Apple: iPhone 8 un ennesimo probabile successo, eppure i rischi esistono

L'iPhone 8 sarà forse l'ennesimo grande successo per Apple, ma tra gli analisti serpeggiano alcuni timori per il futuro. Vediamoli e verifichiamone l'impatto concreto sulle azioni.

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L'iPhone 8 sarà forse l'ennesimo grande successo per Apple, ma tra gli analisti serpeggiano alcuni timori per il futuro. Vediamoli e verifichiamone l'impatto concreto sulle azioni.

Il lancio dell’iPhone 8 a 10 anni e mezzo dal primo smartphone di Apple è avvenuto ufficialmente nella serata di martedì, quando è stato svelato il prezzo di base, che come da attese sarà di ben 999 dollari, il più alto di sempre. Analisti e investitori nutrono più di un timore sulla capacità del team di Tim Cook di mantenere il passo dei successi precedenti con prezzi alla vendita così alti.

In effetti, i miglioramenti sul piano tecnologico rispetto all’iPhone 7 non sembrano giustificare l’aumento del costo per l’acquirente, sebbene resti molto probabile che a Cupertino riusciranno a incassare tanti soldi anche dall’ultimo prodotto. Tutto frutto di una geniale operazione di marketing, che va avanti da oltre un decennio e che ha reso l’iPhone un peculiare prodotto di nicchia e pure popolare. Di pezzi ne sono stati venduti già 1,125 miliardi al giugno scorso.

Secondo una stima di Bain, il mercato dei beni di lusso si attesterà quest’anno nel mondo su un valore di 300 miliardi di dollari, mentre per Euromonitor arriverà a 400 miliardi, di cui oltre un quinto negli USA. Volete che una fetta rilevante di questo denaro non verrà spesa per l’acquisto di un prodotto cult come l’ultimo sfornato da Apple? (Leggi anche: Apple: 10 anni di successi iPhone, che han fatto bene a chi ci credette dall’inizio)

Apple è quasi diventata mono-prodotto

I numeri, quindi, parrebbero dalla parte della mela morsicata, anche se da quando è avvenuto il lancio, le sue azioni sono scivolate di quasi l’1%, forse sui timori del mercato che sarà difficile mantenere certi ritmi di crescita per i ricavi. In effetti, il vero problema di Apple sta nell’eccessiva dipendenza da un unico prodotto. In media, le vendite di iPhone assorbono i due terzi del fatturato complessivo. Cosa accadrebbe, se improvvisamente i consumatori nel mondo iniziassero a snobbare questo smartphone di lusso o lo percepissero meno come un cult, preferendo alternative più economiche? (Leggi anche: iPhone spento da WeChat in Cina, perché Apple dovrà temere il colpo)

Non è un caso che Apple stia cercando progressivamente di diversificare le fonti di ricavo.

Entro il 2020, punta a ricavare 50 miliardi dal business legato ai servizi, che nell’anno fiscale 2016 ha reso 24 miliardi, oltre il 20% in più dell’esercizio precedente. Rispetto al fatturato dello scorso anno, sarebbe come affermare che quasi un quarto dei ricavi dovranno derivare dall’area servizi. Nel trimestre appena trascorso, essa ha generato 7,3 miliardi, il 22% in più su base annua, in crescita dal +18% messo a segno nel trimestre precedente. Fonti di ricavi in quest’ambito sono App Store, Apple Music, Apple Pay, Apple Care, iTunes e iCloud. Il responsabile finanziario Luca Maestri nota, ad esempio, come dalle sole sottoscrizioni di questi servizi, Apple abbia incassato 185 milioni. L’abbonamento mensile per l’app musicale, tra l’altro, costa 9,99 dollari al mese.

Non sappiamo se l’obiettivo dei 50 miliardi da qui ai prossimi 3 anni possa essere centrato, ma sembra che il trend sia in forte crescita. Una parte più rilevante del fatturato dovrebbe arrivare da quest’area, il resto da altri prodotti Apple, come il Mac e l’iPad, che dopo un 2016 con ricavi complessivamente in calo per 5,2 miliardi, nello scorso trimestre sono tornati a crescere, pur di poco. Per non parlare delle potenzialità di nuovi prodotti come Apple Watch, ancora offerti in quantità limitata. Su base annua, è positivo che nel trimestre passato l’aumento dei ricavi sia stato di 3 miliardi, ma che l’iPhone vi abbia contribuito per soli 800 milioni.

Rischi per azioni Apple?

E allora, investire adesso in azioni Apple o mantenerle in portafoglio comporta rischi? Il flop nel lancio di un nuovo prodotto è sempre possibile. Che questo possa portare a un tonfo del titolo, però, sembra dubbio. E’ vero, la crescita è stata molto alta quest’anno: +40% contro il +11,5% dell’intero S&P 500. Non dimentichiamoci, tuttavia, che Cupertino dispone di un fuoco di sbarramento di 261,5 miliardi di dollari al giugno scorso, liquidità potenzialmente investibile per sostenere i corsi azionari, sia attraverso operazioni di “buyback” (già effettuate per 16,5 miliardi), sia per rilevare altri possibili business lucrativi.

A fronte di così immenso denaro in cassa, le obbligazioni emesse ammontano a 108,3 miliardi. Al netto, quindi, il colosso disporrebbe di oltre 150 miliardi, cifra dalla quale vanno scomputate le imposte da pagare. Sul tema c’è attesa negli USA per la legge promessa dall’amministrazione Trump sul rimpatrio dei capitali dall’estero, che verrebbero tassati con aliquota di solo il 15%, anziché dell’attuale 35%. E Apple ha il 90% della liquidità fuori dagli USA.

Considerando i dividendi staccati negli ultimi 4 trimestri, pari a un rendimento lordo di appena l’1,5% rispetto al prezzo attuale delle azioni Apple, alla società basterebbe contrastare un eventuale tonfo del titolo distribuendo più utili. Impiegando un quinto della liquidità netta in cassa (al lordo delle imposte), ad esempio, riuscirebbe a raddoppiare per tre anni il dividend yield, pur a parità di utili e payout e di prezzo delle azioni. In altre parole, Cook e il suo staff avrebbero tutto il tempo per inventarsi qualcosa di nuovo per rinvigorire il mercato, evitando di subire qualche brutto colpo in borsa. Il potenziamento dell’area servizi va in questo senso. E si consideri che di crisi dell’iPhone ancora non vi è stata l’ombra. (Leggi anche: Da Apple a Facebook, i 5 colossi che valgono una volta e mezza l’Italia)

 

 

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