Aperture domenicali: le località turistiche hanno un problema

Per le località turistiche saranno le Regioni a scegliere come distribuire le aperture domenicali nel corso dell'anno.

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Per le località turistiche saranno le Regioni a scegliere come distribuire le aperture domenicali nel corso dell'anno.

Il testo della proposta di legge del governo M5S-Lega sulle aperture domenicali presenta delle criticità per le località turistiche più famose del nostro Paese. A tracciare un approfondimento interessante sull’argomento è il Sole 24 Ore, che ha preso in esame le ultime novità contenute nel documento della maggioranza, il cui relatore è Andrea Dara, appartenente alla formazione politica della Lega Nord. Se, come prevedibile, la riforma delle aperture domenicali sarà approvata mantenendo l’attuale impianto, le principali mete turistiche italiane potrebbero subire un pesante contraccolpo. Un paradosso, soprattutto ora che si è entrati in quella che potremmo definire l’era dell’Italy first, di trumpiana memoria.

26 domeniche su 52: i conti a fine anno potrebbero non tornare

L’attuale testo prevede che i negozi possano restare aperti per un numero di domeniche complessivo pari a 26, sulle 52 presenti nel calendario. Per le località turistiche, la proposta di legge del governo presenta la seguente deroga: saranno le Regioni a scegliere come distribuire le aperture domenicali nel corso dell’anno. All’inizio, come vuole la logica delle cose, si è pensato che la soluzione migliore fosse quella di concentrare le aperture domenicali nel periodo in cui il numero di turisti è maggiore.

Tale ragionamento sulla carta non fa una piega, ma solo in parte. Infatti, è un discorso che può andare bene per le mete turistiche che accolgono visitatori stranieri e non esclusivamente nella stagione estiva o in quella invernale. Esistono però mete turistiche dove gli esercizi commerciali lavorano costantemente durante tutti i dodici mesi dell’anno. Un esempio concreto è rappresentato da località come Capri e Cortina d’Ampezzo, che fanno il pieno di turisti durante tutto l’anno e non soltanto in un determinato periodo. Ipotizzando 26 aperture domenicali, significa che Capri e Cortina possono trarre beneficio dall’economia del turismo soltanto per sei mesi in un anno anziché dodici.

Prendendo come esempio specifico Cortina d’Ampezzo, ribattezzata la Regina delle Dolomiti, il turismo è concentrato sia durante l’intera stagione autunnale, che in genere parte da novembre fino a marzo inoltrato, sia nella stagione estiva, che a Cortina – per estensione – corrisponde al periodo compreso da maggio a settembre inoltrato. Facendo un rapido calcolo, Cortina d’Ampezzo si vedrebbe negata la possibilità di mantenere i negozi aperti per quattro mesi all’anno durante i quali i turisti di certo non mancano. Un problema di non poco conto, che riguarda non soltanto Cortina ma anche tutte le altre località turistiche che vivono di turismo tutto l’anno, come la Costiera Amalfitana o Taormina, per citare due delle maggiori mete turistiche del nostro Paese.

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