'Argentina, ultimo tentativo per evitare il default. La presidenta pensa al trucco

Argentina, ultimo tentativo per evitare il default. La presidenta pensa al trucco

A 24 ore dal secondo possibile default in meno di 13 anni, l'Argentina ha a disposizione l'ultima carta per giungere a un accordo. Ma la presidenta avrebbe in mente il trucco già ipotizzato mesi fa per aggirare la giustizia americana.

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Manca un giorno alla data ultimativa per trovare un accordo, volto ad evitare che l’Argentina sprofondi nel secondo default in meno di 13 anni. Domani, infatti, scade il periodo di grazia di 30 giorni, scattato lo scorso 30 giugno, quando il governo di Buenos Aires non ha potuto pagare 539 milioni di dollari agli obbligazionisti del bond 2033, a causa del divieto imposto dalla giustizia USA. Alle 11 di questa mattina, ora locale, le parti torneranno a incontrarsi a New York, sotto la mediazione di Daniel Pollack. Il giudice americano Thomas Griesa ha vietato all’Argentina di pagare i creditori ristrutturati, se non farà lo stesso con quelli che non hanno accettato i termini della ristrutturazione del debito sovrano del 2005 e del 2010, usciti vincitori dalla sua sentenza, convalidata dalla Corte Suprema. Ma il disastro sta nel fatto che se l’Argentina pagasse i fondi dissenzienti al 100% del valore nominale dei titoli in loro possesso, i creditori ristrutturati avrebbero diritto di chiedere anch’essi il pagamento integrale dei bond, i quali saranno loro rimborsati al 33% del valore nominale. Ciò, in forza della clausola RUFO (“Rights Upon Future Offer”), che assegna loro il diritto di chiedere un trattamento più favorevole eventualmente accordato ad altre categorie di creditori fino alla fine del 2014, il che costerebbe all’Argentina circa 120 miliardi.   APPROFONDISCI – L’Argentina tratta per evitare il default, ma ha già trovato il trucco  

Bond sotto la legge argentina?

Poiché i fondi non avrebbero intenzione di aspettare fino all’inizio dell’anno prossimo, temendo che Buenos Aires non rispetti gli impegni assunti, la presidenta Cristina Fernandez de Kirchner starebbe pensando a una soluzione alternativa, la quale, però, non eviterebbe del tutto il default delle prossime ore. In sostanza, per aggirare la decisione del giudice americano, i bond emessi sotto la giurisdizione USA potrebbero essere convertiti su base volontaria dai possessori in titoli ricadenti sotto la legge argentina. In questo modo, la sentenza non sarebbe operativa e il governo potrebbe continuare a pagare i creditori, anche senza fare lo stesso con quelli non ristrutturati. La mossa rappresenterebbe una sconfitta per i fondi dissenzienti, ma aprirebbe la strada per un isolamento finanziario totale di Buenos Aires, che ancora una volta si sottrarrebbe ai suoi impegni. Il paese sarebbe tagliato fuori dai mercati, il costo di rifinanziamento del suo debito esploderebbe e in assenza di aiuti esterni, sarebbe costretto ugualmente a un nuovo default rovinosissimo. Che la sfiducia sia altissima tra gli investitori lo dimostra il fatto che il costo per assicurare i bond argentini dal rischio default a un anno è il più alto al mondo, quattro volte superiore a quello dell’Ucraina, che certo non se la passa proprio bene e che si attesta al secondo posto nel mondo per onere. Al contrario, i rendimenti del bond 2033 sono saliti al 10,77%, un livello non certamente così drammatico, ma proprio sulla scia delle indiscrezioni per cui l’Argentina darebbe vita al trucco per continuare a pagare i creditori ristrutturati. Nel frattempo, un gruppo di creditori, con in mano bond argentini per 7 miliardi di dollari, ha scritto ai legali dello stato argentino e al mediatore Daniel Pollack, dichiarando la loro volontà di rinunciare alla clausola RUFO.   APPROFONDISCI – L’Argentina a 2 giorni dal default. Ecco le conseguenze per l’economia sudamericana

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