Anche la Cina studia il suo QE, i governi locali potranno emettere bond?

La Cina potrebbe varare il suo QE, ma la finalità appare un pò diversa da quella delle altre banche centrali. Ai governi locali potrebbe essere concessa l'emissione dei bond per rifinanziare il debito in scadenza.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La Cina potrebbe varare il suo QE, ma la finalità appare un pò diversa da quella delle altre banche centrali. Ai governi locali potrebbe essere concessa l'emissione dei bond per rifinanziare il debito in scadenza.

Il rallentamento della crescita economica in Cina ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni potrebbe spingere la People’s Bank of China (PBoC) a varare il suo QE, il piano di accomodamento monetario, già adottato dalle banche centrali di USA, Regno Unito, Eurozona e Giappone. Tuttavia, stando ai funzionari vicini al dossier, le misure non assumerebbero a Pechino la forma di un acquisto massiccio di titoli di stato e di altri bond privati. Le modalità con cui la banca centrale cinese potrà varare il QE saranno le più disparate e non verrebbe esclusa al momento alcuna opzione. Tuttavia, si fa strada l’ipotesi di concedere ai governi locali la possibilità di emettere bond per consentire loro già quest’anno di rimborsare alle banche il debito in scadenza per 1.000 miliardi di yuan, pari a 160 miliardi di dollari. In tutto, si stima che i governi locali siano esposti per 18 mila miliardi di yuan o 2.900 miliardi di dollari, qualcosa come quasi il 30% del pil cinese. Il divieto di emettere bond ha ristretto i canali di indebitamento, con la conseguenza che mediamente i governi pagano interessi annui dell’8%. Se venisse loro concessa l’emissione, si prevede che tale costo potrebbe dimezzarsi, alleviando le finanze locali. Inoltre, i governi locali potrebbero allungare le scadenze, dando vita a un processo di consolidamento del debito.   APPROFONDISCI – In Cina c’è il 30% del debito mondiale delle imprese: $14,2 trilioni  

I problemi di un QE cinese

C’è un grosso problema in questa operazione di “swap”: le banche commerciali non avrebbero voglia di acquistare i bond locali, che renderebbero meno di altri assets e mostrerebbero un grado di liquidità abbastanza basso. In effetti, specie nella prima fase, in assenza di un mercato secondario per la quotazione dei titoli emessi, gli istituti potrebbero essere disincentivati al loro acquisto, temendo di restare impossibilitati di rivenderli fino alla scadenza. Ciò potrebbe essere superato inizialmente con l’emissione di bond breve termine, che incoraggerebbero la domanda, anche se non risolverebbero il problema dell’allungamento delle scadenze, necessario per consolidare le finanze degli stati. Per questo, la PBoC avrebbe meditato di fare la sua parte, concedendo alle “policy banks” (le banche responsabili del finanziamento di investimenti pubblici e dello sviluppo dei commerci) prestiti decennali con i quali acquisteranno i bond locali. Lo “swap” consisterebbe proprio in questo: il debito passerebbe dalle banche commerciali alle banche “policy”, le quali, però, hanno già fatto sapere che non sarebbe realistico ipotizzare che si carichino di titoli per 1.000 miliardi di yuan, quando anche la metà sarebbe troppa.   APPROFONDISCI – Bond asiatici, buone opportunità in Cina con il rialzo dei tassi Fed  

L’obiettivo del QE

Dunque, la finalità della PBoC non sarebbe tanto quella delle altre banche centrali di allentare le condizioni del credito, quanto di liberalizzarne il mercato, come ha iniziato a fare con la riduzione sotto il 20% del coefficiente di riserva obbligatoria per le banche e l’innalzamento del limite dei tassi applicati sui depositi bancari. Per il resto, i tassi di riferimento restano sopra il 5%, quando sono nulli nelle principali economie del pianeta. Il QE cinese mira a rendere più sostenibile e trasparente la gestione del debito pubblico. Finora, la connivenza tra le banche e i governi locali ha determinato un’esplosione del credito, perché diversi progetti faraonici e dal gusto prettamente politico sono stati finanziati dalle prime con il solo fine di non inimicarsi i secondi. In futuro, potrebbe essere il mercato a discernere tra governi spendaccioni e governi affidabili e la differenza si rifletterebbe nei rendimenti dei bond. Certo, fino a quando la domanda sarà alimentata dai prestiti a buon mercato della PBoC, le distorsioni rimarranno tutte. Ma è probabile che dopo una prima fase, voluta per evitare crisi fiscali in alcuni stati e problemi di rifinanziamento del debito, l’emissione dei bond farà realmente i conti con un mercato più libero.   APPROFONDISCI – La Cina accetterà altri default, il governo punta alla disciplina del mercato      

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Argomenti: Economie Asia