Argentina nel caos, la Kirchner prova a imbrigliare l’inflazione

Scontro aperto tra l'Fmi e l'Argentina: Cristina Kirchner impone un accordo per calmierare i prezzi

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Scontro aperto tra l'Fmi e l'Argentina: Cristina Kirchner impone un accordo per calmierare i prezzi

L’Argentina è in crisi, ma i dati ufficiali non lo dicono. E’ scontro aperto tra il Fondo Monetario Internazionale di Christine Lagarde e il presidente Cristina Fernandez de Kirchner, dopo che l’istituto ha intimato a Buenos Aires di adeguare gli standard statistici su Pil e inflazione a quelli internazionali entro settembre, salvo l’espulsione dall’organismo. La reazione della “presidenta” è stata durissima: 28 tweet in mezz’ora, domenica scorsa, per dichiarare la sua personale guerra all’FMI, reo di trattare a pesci in faccia il suo Paese, perché si sarebbe affrancato dal debito estero e dallo stesso organismo internazionale.  

Inflazione Argentina: prezzi bloccati nei supermercati della Gdo

Sarà un caso, ma a poche ore dall’aut-aut di Washington, il governo argentino ha raggiunto un accordo per calmierare i prezzi per due mesi. L’intesa è stata siglata con alcuni colossi della distribuzione alimentare, come Walmart, Carrefour, Coto, Jumbo, Disco e altri. Prezzi fermi, dunque, fino alla fine di marzo per il 70% dei supermarket argentini. Con la possibilità per i consumatori di denunciare eventuali violazioni dell’accordo. Nessuno crede che questo porterà a un qualche beneficio, semmai qualcuno ipotizza un calmieramento dei prezzi per un paio di mesi al massimo. Realisticamente, invece, i supermercati si saranno già attrezzati per aggirare il patto e ci si attende che gli scaffali saranno riforniti con estrema lentezza, al fine di rimandare le vendite per dopo marzo. Tuttavia, il segnale è devastante per la credibilità della Kirchner. Non solo la misura dimostra come il suo governo non sia in grado di affrontare con provvedimenti idonei la questione dell’inflazione, ma evidenzia anche come avesse ragione il FMI a non credere a quel tasso d’inflazione del 9,8%, ufficialmente pubblicato da Indec per il 2012.  

La guerra della cifre tra le due Cristine

Perché l’Argentina non possiede nemmeno un sistema di rilevazione nazionale dei prezzi, limitato alla sola area della capitale. E diversi istituti privati indipendenti sostengono che il tasso reale dell’inflazione sia stato sopra al 25% lo scorso anno e si attesterà al 30% quest’anno. Una smentita dei dati ufficiali arriva anche dall’annuncio dello stesso governo per cui le richieste dei salari pubblici saranno limitate al 20% per il 2013, ossia a più del doppio di quanto comunicato dall’esecutivo per l’esercizio trascorso.  

Economia Argentina: troppe favole da Buenos Aires?inflazione argentina

Ma i dati truccati sono solo la punta dell’iceberg di uno stato, che pensava di averla fatta franca ristrutturando il debito per due volte (2005 e 2010), dopo anni di pressanti richieste degli obbligazionisti e dello stesso FMI. La presidenta aveva raccontato al mondo la favola di un’economia che si era del tutto ripresa dal default del 2001 e che viaggiava in pieno boom, quasi a indicare la stessa via per l’Eurozona in crisi. Tuttavia, l’apparente crescita dello stato sudamericano è stata trainata sia da una propaganda populista e anti-capitalista, che ha cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto, sia da politiche di corto respiro e per nulla ortodosse. Si è andati dai limiti alle importazioni, a una politica monetaria abbondantemente accomodante, passando per la nazionalizzazione delle imprese pubbliche privatizzate nel corso degli anni Novanta, compresa la spagnola Repsol, espropriata senza indennizzo. Un mix di demagogia e nazionalismo, che stanno spingendo molti investitori stranieri a valutare l’opportunità di puntare su Buenos Aires, capofila in Sud America di una lotta anti-occidentale dai tratti poco rassicuranti. E’ probabile che l’espulsione dall’FMI non avverrà, che alla fine il governo introduca un qualche miglioramento qualitativo dei suoi dati e che la contesa si attutisca. Ma resta sullo sfondo l’ipotesi di una crisi ben più profonda, con i primi segnali di malcontento montante verso la Kirchner, che nel tentativo di scatenare guerre agli USA, Europa e FMI, potrebbe fare la fine della giunta militare del 1982. Persa la guerra delle Falkands contro la Lady di Ferro, il regime crollò.  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Altre economie