Anche gli USA in deflazione a gennaio, ma salgono i consumi. Quale influenza sui tassi?

Dati economici contrastanti in arrivo dagli USA, ma complessivamente appaiono positivi. Quali effetti potrebbero avere sulle prossime decisioni della Fed?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Dati economici contrastanti in arrivo dagli USA, ma complessivamente appaiono positivi. Quali effetti potrebbero avere sulle prossime decisioni della Fed?

L’indice dei prezzi al consumo a gennaio è diminuito dello 0,7% su base mensile e dello 0,1% su base annua. E’ la prima volta che l’America registra una deflazione dal 2009, anche se il dato era atteso dagli analisti, in considerazione del crollo dei prezzi energetici, pari al 9,7% annuo, segnando il primo ribasso tendenziale dall’ottobre 2009. Depurata dalle componenti volatili – beni alimentari ed energetici – l’inflazione sarebbe salita dello 0,2%. L’indice “core” segnala un rialzo dei prezzi dell’1,6%. Tuttavia, il calo dei prezzi e gli aumenti retributivi hanno fatto crescere il livello dei salari reali medio del 2,4% su base annua e dell’1,2% rispetto al mese di dicembre. E un dato negativo arriva anche dal Dipartimento del Lavoro, che registra un aumento di 31 mila unità di richieste di nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa lo scorso 21 febbraio. Le domande sono così salite a 313 mila unità dai 282 mila della settimana precedente, sopra le attese degli analisti, pari a 290 mila. Il dato potrebbe risentire negativamente delle avverse condizioni meteo in America di queste settimane, che hanno fermato molti impianti produttivi, rallentando il processo di creazione dei nuovi posti di lavoro. Infine, sempre a gennaio, gli ordini di beni durevoli negli USA sono cresciuti del 2,8% annuo, dopo il -3,7% di dicembre. Il dato si pone nettamente al di sopra delle attese, che erano per una crescita contenuta dello 0,6%.   APPROFONDISCI – Ordini beni durevoli Usa in aumento, futures Wall Street in aumento   Letti nel loro complesso, i dati di gennaio non appaiono negativi. Il calo dell’inflazione è conseguenza diretta del tracollo delle quotazioni del petrolio, in parziale recupero nelle ultime settimane. Ciò avrà certamente un effetto anche solo psicologico sui banchieri centrali della Fed, i quali, però, non potranno che valutare positivamente l’aumento del salario reale, insomma, del potere di acquisto delle famiglie americane, la cui debolezza è stata lamentata dal governatore Janet Yellen anche in questi giorni al Congresso USA, dove ha relazionato sulla politica monetaria. Resta il neo dei sussidi, anche se un dato settimanale non può influire da solo sulle decisioni dell’istituto e va detto che da qui al prossimo board di metà marzo della Fed saranno pubblicati 3 nuovi dati settimanali e si avrà una lettura complessiva sui primi 2 mesi dell’anno (stesso discorso sull’inflazione), oltre che il dato sul tasso di disoccupazione di febbraio.   APPROFONDISCI – Tassi Fed, cosa cambia dopo le parole di Yellen al Congresso USA

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: deflazione