Argentina nella morsa dell’inflazione: svalutazione inevitabile?

Torna l'incubo default. Gli argentini sono in fuga dal peso e cercano dollari per proteggersi dall'inflazione, ma la presidenta ha imposto il divieto di cambio

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Torna l'incubo default. Gli argentini sono in fuga dal peso e cercano dollari per proteggersi dall'inflazione, ma la presidenta ha imposto il divieto di cambio

Torna lo spettro del default in Argentina, dove per la prima volta dal primo fallimento di fine 2001, le casse dello stato registreranno quest’anno un deficit primario, cioè le spese dello stato supereranno le entrate e a questo buco fiscale bisogna ancora aggiungere la spesa per interessi sul debito.  

Inflazione Argentina: ritornano i vecchi spettri

Il governo di Buenos Aires è passato alle misure estreme, dopo che da mesi gli argentini cercano disperatamente di proteggersi dall’inflazione galoppante, cambiando pesos in dollari. Secondo l’INDEC, l’istituto statistico ufficiale, l’inflazione nel 2012 sarebbe stata del 9%, ma alcuni istituti indipendenti ritengono che sia al di sopra del 25%. Tanto che qualche mese fa il Fondo Monetario ha minacciato l’Argentina di espellerla dall’istituto, qualora non procederà entro settembre ad adeguare le rilevazioni agli standard internazionali (i prezzi vengono rilevati solo nella capitale) (Il caso Argentina: incubo default e economia in frenata). La corsa al dollaro ha indotto la presidenta Cristina Kirchner ad adottare una misura estrema e molto controversa: il divieto di cambiare pesos nella valuta americana. Al contempo, l’uso delle carte di credito è scoraggiato dall’aumento delle commissioni dal 15 al 20%, mentre il cambio a tale fine viene innalzato da quello ufficiale di 5,05 a 6,1. Al mercato nero del cambio, un peso viene ormai scambiato a 8,5 contro un dollaro USA, ma la gente accorre lo stesso, perché possedere dollari può portare ad avere un potere d’acquisto fino al 60% superiore di chi possiede solo pesos. Parliamo di persone che necessitano di valuta straniera solo per acquistare generi alimentari e pagare le bollette.  

Crisi Argentina: Buenos Aires alla fine dovrà svalutare?

Non c’è dubbio che il divieto di cambio porterà solo all’esplosione delle “cuevas”, del mercato nero. Ma il Paese sarà costretto quasi certamente a svalutare, perché le riserve in dollari ammontano a soli 41 miliardi, circa la metà delle obbligazioni estere argentine. Non stiamo prendendo nemmeno in considerazione l’ipotesi che Buenos Aires sia costretta a pagare gli interessi sul debito degli obbligazionisti che si sono rifiutati di accettare le condizioni del default del 2001 e che hanno fatto ricorso al tribunale di New York. In quel caso, sarebbe il tonfo dei conti pubblici. A marzo, il debito in dollari degli argentini con carte di credito è esploso alla cifra record di 494 milioni, una modalità per raggirare l’inflazione e la perdita di valore d’acquisto del peso. Complessivamente, tutte le riserve valutarie saranno insufficienti a fronteggiare le esposizioni in valuta estera dell’Argentina dei prossimi cinque anni, essendo pari al 70%. Da qui, la banca centrale argentina sta stampando moneta a mani basse, nel tentativo di ripagare i debiti e di non soccombere a livello fiscale, ma con ciò alimentando l’inflazione e la conseguente svalutazione reale dei pesos. Evidente che ne risentirà anche il costo per il rifinanziamento del debito pubblico, sia per l’accresciuto timore di un secondo default, sia anche per l’inflazione. Un circolo vizioso che porterà Buenos Aires dritta al collasso e che potrebbe indurre la presidenta a presentarsi col cappello in mano dall’odiata Christine Lagarde, a capo dell’FMI, per chiedere aiuto. Sempre che le verrà concesso.

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Argomenti: Altre economie, default Argentina