Angela Merkel sulla vetta d’Europa e a settembre si sbarazzerà di alleati scomodi

La cancelliera Angela Merkel sempre più forte in Germania, avviata al quarto mandato. Ecco perché e come muterebbe la geo-politica europea.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La cancelliera Angela Merkel sempre più forte in Germania, avviata al quarto mandato. Ecco perché e come muterebbe la geo-politica europea.

Mancano due mesi alle elezioni federali in Germania e con l’avvicinarsi dell’appuntamento per il rinnovo del Bundestag le notizie migliorano sempre più per la cancelliera Angela Merkel, già oggi donna più potente del mondo, ma che a settembre potrebbe definitivamente stringere la presa sull’Europa. Stando all’ultimo sondaggio Forsa, istituto le cui rilevazioni si sono sempre mostrate abbastanza precise, la CDU-CSU della cancelliera sarebbe al 40% dei consensi, mentre la SPD di Martin Schulz resterebbe al palo con il 22%. In terza posizione figurerebbero i post-comunisti della Linke con il 9%, seguiti a ruota da Verdi e Liberali, entrambi all’8% e, infine, dagli euro-scettici dell’AfD con il 7%, questi ultimi in caduta libera da mesi. E dire che tra gennaio e marzo si era registrato persino un apparente sorpasso della SPD ai danni del centro-destra, dopo che la segreteria della prima era passata nelle mani dell’ex presidente dell’Europarlamento, Martin Schulz. Adesso, i consensi per i socialdemocratici appaiono in linea con il trend peggiore dell’era pre-Schulz e nelle scorse settimane hanno subito le dure sconfitte in due Laender, soprattutto, quella nella roccaforte storica del Nordrhein-Westafalen.

Considerando che i partiti con meno del 5% dei voti validi non entrano al Bundestag, Frau Merkel potrebbe finalmente tornare alla tradizionale alleanza tra conservatori e liberaldemocratici, perché i seggi di CDU-CSU e quelli della FDP sarebbero sufficienti a garantirle una maggioranza assoluta per il suo prossimo governo, il quarto dal 2005. Se questi numeri fossero confermati, segnerebbero la fine della sinistra socialdemocratica tedesca al governo in coalizione forzata con i conservatori e l’ascesa di una nuova maggioranza tutta di centro-destra, con implicazioni chiare anche in politica estera. (Leggi anche: Frau Merkel ipoteca il quarto mandato, ecco perché vincerà)

Il ritorno a un governo di centro-destra?

La Grosse Koalition tra conservatori e sinistra ha ad oggi consentito alla Germania di mantenere una posizione di maggiore equilibrio sulle questioni europee, come dimostra il caso Grecia, quando nell’estate di due anni fa i socialdemocratici intervennero in extremis per sabotare il tentativo del ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, di espellere Atene dall’Eurozona, ma le cose potrebbero cambiare dal prossimo autunno, quando un’eventuale coalizione tutta di centro-destra potrebbe rafforzare i cosiddetti “falchi” in seno alla maggioranza di governo.

I liberali tedeschi sono filo-europei, ma hanno pagato sulla loro pelle nel 2013 il sostegno a un governo – il secondo della cancelliera Merkel – accusato da destra di essere stato molto prono alle ragioni degli alleati “spendaccioni” del Sud Europa, restando per la prima volta dal 1949 fuori dal Bundestag. Di fatto, il loro elettorato è stato parzialmente svuotato dagli euro-scettici dell’AfD, che viaggiano oggi sugli stessi consensi.

Dovremmo supporre che l’FDP abbia compreso la lezione e che tornando al governo esibisca posizioni più rigide sull’Europa, ostentando la contrarietà all’unione bancaria, così come anche a ulteriori salvataggi pubblici di stati e banche, oltre che a una politica monetaria non convenzionale della BCE. D’altra parte, l’AfD entrerebbe al Bundestag e dai suoi banchi avrebbe visibilità sufficiente per tentare di spostare a destra l’azione del governo sulle questioni più sensibili che le stanno al cuore, ovvero immigrazione, bailout e integrazione europea. (Leggi anche: Germania al voto, si spegne effetto Schulz)

Le implicazioni in Europa

Da settembre, la musica in Europa potrebbe cambiare, ma non nella direzione auspicata dai governi di Italia, Francia e Spagna, per limitarci alle grandi economie. La Merkel uscirebbe di gran lunga rafforzata come leader continentale, se ottenesse il suo quarto mandato consecutivo, cosa riuscita ad oggi solo a Helmut Kohl, il suo mentore scomparso da appena un mese.

E uno studio condotto dal Deutsche Institut fuer Wirtschaftsforschung (DIW) e pubblicato dal quotidiano economico Handelsblatt sulla struttura dei partiti in Germania conferma la crisi profonda in cui verserebbe la principale formazione della sinistra tedesca. Nel 2000, la percentuale di elettori lavoratori della SPD era del 44%, mentre nel 2016 risultava crollata al 17%. E a sorpresa, il partito con più lavoratori in percentuale sul totale è risultato essere l’AfD con 34%, seguito a distanza dalla Linke con il 22%. Segno che la socialdemocrazia, non solo a Berlino, avrebbe qualche problema grosso a interloquire con la sua base storica, che sembra essersi spostata piuttosto stabilmente a destra dell’arco politico. (Leggi anche: Europa senza Merkel beneficio per l’Italia?)

 

 

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Argomenti: Economie Europa, Esteri, Germania, Politica, Politica Europa

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