Anche il Sud volta le spalle al Movimento 5 Stelle, il reddito di cittadinanza non basta

Il Movimento 5 Stelle cola a picco e quasi scompare anche nel Sud Italia, dove aveva mietuto consensi sul reddito di cittadinanza.

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Movimento 5 Stelle malissimo anche al Sud

Il primo turno delle elezioni amministrative ha visto vincere il centro-destra, all’interno del quale Fratelli d’Italia supera la Lega e diventa primo partito. Può ritenersi parzialmente soddisfatto anche il PD, che tiene botta e consolida i propri consensi. Se non fosse che sia rimasto senza alleati, perché il Movimento 5 Stelle non esiste più. I “grillini” non sono mai andati bene agli appuntamenti locali, privi di organizzazione e radicamento nei territori. Tuttavia, il segnale che arriva da alcune realtà appare definitivamente devastante per l’ex premier Giuseppe Conte e il suo rivale interno Luigi Di Maio.

Ci sono alcuni dati che provano lo stato comatoso in cui versa il Movimento 5 Stelle. Genova è la città di Beppe Grillo, ma qui la sua creatura si è fermata al 4,4% dei consensi. Palermo è una delle realtà d’Italia in cui maggiormente è diffuso il reddito di cittadinanza. Lo percepisce il 15,1% dei residenti, poco meno di uno su sei. Qui, Conte è andato in campagna elettorale e ha difeso proprio il sussidio dagli attacchi di Giorgia Meloni, che vorrebbe eliminarlo. Eppure, non solo ha vinto il centro-destra al primo turno, ma la lista del Movimento 5 Stelle si è fermata al 7,6%.

Il Sud Italia tradisce i grillini, debacle in Sicilia

Ricordiamoci che la Sicilia segnò l’avvio della marcia trionfante dei grillini verso Palazzo Chigi. La traversata a nuoto di Grillo nello Stretto di Messina precedette il risultato spettacolare ottenuto dal suo candidato Giancarlo Cancelleri da sconosciuto candidato governatore. Era l’autunno del 2012 e pochi mesi dopo il Movimento 5 Stelli sarebbe diventato primo partito alle elezioni politiche. Sempre la Sicilia consegnerà negli anni successivi grossi comuni a sindaci grillini, tra cui Alcamo, Grammichele, Porto Empedocle, Caltanissetta e Castelvetrano.

Oggi, i grillini sull’isola sono più deboli che mai, quasi una comparsa formale alle elezioni comunali. A Messina hanno preso appena il 4,2%. Appaiono poco o affatto competitivi anche sul piano regionale, almeno candidandosi da soli. Nel resto del Sud, la musica non cambia: 1,2% a Catanzaro, 4,3% a Taranto. Quest’ultima non solo è una città della Puglia di Conte, ma simbolo delle battaglie del Movimento 5 Stelle contro l’inquinamento dell’acciaieria ex Ilva.

I meridionali hanno tradito i grillini, esattamente come alcuni anni fa voltarono le spalle al berlusconismo. La Sicilia del 61 a 0 (i seggi vinti dal centro-destra nel 2011 alla Camera contro quelli conquistati dal centro-sinistra) si era trasformata in un’isola felice proprio per Grillo, Di Maio, Alessandro Di Battista & Co. Oggi, ne segna la fine politica. E la ragione del voltafaccia è lo stesso: manca anche solo la speranza di uno sviluppo, non c’è lavoro, l’economia va indietro e i giovani fuggono per lavorare altrove.

Il reddito di cittadinanza non premia il Movimento 5 Stelle

Il reddito di cittadinanza non era stata una domanda che si levava dal Sud, ma certamente in quest’area d’Italia l’offerta grillina era stata apprezzata. Ha placato alcune situazioni di forte disagio sociale, ma avrebbe dovuto rappresentare il primo passo di un percorso più ampio, che contemplava la creazione di posti di lavoro nel settore privato. Non è accaduto nulla di tutto ciò, forse complice la pandemia e ora la guerra. Senz’altro, Conte e i suoi si sono mostrati abili comunicatori in una prima fase, ma pessimi realizzatori di promesse elettorali.

La fine del Movimento 5 Stelle, che qualcuno ironicamente nel web già ha ribattezzato Movimento 5%, non implica anche la fine del reddito di cittadinanza. I sussidi, si sa, una volta che sono introdotti, difficilmente possono essere ritirati dai governi successivi. Soprattutto, il PD sta cercando di aggredire l’ultimo nucleo elettorale ancora rimasto fedele ai grillini, imitandone le proposte. E’ così anche sul salario minimo, per cui Enrico Letta parla un linguaggio non dissimile da quello di Conte.

Al Sud resta una certa affezione all’ex premier, non al suo partito. La debacle definitiva avverrà alle prossime elezioni politiche, quando i risultati per il Movimento 5 Stelle saranno a stento a doppia cifra anche in molte realtà meridionali.

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