Apple: 10 anni di successi iPhone, che han fatto bene a chi ci credette dall’inizio

Oggi Apple presenta l'iPhone 8, a distanza di 10 anni e mezzo dal lancio del primo. Storia di un successo con numeri da capogiro, inimmaginabili solo pochi anni fa.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Oggi Apple presenta l'iPhone 8, a distanza di 10 anni e mezzo dal lancio del primo. Storia di un successo con numeri da capogiro, inimmaginabili solo pochi anni fa.

E’ il gran giorno in casa Apple. Oggi, il ceo Tim Cook presenterà il nuovo gioiello della tecnologia della mela morsicata, l’iPhone 8, il cui prezzo di lancio dovrebbe aggirarsi sui 1.000 dollari. C’è eccitazioni tra analisti, appassionati di tech, giornalisti e semplici curiosi, perché in pochi o forse nessun altro come la creatura che fu di Steve Jobs è in grado di trasformare una semplice operazione di marketing in un evento mondiale dal clima quasi messianico. Sono passati oltre 10 anni dal lancio del primo smartphone della società, quell’iPhone presentato al pubblico il 9 gennaio 2017, che ha dato il via a una mutazione quasi culturale tra gli usufruitori di elettronica di consumo in tutto il mondo, come probabilmente non si sarebbe mai e poi mai immaginati. (leggi anche: iPhone 8 e i tre colori criptici)

Nell’anno di presentazione del primo telefonino intelligente, Apple riuscì a vendere qualcosa come 1,39 milioni di iPhone, numeri quasi imbarazzanti dinnanzi a quelli sfoggiati dai colossi di allora, Nokia e Blackberry, che insieme detenevano una quota di mercato mondiale del 60%. Tuttavia, già l’anno seguente le vendite si decuplicano e il fenomeno degli iPhone inizia a mostrarsi più serio e più vasto di quello apparentemente molto di nicchia dei primi mesi. Nel 2012, viene sfondata quota 100 milioni e di pezzi ne vengono venduti ben 125 milioni. Ormai, si tratta di un prodotto cult, non più “follower”, bensì leader del mercato degli smartphone, in grado di segnarne i ritmi in ogni continente. E quasi un settimo degli smartphone venduti nel mondo sono oggi proprio a marchio Apple.

Storia di un successo ininmmaginabile

L’apice verrà toccato nel 2015, quando risultarono venduti oltre 231 milioni di pezzi, mentre l’anno seguente si registra la prima battuta d’arresto, per così dire, per effetto di un ripiegamento dell’8,4%, ma che arriva dopo il +36,6% messo a segno nell’anno precedente. Ormai, Apple e l’iPhone quasi coincidono nell’immaginario collettivo e lo confermano pure i dati finanziari, visto che mediamente i telefonini fruttano pressappoco i due terzi dell’intero fatturato societario. Nonostante il calo, nel 2016 hanno pesato per il 63,4% dei 218,3 miliardi di dollari di ricavi, pari a un prezzo medio alla vendita di 653 dollari.

I numeri degli iPhone appaiono impressionanti, se è vero che negli oltre 10 anni di vita e fino al giugno scorso, ne risultano venduti qualcosa come 1,125 miliardi. E’ come se un abitante su 6 sul pianeta ne avesse in tasca uno. Nei soli ultimi 3 anni fiscali, Apple ha ricavato dagli iPhone qualcosa come 550 miliardi di dollari. Da queste cifre sbalorditive si capisce come Tim Cook, il successore di Jobs dopo la sua morte avvenuta per cancro nel 2011, possa ritrovarsi presto ad essere a capo della prima società al mondo a capitalizzare in borsa 1.000 miliardi. Ad oggi, ne vale più di 815 e le sue azioni dal lancio del primo iPhone sono aumentate di prezzo di 12,45 volte. (Leggi anche: Da Apple a Facebook, i 5 colossi che valgono una volta e mezza l’Italia)

Chi ha creduto nel primo iPhone si è arricchito

Pertanto, chi le avesse acquistare allora per appena 1.000 dollari, oggi si ritroverebbe in tasca 12.450 dollari, per non parlare del fatto che dal 2012, dopo un’interruzione durata ben 17 anni, la società ha staccato dividendi per complessivi 30,47 dollari per azione complessivamente. In pratica, considerando che a inizio 2007 un titolo Apple si acquistava ancora per soli 12 dollari, chi lo avesse mantenuto fino ad oggi in portafoglio, adesso avrebbe realizzato un guadagno di oltre il 250% per i soli dividendi, pari a un rendimento medio lordo annuo del 13,5%.

E che dire dei circa 250 miliardi di liquidità accumulata dalla società, di cui il 90% detenuta all’estero? Soldi, che Apple preferisce non investire per sfruttare eventuali occasioni di investimento, ma anche e forse, soprattutto, per ragioni fiscali, in attesa che l’amministrazione Trump tagli dal 35% al 15%, come promesso, l’aliquota sui capitali rimpatriati. A fronte di tale immenso denaro, il suo indebitamento non arriva a 100 miliardi, per cui i suoi bond vengono piazzati sul mercato come si trattassero di titoli di stato, a bassissimi rendimenti. E così, una società che 20 anni fa flirtava con il fallimento, oggi è oggetto di studio nel campo del marketing, in particolare, in ogni angolo del mondo, essendo riuscita a crearsi una nicchia di mercato, che come una fervente confessione religiosa ha allargato la cerchia iniziale degli adepti e attende quasi spasmodicamente ogni novità in arrivo da Cupertino. (Leggi anche: Vendite iPhone deludenti, ma oggi Apple potrebbe salvare la Grecia)

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Argomenti: bolla finanziaria, Economia USA

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