Apple segna nuovi record e si prepara a spendere $163 miliardi, ma il sogno Netflix si allontana

Apple accumula liquidità e adesso si dice pronta a impiegare 163 miliardi di dollari. Eppure, l'ipotesi di rilevare Netflix si allontana.

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Apple accumula liquidità e adesso si dice pronta a impiegare 163 miliardi di dollari. Eppure, l'ipotesi di rilevare Netflix si allontana.

Nuovi record per Apple, che ieri ha pubblicato i dati relativi all’ultimo trimestre del 2017, quando ha fatturato 88,3 miliardi di dollari, qualcuno in più delle attese e segnando un nuovo massimo storico. Le vendite di iPhone sono diminuite su base annua dell’1% a 77,3 milioni di pezzi, ma grazie all’aumento del prezzo medio di vendita da 695 a 800 dollari, gli incassi sono cresciuti del 13% a 61,6 miliardi, rappresentando il 69,7% del totale del periodo. E anche il profitto è cresciuto di un tendenziale 12% alla cifra record di 20 miliardi. In pratica, su 4,4 dollari incassati, Cupertino è stata in grado di ricavare un utile da 1 dollaro. Siamo a circa 3 volte la media dei margini ottenuti dalle società quotate nell’S&P 500.

Ed è balzato anche il cash disponibile dai 268,9 miliardi del 30 settembre ai 285,1 miliardi. E qui arriva la novità tanto attesa, comunicata dal cfo Luca Maestri, il responsabile finanziario della mela rosicata, che ha spiegato come il 94% della liquidità (269 miliardi) si trovi all’estero e che su di essa dovrà essere pagata un’imposta di 38 miliardi per rimpatriare la maxi-somma, beneficiando dello sconto fiscale garantito dal taglio delle tasse dell’amministrazione Trump. Al netto dei debiti, Apple rimarrebbe con la bellezza di 163 miliardi, i quali verranno impiegati per operazioni di buyback azionari, M&F e dividendi, ha spiegato il manager, che per i dettagli ha rinviato alla pubblicazione del report di aprile sul trimestre in corso. A proposito, tra gennaio e marzo la società si attende di ricavare una cifra compresa tra 60 e 62 miliardi, meno dei 68 miliardi del consensus.

I dati sugli iPhone venduti hanno deluso, ma vanno anche analizzati meglio. L’upgrade più costoso di sempre, il modello X da 999 dollari, è stato disponibile sul mercato solo dal primo fine settimana di novembre.

E gli stessi modelli 8 e 8 Plus ne hanno risentito, visto che molti consumatori hanno voluto attendere l’uscita dell’ultimo modello di iPhone per verificare quale convenisse acquistare. Tuttavia, le aspettative per questi mesi non appaiono incoraggianti, se è vero che sarebbe in atto già un dimezzamento dei livelli di produzione dell’iPhone X, che a questo punto si starebbe rivelando un flop, una strategia fallimentare che peserà anche sulle operazioni di marketing in futuro. (Leggi anche: Vendite iPhone deludono, ma Apple continua a fare meglio del mercato)

Troppo tardi per comprare Netflix?

Dicevamo, Apple si mostra pronta finalmente a intaccare le sue immense riserve di cash, che hanno poco senso così inutilizzate. Si è speculato molto sulla possibilità che la società le impieghi in gran parte per il riacquisto di azioni proprie o per staccare lauti dividendi. Grazie anche a queste attese, il titolo è salito di oltre il 30% nell’ultimo anno. Non è detto, però, che Tim Cook e i suoi uomini puntino particolarmente ad accontentare gli appetiti degli azionisti. Alla società serve una strategia di lungo termine, di diversificazione del business, concentrato ormai eccessivamente sul successo degli iPhone, che rischia di diventare un boomerang in futuro, quando verosimilmente il melafonino potrebbe mostrarsi meno allettante per il mercato. I primi segni di stanchezza si notano già, anche se non per Apple. Il ciclo di vita di un telefonino si sta allungando, grazie proprio agli elevati standard tecnologici degli ultimi modelli, per cui si impiega più tempo per venderne di nuovi. Nel 2017, le vendite complessivamente nel mondo risulterebbero diminuite del 5%.

Non siamo ancora al livello di guardia a Cupertino, ma un colosso di queste dimensioni deve mostrarsi in grado di anticipare i tempi e già segnala di volere puntare maggiormente sui servizi, che nel medio periodo dovranno incidere per almeno un quinto dell’intero fatturato. Ed ecco che proprio in tema di servizi si accarezza da qualche mese l’ipotesi di acquistare Netflix, il gigante digitale americano delle serie TV, che conta già oltre 100 milioni di abbonati nel mondo, impensabile fino a qualche anno fa.

Uno dei suoi fondatori, Barry Ritholtz, di recente ha spiegato di credere che l’operazione non sia più possibile, in quanto tardiva. Oggi come oggi, infatti, costerebbe troppo persino per le tasche gonfie di Apple, che vale la pena precisare non ha mai fatto trapelare alcuna intenzione in tal senso, trattandosi di gossip finanziario.

Netflix capitalizza a Wall Street 115 miliardi, quasi 8 volte in meno di Apple e pari al 70% della liquidità disponibile effettiva di quest’ultima. Tuttavia, nel caso di lancio di un’OPA, dovrebbe essere corrisposto un premio sulle quotazioni attuali del titolo e alla fine si rischierebbe di spendere cifre esorbitanti. Un vero peccato per Cook, che avrebbe potuto acquistare tutta Netflix per meno di un decimo del suo valore attuale appena 5 anni fa e che ancora valeva una ventina di miliardi in borsa fino a poco più di 3 anni fa. Un’occasione perduta, insomma, ma con tanta liquidità disponibile, sono alte le probabilità che riesca a mettere in campo progetti autonomi alternativi o a effettuare diverse altre acquisizioni di minore valore ciascuna, ma che alla fine andranno a rafforzare il business dell’area servizi. (Leggi anche: Azioni Apple in calo su rischio class action)

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