Anche le obbligazioni senior sono a rischio con il bail-in, lo dimostra il Portogallo

Obbligazioni senior coinvolte nelle perdite di Novo Banco in Portogallo, a dimostrazione che il "bail-in" richiederà maggiore prudenza nell'acquisto di bond bancari e nell'accensione di conti correnti.

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Per la prima volta, anche gli obbligazionisti senior sono coinvolti nelle perdite di una banca. Accade in Portogallo, dove la banca centrale ha ordinato il trasferimento di questi titoli da Novo Banco a Banco Espirito Santo (BES), sgravando così il primo di 1,99 miliardi di debiti, che saranno appioppati proprio alla “bad bank”. A gennaio, spiega l’istituto, sarà effettuato un nuovo tentativo di cessione di Banco Espirito Santo, già salvato dal governo con 4,99 miliardi di euro e successivamente scisso in 2 istituti: il Novo Banco, che ha ereditato solo gli attivi patrimoniali e il BES, alla quale sono stati lasciati gli assets a rischio e le perdite.

Salvataggio banca a carico dei creditori

In base alle regole europee, gli obbligazionisti senior dovranno contribuire per 100.000 euro a testa. I loro titoli, emessi dal Banco Espirito Santo prima del salvataggio e della successiva scissione, ad oggi erano rimasti in capo a Novo Banco, ma dopo che nel primo semestre l’istituto ha registrato una perdita di 251,9 milioni e i suoi crediti dubbi sono saliti al 20% del totale, la banca centrale ha deciso il loro trasferimento a carico della “bad bank”. Restano risparmiati dal provvedimento i correntisti e i creditori generici. Si tratta di bond con scadenza nel luglio 2016, maggio 2017, gennaio 2018, gennaio 2019 e giugno 2024. Alla notizia, il bond da 750 milioni con scadenza nel maggio 2017 e con cedola 2,625% è crollato sul mercato secondario a 7,3 centesimi dai 92 centesimi precedenti all’annuncio. E’ evidente, infatti, che il valore di queste obbligazioni sarà sostanzialmente azzerato, in quanto il nuovo creditore difficilmente sarà in grado di rimborsarle alla scadenza.      

Il travaglio delle banche lusitane

La misura dovrebbe consentire a Novo Banco di aumentare il suo Cet 1 al 13% dal 9,4% di fine giugno di quest’anno. Il caso arriva a pochi giorni di distanza dal salvataggio pubblico di Banif, che è costato ai contribuenti 3 miliardi di euro, dopo che già erano stati iniettati capitali per complessivi 1,1 miliardi nel gennaio del 2013, di cui 400 milioni in forma di Co.Co.Bond, ovvero di obbligazioni convertibili su richiesta dell’emittente al verificarsi di eventi prefissati.

In cambio dei restanti 700 milioni, lo stato lusitano aveva ricevuto il 60% del capitale azionario. L’istituto è stato ceduto nei giorni scorsi alla spagnola Santander, ma il suo secondo salvataggio in meno di 3 anni a carico del contribuente portoghese (2,26 miliardi pubblici copriranno future obbligazioni e 422 milioni sarà il costo del trasferimento degli assets a capo di un veicolo, che successivamente sarà liquidato) ha scatenato polemiche politiche, essendo arrivato a pochi giorni dall’insediamento del nuovo governo socialista del premier Antonio Costa. L’opposizione socialdemocratica (qui allude al centro-destra) plaude all’iniziativa della banca centrale e il deputato Antonio Leitao Amaro rimarca come essa abbia protetto i contribuenti, a differenza di quella precedentemente assunta dal governo, che li ha gravati di perdite non indifferenti.        

A rischio bond bancari e conti correnti

Dal Portogallo, quindi, arriva un anticipo della normativa in vigore dall’1 gennaio prossimo, cioè tra 2 giorni, nota come “bail-in”. D’ora in avanti, le banche non saranno salvate più con soldi pubblici, se non in casi estremi e subordinatamente al coinvolgimento delle perdite di azionisti, obbligazionisti e risparmiatori per i conti sopra i 100.000 euro. Se in Italia ha suscitato un enorme scandalo l’avere imposto perdite agli obbligazionisti subordinati, qui siamo in presenza di un coinvolgimento persino degli obbligazionisti senior, ossia dell’ultima categoria di creditori, prima dei correntisti. Dunque, i piccoli investitori e i risparmiatori italiani sono avvertiti: i bond bancari diversi da quelli garantiti (“covered”) e finanche i conti correnti e deposito al di sopra dei 100.000 euro non saranno risparmiati nel caso di crac dell’istituto. Se fino a qualche settimana fa, la disciplina europea era passata in sordina, con il salvataggio delle 4 banche popolari locali è diventato chiaro il rischio a cui si va incontro con l’acquisto di obbligazioni emesse dalle banche o accendo conti presso istituti non solidi. Da oggi, il rendimento non potrà più essere l’unica bussola a guidare l’investimento e il risparmio.

Serve consapevolezza e il piagnisteo di chi lamenta di avere perso tutto non avrà più alcun valore, come i titoli acquistati.        

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