Andy Haldane (BoE): i mercati rischiano lo scoppio della bolla-bond

Andy Haldane, banchiere della Bank of England, critica la gestione dell'ex governatore e denuncia interferenze politiche sulle misure monetarie. Lo scoppio della bolla è probabile e più rapido del previsto

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Andy Haldane, banchiere della Bank of England, critica la gestione dell'ex governatore e denuncia interferenze politiche sulle misure monetarie. Lo scoppio della bolla è probabile e più rapido del previsto
Andy Haldane, Executive Director of Financial Stability della Bank of England

E’ un fiume in piena il giovane Andy Haldane, Executive Director of Financial Stability della Bank of England, che tra interviste al quotidiano britannico Guardian e dichiarazioni dinnanzi alla Commissione del Tesoro del Parlamento di Londra, ha smontato la politica monetaria accomodante dell’ex governatore centrale Mervyn King, da poco sostituito dal canadese Mark Carney.

Haldane ha dichiarato che le banche centrali avrebbero creato la più grande bolla dei bond governativi di sempre e che lo avrebbero fatto apposta. Ma mette in guardia dal pericolo di un suo scoppio, che reputa possa verificarsi ben prima del previsto e che avrebbe conseguenze molto negative sui rendimenti dei titoli e sull’intera economia.

Per questo, il dirigente della BoE consiglia al neo-governatore di non seguire l’esempio del predecessore, le cui decisioni sarebbero state frutto di pressioni politiche e, quindi, la banca centrale inglese non sarebbe stata del tutto autonoma nelle sue valutazioni e nelle azioni. Tanto che Haldane propugna un nuovo sistema decisionale interno, meno gerarchico e più umile.

Parole pesantissime, da cui la BoE ha preso ufficialmente le distanze, emettendo una nota in cui si precisa che le sue affermazioni sarebbero a titolo personale.

Uno scontro, all’interno dell’istituto centrale inglese, che sembra del tutto simile a quanto sta avvenendo in questi mesi dentro la Federal Reserve e in modo più evidente in seno alla BCE. Scontro, che si può riassumere così: politica monetaria espansiva contro gestione più restrittiva. O anche: autonomia della banca centrale o co-gestione con la sfera politica.

Il caso di Tokyo starebbe dimostrando in poche settimane cosa potrebbe aspettare noi europei e americani, quando le banche centrali dovranno iniziare ad allentare gli stimoli monetari. La sola ipotesi che ciò possa avvenire presto negli USA sta creando un’altalena sui mercati finanziari del pianeta, figuriamoci quando avverrà prima o poi l’annuncio vero e proprio di Bernanke. Il quale sarebbe in procinto di lasciare a fine anno, non ricandidandosi per un terzo mandato, magari per evitare di finire sul banco degli imputati quale responsabile di una bolla finanziaria prima alimentata e poi fatta scoppiare. Uno schema del tutto simile a quanto avvenuto già nel 2008.

 

Tassi BoE restano ai minimi storici

La BoE si affretta a precisare che un repentino rialzo dei tassi, oggi ai minimi storici, potrebbe avere conseguenze gravi. Se questa era una scusa per giustificare il prosieguo di una politica molto accomodante, da un lato essa ha svelato agli investitori (se ve ne fosse bisogno) che i livelli attuali avrebbero drogato il mercato a tale punto che adesso è molto complesso tornare indietro, perché una veloce inversione di tendenza farebbe precipitare i corsi dei bond sovrani e non solo, facendo sì che i rendimenti esplodano.

Forse Haldane ha peccato di eccessiva trasparenza, ma ha esternato una preoccupazione che serpeggia sempre più inquietante tra tutti i board degli istituti centrali più importanti del pianeta: come allentare gli stimoli, senza travolgere il mercato? Anche perché il rischio è che quando l’inflazione tornerà ad alzare la testa, il rientro dovrà essere molto più brusco. Meglio intervenire in tempi di pace, anziché farsi rincorrere dai fatti.

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Argomenti: Bce

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