Ifo giù in Germania ad agosto. E l’euro scende sotto 1,32

L'Ifo tedesco risulta in calo ad agosto e conferma il rallentamento dell'economia tedesca. Ma i rendimenti dei Bund toccano nuovi minimi record, mentre l'euro scende sotto quota 1,32.

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Ancora un dato negativo dalla Germania: l’indice Ifo, che segnala il clima di fiducia delle imprese tedesche, è sceso in agosto a 106,3 punti dai 108 di luglio. Le attese erano per un calo a 107 punti. E così, dopo che nel secondo trimestre di quest’anno, il pil tedesco è diminuito dello 0,2% sui tre mesi precedenti, anche questo dato confermerebbe un rallentamento dell’economia tedesca, prevista ancora in crescita dell’1,8% per l’anno in corso. Il paradosso apparente vuole che i rendimenti dei Bund a 10 anni siano scesi allo 0,942% stamane, dopo la diffusione dell’Ifo, toccando un nuovo minimo storico. Ciò è dovuto al fatto che gli investitori si starebbero rifugiando verso i titoli sicuri, come i pregiati Bund, appunto. Nonostante ciò, lo spread BTp-Bund si mantiene in zona 155 punti per la scadenza decennali, con i nostri titoli a rendere il 2,54% nella mattinata di oggi, praticamente segnando anch’essi pressappoco nuovi minimi record. A rinvigorire gli acquisti dei bond europei ci sono anche le parole del governatore della BCE, Mario Draghi, che intervendo da Jackson Hole, nel Wyoming, dove erano riuniti i principali banchieri centrali del pianeta, ha dichiarato che a settembre si terrà l’asta Tltro e che ci sarà l’attuazione del piano di acquisti dei titoli Abs, pur invocando riforme strutturali subito, magari in cambio di più flessibilità sui conti pubblici. La prospettiva di una politica monetaria ancora più accomodante nell’Eurozona e le cattive notizie derivanti dalla pubblicazione dei dati macroeconomici nell’area hanno spinto l’euro sotto quota 1,32 contro il dollaro, ossia ai livelli più bassi dall’inizio di settembre del 2013. Un fatto che dovrebbe essere salutato favorevolmente, in quanto riporterebbe la moneta unica più vicina ai fondamentali delle economie dell’Eurozona e nel corso dei mesi potrebbe allontanare dall’area lo spettro della deflazione, aumentando il costo dei beni importati.

Tuttavia, manca la prospettiva di una vera ripresa dell’Area Euro. I venti di guerra in Medio Oriente e le tensioni con la Russia aggiungono nuova benzina sul fuoco della crisi. Si rischia, in sostanza, che tra iniezioni di liquidità della BCE e il deprezzamento dell’euro, l’inflazione salirà, ma senza che si abbia almeno un pò di crescita.

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