Arabia Saudita ora anche padrona dell’energia solare? Ecco il progetto nel deserto

Nel futuro del regno saudita c'è spazio sempre più per le energie alternative al petrolio. Svelato un piano che punta a potenziare l'attuale capacità solare mondiale del 50%.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nel futuro del regno saudita c'è spazio sempre più per le energie alternative al petrolio. Svelato un piano che punta a potenziare l'attuale capacità solare mondiale del 50%.

Diversificazione è la parola su cui punta tutto il Principe Mohammed bin Salman (MBS), nel tentativo di sganciare l’economia saudita dall’eccessiva dipendenza dal petrolio. La “Saudi Vision 2030” aveva già abbozzato l’idea di società che il principe ereditario e di fatto il detentore del potere nel regno mira a perseguire da qui alla fine del prossimo decennio. Con il suo viaggio negli USA dei giorni scorsi, è arrivata la conferma. Da un lato, MBS punta alla costruzione di 16 centrali nucleari per un investimento complessivo di 80 miliardi di dollari in 25 anni e per questo vuole stringere un’intesa con diverse società americane. Ne ha parlato con il presidente Donald Trump alla Casa Bianca, al quale avrà certamente chiesto un allentamento delle regole, che impongono la sottoscrizione di un impegno per le società straniere che collaborino con quelle nucleari a stelle e strisce a non utilizzare a scopi militari la tecnologia acquisita con la partnership. E adesso è arrivata la firma di un memorandum d’intesa con la nipponica Softbank per il lancio di un mega-progetto, con il quale Riad vorrebbe costruire un immenso impianto solare nel deserto saudita, capace di generare 200 gigawatt entro il 2030.

Si tratta di un’altra impresa colossale, anche se non ne sono noti i dettagli. Se davvero il regno riuscisse nell’intento, aggiungerebbe il triplo della sua attuale capacità energetica nazionale, pari a 77 gigawatt e per l’80% derivante da gas naturale e per il resto da petrolio. Si consideri che l’attuale capacità solare in tutto il mondo ammonta a 400 gigawatt, per cui i sauditi starebbero per potenziarla di un 50%, sfruttando l’enorme irradiazione solare di cui dispongono tutto l’anno.

Minaccia nucleare dei sauditi all’America e scenario di guerra del petrolio

Non solo petrolio nel futuro saudita

Il progetto costerebbe 200 miliardi, ovvero 1 miliardo per ogni giga, di cui l’80% in project financing. Il fondo ne metterebbe 10, altri 15 li ha già impegnati per la costruzione di Neom, la città avveniristica progetta da MBS, alimentata al 100% da energie rinnovabili e che dovrebbe sorgere al confine con Egitto e Giordania, con l’obiettivo dichiarato di attirare capitali stranieri per un’area, che sarebbe sostanzialmente sottratta alla legislazione (e ai costumi) di Riad. Dunque, Softbank si starebbe esponendo intorno ai 25 miliardi di dollari verso il regno, evidentemente dando credito ai progetti di MBS per giungere alla diversificazione dell’economia.

La rivoluzione saudita punta a un paradiso finanziario futuristico

Tra piani su nucleare e solare, l’Arabia Saudita vorrebbe trasformarsi in qualcosa di molto diverso di quello che è oggi, ovvero in una sorta di hub energetico di tutto il Medio Oriente. E’ evidente che tanta produzione di energia non sarebbe finalizzata al soddisfacimento dei soli consumi interni. Gran parte della nuova capacità verrà esportata e ad essa continuerà ad aggiungersi il petrolio. Si stima che il progetto solare dovrebbe generare 100.000 posti di lavoro, un pil di 12 miliardi più elevato e risparmi nei consumi petroliferi per 40 miliardi. Non è detto che i propositi si traducano in fatti. Già nel 2012, la monarchia aveva annunciato l’intenzione di tendere a 40 giga di energia solare, ma con la Saudi Vision svelata nella primavera di due anni fa, l’obiettivo veniva abbassato a soli 9 giga. Difficile, però, che non se ne faccia niente. MBS ci ha messo la faccia e alla fine dovrà portare a casa il risultato, quand’anche non totale. In fondo, sta già preparando i sudditi a un mondo in cui il petrolio sarà molto meno prezioso di oggi.

A questo punta anche l’IPO di Aramco, la compagnia petrolifera statale, che nei prossimi mesi sbarcherà in borsa con la quotazione del 5% del capitale e che dovrebbe far incassare al regno fino a 100 miliardi di dollari. Secondo i dirigenti della Borsa di Riad, il Tawadul sarebbe pronto a ospitare l’IPO dalla fine di giugno, mese in cui l’MSCI annuncerà formalmente l’inserimento dell’indice saudita tra quelli emergenti. Per ciò stesso, il mercato azionario locale dovrebbe attirare maggiori capitali dall’estero, un altro modo per trasformare l’economia e renderla anche appetibile agli investitori stranieri.

[email protected]

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Arabia Saudita, Economie Asia, Petrolio