Arrivano in vaccini contro il Covid, ma il tasso dei contagi torna a salire. Terza ondata dopo le feste?

Negativo il dato sul tasso di positività negli ultimi giorni. Nell'insieme, vediamo se esiste il rischio di una terza ondata dei contagi.

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Vicini a una terza ondata in Italia?

Sono arrivati in pompa magna le quasi 10 mila dosi di vaccino Pfizer-BioNTech contro il Covid in Italia. Ieri, è stato il “Vax Day”, la giornata di debutto della campagna di vaccinazione in tutta l’Unione Europea, ad eccezione dell’Ungheria, che ha anticipato i tempi di 24 ore. Da oggi, al nostro Paese verranno consegnate 470 mila dosi ogni settimana. Si stima che entro la fine del primo trimestre, dovremmo avere a disposizione 8,5 milioni di dosi. Non siamo alla fine di un incubo, ma almeno iniziamo a intravedere uno sbocco alla crisi sanitaria peggiore dell’ultimo secolo nel mondo avanzato.

Tuttavia, la gioia e la speranza di queste ore fanno un po’ a pugni con alcuni dati pubblicati negli ultimi giorni. Ieri, il numero dei nuovi positivi è sceso a 8.913, il più basso da metà ottobre, ma a fronte di appena meno di 60 mila tamponi. Il tasso di positività, quindi, si è impennato a poco meno del 15%, risultando il più elevato da un mese a questa parte. Considerate che l’apice di questa seconda ondata venne raggiunto alla metà di novembre, quando sfiorò il 18%. Per fortuna, però, pur in aumento rispetto al giorno prima, il numero dei morti si è tenuto poco sopra le 300 unità, decisamente sotto l’apice dei quasi 1.000 raggiunto a inizio mese. Stabili i ricoveri in terapia intensiva a 2.580 unità, anche in questo caso in crollo verticale rispetto a un mese fa, quando raggiunsero quota 3.848. Lo stesso dicasi per i ricoveri, precipitati di circa un terzo in un mese a 23.571.

Infine, il famoso indice Rt, quello che segnala il tasso di diffusione dei contagi. Risulta sopra 1 in Lazio, Lombardia, Molise, Veneto e provincia di Trento. Nel resto d’Italia, sta sotto. Sopra 1, il Covid tende a diffondersi con sempre maggiore velocità, mentre sotto 1 il virus tende ad auto-“spegnersi”. Cosa significa, però, quel boom di positività da sotto il 10% a quasi il 15% in pochissimi giorni? Le feste di Natale avrebbero già iniziato a segnalare una possibile terza ondata dei contagi per gennaio? La situazione sembra alquanto diversa, almeno per il momento.

A metà dicembre, prima che gli italiani si spostassero dentro i confini nazionali per trascorrere le feste in famiglia, i tamponi giornalieri sfioravano le 200 mila unità. Negli ultimi giorni, sono scesi a meno di un terzo. Questo significa che a farsi il tampone sono stati perlopiù coloro che accusavano i sintomi, mentre gli asintomatici hanno evitato di sottoporsi al test nelle giornate festive.

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Rischio terza ondata esiste?

In un certo senso, i tamponi si stanno restringendo a una platea già in partenza più a rischio, mentre fino a prima delle feste si erano sottoposti al test anche coloro che volevano semplicemente togliersi il dubbio, essendo in procinto di tornare dai parenti.

Un falso allarme, insomma. Detto questo, non possiamo commettere l’errore opposto di sottovalutare i rischi per le prossime settimane. Ad essere obiettivi, gli italiani stanno rispettando con molta disciplina, da nord a sud, le restrizioni imposte dal governo con l’ultimo Dpcm. Nei giorni “rossi”, di auto in giro per le città se ne sono viste pochissime e non ci sono state tavolate in casa. Ad ogni modo, la mobilità prima di Natale è aumentata necessariamente per via dei rientri e del raggiungimento delle seconde case.

Il vero problema, tuttavia, non sarebbe questo, quanto la temuta riapertura delle scuole, che non a caso dopo l’Epifania resta in dubbio. A ottobre, a pochi giorni dall’ingresso di alunni e studenti in classe, partì la seconda ondata, sebbene i media e il governo abbiano per settimane, se non per mesi, taciuto sul nesso e colpevolizzato gli italiani per le eccessive libertà prese in estate. Questa volta, forse è lo stesso esecutivo a non voler ripetere l’errore, anche se l’ipotesi di mantenere la didattica a distanza rischia di rivelarsi impraticabile per l’impossibilità dei genitori di lasciare a casa i figli più piccoli, dovendosi recare al lavoro.

L’entusiasmo per il vaccino ci sta tutto, dopo dieci mesi di paura e frustrazione, ma prima del prossimo autunno non ci sarà una porzione sufficientemente elevata della popolazione italiana ad essere stata raggiunta dalle vaccinazioni. E per allora, rischiamo di attraversare una terza e forse persino quarta ondata.

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