Anche Soros si butta sull’oro e vende azioni, dobbiamo proteggerci da una crisi?

L'oro sempre più l'asset preferito del mercato, che a questo punto tradisce un certo timore per rischi in arrivo. Anche George Soros segnala una fuga dall'azionariato americano e di coprirsi con il metallo.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'oro sempre più l'asset preferito del mercato, che a questo punto tradisce un certo timore per rischi in arrivo. Anche George Soros segnala una fuga dall'azionariato americano e di coprirsi con il metallo.

Le quotazioni dell’oro restano al momento in rialzo del 20% dall’inizio dell’anno a 1.273 dollari l’oncia, anche se ancora di un terzo al di sotto dei massimi storici toccati quasi quattro anni fa. Il primo trimestre è stato il migliore degli ultimi 30 anni, mentre le banche centrali di Russia e Cina continuano a fare incetta del metallo, tanto che in appena 15 mesi risultano avere aumentato le rispettive riserve del 70% e del 21% a 1.700 e 1.460 tonnellate. In verità, gli acquisti dalla Cina potrebbero essere avvenuti dal 2009 in poi, ma registrati in un solo colpo a partire dal 2015. Ma l’appetito c’è e un po’ ovunque, come dimostra il grafico delle quotazioni, che in questa prima parte del 2016 segna una linea crescente quasi senza interruzione. Su base mensile, i guadagni sono stati pari al 3,6%, mentre il dollaro si è rafforzato nello stesso arco di tempo mediamente dell’1,4% contro le principali valute.

Legame con i tassi

Poiché il metallo si acquista in dollari, ciò significa che chi vi ha puntato nelle scorse settimane si è portato mediamente a casa in appena un mese il 5% di rendimento, non male in epoca di tassi zero. E’ pur vero, però, che l’andamento dell’oro dovrebbe essere opposto tendenzialmente a quello del dollaro, per cui il contemporaneo rafforzamento di entrambi non quadra. Come mai, se il biglietto verde torna ad apprezzarsi, a seguito delle maggiori aspettative rialziste sui tassi USA, il metallo continua a sostare in questi giorni nel range 1.270-1.300 dollari? Il punto è questo: l’oro è da secoli un bene-rifugio, che le famiglie fino ad arrivare ai grossi investitori acquistano per ripararsi dalle tempeste finanziarie, economiche o più semplicemente dalla volatilità dei mercati e le incertezze.      

Soros punta sull’oro

Dunque, il prezzo dell’oro rifletterebbe in maniera positiva il grado di avversione al rischio del mercato. Il fatto che esso sia cresciuto di un quinto in quattro mesi e mezzo, quindi, dovrebbe preoccuparci? In teoria, nei mesi scorsi ci siamo detti che ciò fosse anche parzialmente spiegabile come il risultato di un affievolimento delle attese rialziste sui tassi americani, elemento che sembrerebbe venire meno in queste ultime settimane. Poche ore fa si è saputo che il fondo d’investimento di George Soros, uno dei finanzieri più agguerriti e notoriamente cinici del pianeta, il Soros Fund Management, ha tagliato di un terzo le esposizioni sul mercato azionario americano (-37%), raddoppiando la scommessa contro l’indice S&P, trovandosi adesso in possesso di 2,1 milioni di opzioni put, mentre allo stesso tempo ha acquistato opzioni call su 1,05 milioni di azioni Spdr Gold Trust, un fondo Etf, che riproduce il prezzo dell’oro.

Non solo Soros fugge dalla borsa

Le opzioni call sono considerate contratti rialzisti, mentre quelle put sono ribassisti. Dunque, il senso di quello che ha svelato nel report obbligatorio Soros può riassumersi così: fuga dall’azionariato americano e corsa all’oro. Poiché non parliamo di uno sprovveduto, bensì di uno degli uomini più odiati dai governi proprio per il suo cinismo (fu quello che scommesse e vinse contro la lira italiana e la sterlina nel 1992), c’è il timore che egli possa avere anticipato una tendenza sul mercato di un futuro molto prossimo, calcolabile nemmeno in mesi, bensì in settimane. Tanto più che le mosse di Soros non appaiono nemmeno isolate. Pochi giorni fa si è saputo che un altro grande investitore, Carl Icahn, ha aumentato le sue scommesse “bearish”, ovvero contro il mercato azionario americano, al 150%, una cifra record, anch’essa segnale di un apparente crollo imminente di Wall Street.      

Rischio di una nuova crisi?

Soros ha avvertito in questi mesi più volte contro lo scoppio di una potente crisi finanziaria in Cina, la cui situazione sarebbe oggi peggiore di quella degli USA del 2008. Secondo il finanziere, ci sarebbe il pericolo di una nuova ondata recessiva, se ciò accadesse. Il governo di Pechino non l’ha presa bene questa profezia, rispondendogli con parole di scherno tramite un quotidiano controllato dalle sue autorità: “Ha ha ha”. E’ probabile che a frenare la corsa dell’oro sia ancora la bassa inflazione presso le principali economie del pianeta, USA inclusi, che non spinge gli investitori a cautelarsi contro la perdita di potere d’acquisto. I rendimenti infimi vigenti sul mercato dei bond pubblici e privati (10.000 miliardi di titoli di stato nel mondo con rendimenti negativi) non creano sufficiente concorrenza al metallo, d’altra parte, sostenendone i corsi. Stando ai livelli toccati dall’oro negli ultimi anni, non siamo certamente in zona calda, ma pur sempre ai massimi da gennaio 2015, quando il varo del “quantitative easing” della BCE fece presagire al mercato un rialzo dell’inflazione nell’Eurozona, che non si è ancora materializzato. Dunque, è come se gli investitori si aspettassero che accada qualcosa, che non sarebbe un surriscaldamento dei prezzi, come dimostrano i rendimenti stabilmente bassi dei bond. Che si tema l’arrivo di una nuova crisi, quando gli effetti di quella precedente non sono nemmeno svaniti?  

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Argomenti: Altre economie, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Oro, super-dollaro, tassi USA