Anche Obama molla Renzi, è iniziato il conto alla rovescia per Matteo

Il governo Renzi è in rotta di collisione con l'Europa e nemmeno l'amministrazione Obama mostra alcuna vicinanza all'Italia. Siamo ai titoli di coda di questo esecutivo?

di , pubblicato il
Il governo Renzi è in rotta di collisione con l'Europa e nemmeno l'amministrazione Obama mostra alcuna vicinanza all'Italia. Siamo ai titoli di coda di questo esecutivo?

Non passa più un solo giorno, senza che le cronache politiche registrino una qualche presa di posizione del premier Matteo Renzi contro la UE, oppure quella di un commissario europeo o dello stesso presidente Jean-Claude Juncker contro il governo italiano. Ieri, si è avuto l’ultimo botta e risposta, quando la Commissione ha fatto notare che già a dicembre si è previsto che i finanziamenti alla Turchia siano scorporati dal computo del deficit dei paesi dell’Eurozona. A stretto giro è arrivata la risposta di Renzi, in visita nel Ghana, che ha fatto presente come l’Europa mostri una doppia faccia, aiutando gli immigrati di passaggio dal Mare Egeo, dimenticando quelli sbarcati sulle coste italiane e in arrivo dal Nord Africa. “Noi abbiamo salvato le vite di tutti, mentre l’Europa si girava da un’altra parte”. E ancora giù duro contro Bruxelles: l’Europa non si cambia con i professionisti dello zero virgola.

Finanza ed Europa hanno già mollato Renzi

Mai nella storia italiana si era avuto uno scontro verbale così duro e longevo con le istituzioni europee, nemmeno nel periodo di maggiore tensione tra il governo Berlusconi e Bruxelles, dove le schermaglie erano note, ma formalmente confinate alle sedi istituzionali. La metamorfosi di Renzi da garante dell’europeismo in Italia a profondo avversario dell’Europa a trazione tedesca è stata repentina, lasciando di stucco gli stessi interlocutori, ma allo stesso tempo segnalando le difficoltà a cui sta andando incontro il nostro paese, che dopo una fase di elogi sul piano internazionale più per i propositi riformatori del governo che per i provvedimenti concretamente attuati, adesso torna nel mirino della finanza e della Commissione per l’assenza di risultati tangibili sul fronte dei conti pubblici, della crescita e della gestione di alcune emergenze, da quella bancaria ai profughi.

La sonora bocciatura di ieri del Financial Times non aiuta certo a irrobustire la fiducia dei mercati verso l’operato dell’esecutivo, che forse aveva confidato troppo nell’opera di mediazione di un Davide Serra qualunque, ritenendo di essere coperto almeno dal punto di vista dei rapporti con la finanza. Gli attacchi incipienti contro i titoli bancari di un paio di settimane fa hanno fatto svanire tale convinzione.    

Gli USA di Barack Obama non si schierano con Renzi

Immaginare che la lite tra Roma e Bruxelles giri sulla miseria di 281 milioni di euro da sborsare in favore della Turchia sarebbe ridicolo. Renzi punta i piedi, perché a suo modo vorrebbe creare una moneta di scambio con la Germania, la quale ha irrigidito la sua posizione sul rispetto dei vincoli sui conti pubblici. Poiché l’Italia ha la coscienza tutt’altro che pulita in tema di parametri fiscali, sapendo di non essere in grado di ottemperare alla previsione del taglio graduale del rapporto tra debito e pil, alza la voce, nella vana speranza che così facendo potrà strappare qualche concessione ai commissari, se non altro perché stia quieta. Non è inverosimile, poi, che questa nuova strategia comunicativa del premier miri a contenere le possibili fughe di consenso in Italia. Su una cosa Renzi non ha fatto bene i conti, l’assenza di alleati. Nessuno mostra si seguirlo in Europa e quel che è più grave è che non sembra godere nemmeno della benedizione dell’amministrazione Obama, che con la richiesta di maggiore sostegno alla lotta al terrore ha praticamente preso le distanze verso il nostro paese, aggiungendo le sue critiche a quelle del resto del Vecchio Continente. Roma di sarebbe aspettata di più dagli USA in questa fase, ma ciò conferma semmai che il credito in favore di Renzi è finito. D’altronde, non poteva essere altrimenti, data l’ondivaga politica estera italiana, stretta tra la necessità di non indispettire lo storico alleato Oltreoceano e l’interesse a tenere ottimi rapporti anche la Russia di Vladimir Putin, cosa che ci sta ponendo in una situazione delicata anche nei confronti della Turchia, al netto delle tensioni sui finanziamenti, in quanto quest’ultima gode ancora del sostegno di Washington ed è in rotta di collisione con Mosca.

  [tweet_box design=”box_09″ float=”none”] Se anche Obama ha mollato Renzi, il suo destino è segnato

[/tweet_box]

Roma attendista, il destino di Renzi si decide a Berlino

Cosa ci attende nei prossimi mesi? Tra unioni civili, giudizio di Bruxelles sulla legge di stabilità, elezioni amministrative in primavera, riforme istituzionali e successivo referendum costituzionale, per il governo Renzi sarà un percorso accidentato, che ciascun protagonista sfrutterà per regolare i conti con esso. Non sappiamo se saranno semplici ostacoli o vere convulsioni, di certo la magia di un PD garante della stabilità interna e della vicinanza a Bruxelles è finita. E per capire quale sarà il destino di Renzi da qui a qualche mese dovremmo guardare più a Berlino che a Roma. Nella città eterna si vive ormai di riflesso, nessuno sembra davvero in grado di dare vita a un ribaltone in Parlamento e di dare vita a un governo alternativo, tranne che non sia diretta emanazione dei commissari europei. Nel frattempo, prestate attenzione al fatto che nessun ministro si sia sinora schierato con decisione in favore del premier, lasciando che quest’ultimo si rosoli a fuoco lento da solo, confidando magari in un futuro politico oltre Renzi.

Argomenti: , ,