalere e il governo italiano potrebbe ritrovare a Bruxelles quella credibilità in parte perduta in questi mesi. Se si arriverà a una soluzione pasticciata o a un ennesimo rinvio, l’ombra della Troika (UE, BCE e FMI) che commissari il nostro paese si farebbe più lunga e buia.   APPROFONDISCI – Renzi rischia di cadere sull’articolo 18. Ecco gli scenari per l’Italia da qui a fine anno  

Sarà crisi di governo?

Il panorama politico, però, potrebbe offrire spunti più complessi.

Se il sì alla riforma arriverà con i voti determinanti di Forza Italia, Renzi potrebbe essere costretto ad aprire formalmente una crisi di governo, sottoponendosi a uno dei vecchi riti della politica di cui vorrebbe fare a meno. Quel che più rileva è che dovrebbe, a quel punto, aprire formalmente all’ex premier Silvio Berlusconi, un fatto indigesto e indigeribile per gran parte del PD. L’Italia non ha tempo da perdere; il calendario delle riforme sarebbe fitto e difficilmente si potrebbe andare avanti con un clima così intorpidito all’interno del più grande partito italiano e principale azionista del governo.
L’Europa non ci concederebbe altre dilazioni, avendo già chiuso un occhio sul miglioramento mancato dei nostri conti pubblici. Tuttavia, è tardi per tirarsi indietro. Ormai, sull’art.18 si è scatenata una battaglia in seno alla sinistra, che porterà necessariamente ad avere vincitori e vinti. E c’è tutta la sensazione che questi ultimi non la prenderanno affatto con filosofia.   APPROFONDISCI – Il governo Renzi rinvia il pareggio di bilancio al 2017. Ecco i tre anni di fallimenti politici    

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