'Argentina, la rivoluzione di Macri corre: da gennaio colloqui per cessare il default

Argentina, la rivoluzione di Macri corre: da gennaio colloqui per cessare il default

In Argentina è cambio di passo veloce per l'economia e la politica estera sotto il nuovo presidente Mauricio Macri. Annunciate nuove riforme.

di , pubblicato il
In Argentina è cambio di passo veloce per l'economia e la politica estera sotto il nuovo presidente Mauricio Macri. Annunciate nuove riforme.

I primi giorni alla presidenza per Mauricio Macri si stanno dimostrando più intensi delle già elevate attese. Appena 5 giorni fa è stata posta la fine del cambio fisso e il peso è stato lasciato libero di oscillare; una decisione obbligatoria per il rilancio dell’economia argentina, che soffre di riserve valutarie in calo, nonostante i controlli sui capitali introdotti negli anni passati, di alta inflazione, stagnazione del pil e della presenza di un mercato nero del cambio, dove il cosiddetto “dolar blue” era fino alla scorsa settimana del 40% più alto del tasso ufficiale. Alla chiusura di ieri, invece, la distanza tra i 2 cambi si era ridotta ad appena il 6,1%, visto che sul mercato ufficiale il rapporto tra dollaro e peso è schizzato a 13,10, attestandosi, pur con ampie oscillazioni, a un livello ben più basso delle attese, segno forse che la temuta corsa ai dollari non ci sarebbe stata e che gli argentini nutrano maggiore fiducia nella gestione dell’economia da parte del nuovo governo di fede liberale.

Dopo svalutazione peso arriva lo stop a dazi su export

Le riforme non si sono fermate qui. Ieri, l’esecutivo ha annunciato anche la soppressione dell’imposta del 5% sulle esportazioni dei beni industriali, anch’essa un’eredita dell’era Kirchner, notando come in volumi, esse siano diminuite del 15% lo scorso anno e del 20% nell’anno in corso. L’obiettivo dell’eliminazione del dazio è di creare occupazione in settori ad alto valore aggiunto e di porre fine a una delle tante distorsioni provocate dalle politiche errate di questi anni. Certo, un effetto collaterale della svalutazione del peso ci sarebbe già. Secondo il Centro di Ricerca Finanziaria della Scuola di Economia dell’Università Torcuato Di Tella, a dicembre le aspettative d’inflazione per i prossimi 12 mesi di sarebbero surriscaldate dell’8,3% rispetto alla rilevazione effettuata nel mese di novembre, attestandosi al 30,5%.

       

Default Argentina, colloqui con fondi ripartono a gennaio

L’impatto è inevitabile, ma alla lunga dovrebbe essere più che compensato dagli effetti positivi dell’aggiustamento nel processo di formazione dei prezzi, che dovrebbero avvantaggiarsi di una presumibile ripresa della produzione, intaccata da politiche ostili al mercato in era Kirchner. E il mediatore ufficiale nella disputa tra l’Argentina e i fondi “avvoltoi”, Daniel Pollack, ha confermato che il governo di Buenos Aires tornerà a trattare con i creditori dalla seconda metà di gennaio, con l’obiettivo di porre fine al default – il secondo dal 2002 – scattato formalmente dalla fine del luglio 2014, a causa della sentenza del giudice di New York, Thomas Griesa, che ha inibito i pagamenti ai creditori ristrutturati, se non saranno prima soddisfatti quelli ricorrenti non ristrutturati. Anche in questo caso si tratta di una netta cesura con il passato recentissimo, dato che il governo della presidenta Cristina Fernandez de Kirchner aveva anche solo rifiutato di intavolare un negoziato con i fondi “holdouts”.

Svolta anche sul Mercosur

Infine, lunedì Macri ha partecipato nel Paraguay al vertice del Mercosur, l’area di libero scambio dell’America Latina. Dal consesso internazionale, il presidente argentino ha chiesto l’espulsione del Venezuela dal club per le ripetute violazioni dei diritti umani, facendo appello a a Caracas, affinché siano liberati tutti i prigionieri detenuti nelle carceri per ragioni politiche. Alla sua vittoria a novembre, Macri aveva festeggiato, tra l’altro, facendosi fotografare con la moglie di Leopoldo Lopez, uno degli oppositori del presidente venezuelano Nicolas Maduro, in carcere da un anno e mezzo.        

Verso negoziato con la UE?

La richiesta dell’espulsione non è stata accolta dagli altri membri, se non altro perché il governo di Caracas ha accettato l’esito delle libere elezioni di inizio dicembre, che ha visto trionfare le opposizioni, le quali hanno conquistato 112 seggi su 167.

Tuttavia, il cambio di passo impresso da Macri è evidente anche in politica estera: dinnanzi a una vacillante Dilma Rousseff, a seguito della gravissima crisi politica che la sta travolgendo giorno dopo giorno, l’unica vera leadership forte del Mercosur potrebbe restare quella dell’argentino, sul quale si concentrano adesso le speranze sull’intavolatura di un negoziato con la UE per aprire i commerci tra Sud America ed Europa. Sino ad oggi, proprio l’Argentina della presidenta era stata la più agguerrita contraria a ogni ipotesi di libero scambio con la UE. Insomma, davvero non ci si poteva attendere un cambio di passo più repentino di quello, anche lessicale, che la nuova presidenza argentina sta imprimendo al paese e non solo ad esso.    

Argomenti: , ,