Anche la Cina scende in campo contro il rischio deflazione

Anche la Cina ha tagliato i tassi per evitare che la sua economia scivoli nella deflazione. Il paese è alle prese con un crollo dei prezzi degli immobili dopo anni di boom.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Anche la Cina ha tagliato i tassi per evitare che la sua economia scivoli nella deflazione. Il paese è alle prese con un crollo dei prezzi degli immobili dopo anni di boom.

La People’s Bank of China, la banca centrale della Cina, ha annunciato sabato scorso un taglio dei tassi applicati ai prestiti alle banche di 25 punti base al 5,35% e della medesima misura su quello dei depositi a un anno al 2,5%. Al contempo, ha innalzato da 1,2 a 1,3 rispetto al tasso di riferimento il moltiplicatore dei tassi che le banche potranno offrire ai clienti sui depositi, compiendo un nuovo passo verso una maggiore liberalizzazione del sistema bancario, dopo che all’inizio del mese scorso aveva abbassato anche il coefficiente di riserva obbligatoria degli istituti, nei fatti immettendo liquidità in  circolazione. Tali misure sono state adottate prima della riunione plenaria del Parlamento di Pechino, dove il premier Li Keqiang dovrebbe snocciolare i nuovi dati sugli obiettivi economici della Cina per l’anno in corso e per il futuro. Il 2014 si è chiuso con una crescita del 7,4-7,5%, la più bassa dal 1990, mentre quest’anno il pil dovrebbe espandersi del 7%, ancora meno. Saranno queste le percentuali del triennio prossimo, dopo un ventennio di boom e di crescita spesso a 2 cifre.

Prezzi in calo

  Ciò che preoccupa il governo cinese e il presidente Zhou Xiaochuan è la possibile implosione del mercato immobiliare: i prezzi delle case sono scesi a gennaio a livello record, mentre l’inflazione si è portata ai minimi da 5 anni e la crescita dei prezzi alla produzione è stata in calo per il 35-esimo mese consecutivo. Il Pmi manifatturiero a febbraio risulta salito a 49,9 punti dai 49,8 del mese precedente, ma pur sempre sotto i 50 punti, segnalando una contrazione.   APPROFONDISCI –C’è un grande pericolo per l’economia dell’Eurozona e arriva dalla Cina, ecco quale   Per questo, Nomura stima che il governo potrebbe decidere quest’anno di espandere il deficit pubblico al 2,8% del pil, nel tentativo di sostenere la domanda interna. Al contrario, non sarebbe in vista una svalutazione dello yuan, almeno non in forma diretta, anche se il taglio dei tassi dovrebbe indebolire il cambio. La  Cina vuole, infatti, mantenere la stabilità dei suoi conti con l’estero attraverso una valuta stabile e quella interna con una domanda non calante.

Misure efficaci?

Ad approfittare di questo nuovo corso della politica monetaria cinese, che il comunicato della PBoC assicura non essere un deragliamento dall’impostazione prudente già intrapresa, saranno per lo più le grandi imprese, quelle che prendono a prestito dalle banche e che magari investono in progetti immobiliari faraonici. Gli imprenditori più piccoli fanno affidamento più sul sistema bancario-ombra (“shadow banking”), che non sarà influenzato così direttamente dagli annunci dell’istituto centrale. Resta il timore degli investitori per un surriscaldamento eccessivo del mercato (immobiliare, azionario e obbligazionario), dato che tra il 2009 e il 2013, il debito complessivo cinese risulta più che raddoppiato, arrivando a un livello insostenibile per molte imprese, a causa del ripiegamento dei prezzi immobiliari. Pechino, quindi, sembra essere scesa in campo per allontanare lo spettro della deflazione, che attraverso un indebolimento delle valute straniere sostenuto dalle rispettive banche centrali (dollaro, yen, euro, etc.) e la minore tonicità della domanda interna potrebbe materializzarsi pericolosamente nella seconda economia del pianeta, pari a circa 10 mila miliardi di dollari.   APPROFONDISCI – In Cina la classe media non consuma abbastanza e così le banche pompano prestiti

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Argomenti: deflazione, Economie Asia