Argentina senza speranza, mercati nel panico ieri: borsa a -38% e cambio a -17%

Mercati nel panico in Argentina, dove la borsa ha chiuso a -38% e il cambio tra peso e dollaro è crollato di un altro 17%. E' stata la reazione alla sconfitta larga del presidente Macri alle primarie di domenica.

di , pubblicato il
Mercati nel panico in Argentina, dove la borsa ha chiuso a -38% e il cambio tra peso e dollaro è crollato di un altro 17%. E' stata la reazione alla sconfitta larga del presidente Macri alle primarie di domenica.

Lunedì nerissimo per l’Argentina quello di ieri, che ha quasi sfiorato il record negativo dello Sri Lanka nel 1989, quando secondo l’agenzia Bloomberg, la piazza asiatica perse il 60% in una sola seduta del mese di giugno. L’indice Merval di punti ieri è arrivato a perderne ben 45 e alla fine ha concluso le contrattazioni con un allarmante -38%.

Questo è accaduto dopo che il presidente Mauricio Macri ha straperso le elezioni primarie di domenica, stracciato con 15 punti di vantaggio dal rivale Alberto Fernandez, a capo di una coalizione peronista e che corre per la presidenza in ottobre in tandem con l’ex capo dello stato Cristina Fernandez de Kirchner.

Il panico tra gli investitori non ha risparmiato nemmeno il cambio, con il peso ad essere collassato contro il dollaro del 17%, chiudendo a 53. Di fatto è stato oltrepassato il limite massimo per la banda di oscillazione, concordato lo scorso anno con il Fondo Monetario Internazionale e che è pari a 51,45. In teoria, la banca centrale di Buenos Aires avrebbe adesso mandato di intervenire per sostenere il cambio.

Le ragioni di questa tempesta finanziaria furiosa ai danni dell’Argentina sono note: la breve stagione delle riforme di Macri sta per giungere a termine. Tra un paio di mesi, salvo improbabili miracoli, torneranno al potere i peronisti, gli stessi che hanno devastato l’economia emergente sudamericana dopo il default di fine 2001 con una politica anti-mercato e di isolamento dal contesto internazionale. Saranno favoriti, come già domenica scorsa, dalla crisi in cui è sprofondata nuovamente il paese, tra inflazione al 55%, tasso di povertà al 35%, recessione e dolorose conseguenze del pur giustissimo taglio dei sussidi elargiti a piene mani alla popolazione nell’era Kirchner e che nel 2018 pesavano ancora a bilancio per il 5% del pil, destinati alla fine di quest’anno a contrarsi all’1,6%.

L’Argentina torna al passato, lo spettro dell’era Kirchner affossa i pesos

Aiuti FMI inutili

Lo scorso anno, dopo che i mercati avevano già bocciato la timidezza del governo sulle riforme, Buenos Aires aveva ottenuto aiuti per 57 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale, il pacchetto più grande sinora stanziato dall’istituto.

E’ stato il 22-esimo programma di assistenza in favore dell’Argentina dal 1956. In cambio, ha dovuto promettere la solita ristrutturazione dell’economia, puntando a un avanzo primario di bilancio all’1% del pil nel 2020, a sopprimere i controlli sui capitali, a eliminare le imposte sulle esportazioni e a combattere l’alta inflazione. Queste ricette, che avrebbero dovuto essere applicate autonomamente da Macri sin dal suo ingresso a Casa Rosada nel dicembre 2015, sono state introdotte con estrema lentezza, esitando un disastro per la scarsa credibilità che hanno raccolto sui mercati.

La probabilissima vittoria di Fernandez a ottobre/novembre implicherebbe, stando al programma del candidato, taglio dei tassi d’interesse per stimolare l’economia, ripristino dei sussidi più popolari (e costosi), come quelli per le bollette della luce e i trasporti, imposizioni di nuovi controlli sui capitali e, chiaramente, nessuna austerità fiscale. Inoltre, verrebbero rinegoziati sia gli aiuti con l’FMI, sia l’accordo commerciale siglato con l’Unione Europea e che i peronisti ritengono che danneggi l’industria nazionale. Da un fallimento a un ennesimo incubo. L’Argentina non sembra avere alcuna via d’uscita dalla crisi eterna in cui sembra essere precipitata da decenni per la sua pessima classe politica.

In Argentina rendimenti stellari sui titoli a breve e Macri si appella alla Fernandez

[email protected] 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , ,
>