Argentina, forti proteste contro la Kirchner

La presidenta vorrebbe imporre maggiori controlli ai tribunali per evitare i ricorsi privati contro lo stato. Oltre un milione di argentini in piazza mentre la situazione economica del paese sudamericano resta sempre precaria

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La presidenta vorrebbe imporre maggiori controlli ai tribunali per evitare i ricorsi privati contro lo stato. Oltre un milione di argentini in piazza mentre la situazione economica del paese sudamericano resta sempre precaria

Centinaia di migliaia di persone hanno sfilato ieri nelle strade della capitale dell’Argentina, convogliando a Plaza de Mayo, nell’ambito delle protese contro la proposta di legge inviata dalla presidenta Cristina Fernandez de Kirchner al Congresso, che prevede maggiori controlli del governo sul sistema giudiziario, impedendo ai giudici la possibilità di accettare ricorsi dei cittadini privati contro lo stato, se non nei casi di presumibile attentato alla salute e alla vita. In sostanza, se la legge passasse, molti cittadini privati e aziende rimarrebbero senza tutele in caso di esproprio o di nazionalizzazione dei propri beni. E proprio il timore che Buenos Aires possa dare vita a una feroce restrizione delle libertà in economia, portando a una compressione del diritto di proprietà, ha spinto ieri migliaia di persone in piazza, dopo un tam-tam sui social network trasversale alle forze politiche, partito sia da politici del centro-destra, per coinvolgere anche peronisti e sinistra. Tutti a gridare la loro protesta contro la presidenta, che attenterebbe ai diritti umani e individuali. La proposta potrebbe avere effetti molto negativi sugli investimenti, in particolare, stranieri, perché allontanerebbe molte possibilità di business e potrebbe spingere compagnie straniere già presenti nel Paese a fare le valigie, temendo nazionalizzazioni ed espropri forzati, come accaduto lo scorso anno con la compagnia petrolifera YPF, controllata dalla spagnola Repsol. E la proposta di legge arriva solo quattro mesi dopo che il governo non è stato in grado di imporre al maggiore gruppo mediatico argentino, Grupo Clarin SA, la cessione degli asset eccedenti i limiti fissati da una legge del 2009.  

Crisi Argentina: la risposta del governo è l’ultra-statalismo

La svolta ultra-statalista della Kirchner sembra l’ultimo tentativo disperato di fare fronte a una situazione economica disastrosa. Malgrado il governo abbia propagandato in patria e all’estero un presunto boom economico, che in parte si è realizzato nei fatti, tuttavia, la crescita è stata determinata da politiche fiscali e monetarie molto espansive, con il risultato che oggi l’inflazione galoppa al ritmo del 25-30% all’anno e il peso si svaluta costantemente contro il dollaro, falcidiando il potere d’acquisto degli stipendi (Argentina nella morsa dell’inflazione: svalutazione inevitabile?). Da leader politico molto popolare e non solo in Argentina, negli ultimi mesi la Kirchner è oggetto di numerose proteste sociali e il suo gradimento è stato sostituito presto con un forte malcontento. La via d’uscita individuata dalla Kirchner per combattere la crisi sembra essere il ferreo controllo dell’economia, come dimostrano le ultime misure che vietano il cambio tra peso e dollaro e l’aumento delle commissioni al 20% sulle transazioni con carta di credito. Ma non passerà molto tempo, si vocifera, prima che Buenos Aires dovrà chiedere aiuto al Fondo Monetario Internazionale.

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