'Argentina, due settimane al default e ancora niente accordo con i creditori

Argentina, due settimane al default e ancora niente accordo con i creditori

Mancano due settimane al default per l'Argentina, anche se le parti potrebbero essere vicine a un accordo.

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Il prossimo 30 luglio scatterà il default in Argentina, se il paese non riuscirà a trovare un accordo con i fondi dissenzienti, usciti vincitori dalla sentenza del giudice americano Thomas Griesa, confermata dalla Corte Suprema. Buenos Aires non è stata in grado di onorare una scadenza di pagamento, lo scorso 30 giugno, relativa a una cedola sui bond ristrutturati. Da quel giorno sono scattati i 30 giorni del periodo di grazia, finiti i quali si darebbe formalmente vita a un default. L’Argentina,  in ossequio alla sentenza negli USA, non può pagare i creditori ristrutturati, se non farà la stessa cosa con i creditori dissenzienti. Le parti stanno trattando con la mediazione del legale Daniel Pollack, incaricato da Griesa per trovare una soluzione. Ma l’ultimo incontro di venerdì non sarebbe stato fruttuoso. Dal governo sono state rilasciate dichiarazioni, che spiegano che è stato fatto presente ai fondi e al mediatore sulle conseguenze negative che avrebbe l’esecuzione della sentenza, a causa della clausola RUFO, quella apposta ai titoli ristrutturati, che impone a Buenos Aires di garantire agli obbligazionisti le stesse condizioni più favorevoli eventualmente concesse agli altri creditori, che non hanno accettato i termini della ristrutturazione del 2005 e del 2010. Il governo ha fatto presente che il solo costo relativo alle rivendicazioni di tutti i creditori non ristrutturati potrebbe ammontare a oltre 15 miliardi di dollari. Dal canto loro, i fondi si mostrano pessimisti sull’atteggiamento dell’Argentina, con fonti vicine a Nml che hanno dichiarato che lo stato sudamericano continuerebbe a rifiutarsi di trattare. E anche il rappresentante di Elliot, Jay Newman, ha dichiarato che non si registrerebbe alcuna seria intenzione da parte del governo argentino di trovare un accordo. Tanto pessimismo ostentato potrebbe rientrare nella strategia dei fondi per mettere pressione all’Argentina. Nei fatti, si parla di un possibile accordo, che consisterebbe nel pagamento a gennaio 2015 di 1,65 miliardi ai fondi dissenzienti, ossia gli 1,35 miliardi sentenziati da Griesa più gli interessi. In questo modo, la clausola RUFO, in scadenza al 31 dicembre di quest’anno, non sarebbe più valida e nessun creditore ristrutturato potrebbe più avanzare pretese. Al contrario, potrebbero farlo gli altri creditori ristrutturati, con in mano complessivamente 6,6 miliardi di bond argentini, ai quali vanno sommati gli interessi dal 2001, per un totale di oltre 15 miliardi. Una soluzione alternativa potrebbe consistere nel pagamento entro il 30 luglio del 30% degli 1,35 miliardi, ossia la stessa percentuale riconosciuta anche ai creditori ristrutturati. Il saldo verrebbe pagato a inizio 2015. Lo spettro del default, insomma, non sembra così realistico, nonostante un crescendo di dichiarazioni apparentemente terrificanti sul caso, ma che sono frutto della volontà di ciascuna parte di tirare la corda in proprio favore.   APPROFONDISCI – Argentina: -28 giorni al default. Ecco cosa rischia l’economia del paese    

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