Anche il Giappone prepara il “tapering”, teme contraccolpi sulle banche

Il Giappone ipotizza l'uscita dagli stimoli monetari, puntando ad alzare i rendimenti a medio-lunga scadenza. In gioco c'è la salute delle sue banche.

di , pubblicato il
Il Giappone ipotizza l'uscita dagli stimoli monetari, puntando ad alzare i rendimenti a medio-lunga scadenza. In gioco c'è la salute delle sue banche.

Se la Federal Reserve dovrebbe continuare ad alzare i tassi USA a dicembre, la Banca d’Inghilterra ha varato la prima stretta da oltre 10 anni e la BCE ha già annunciato che dimezzerà gli acquisti realizzati con il “quantitative easing” dall’anno prossimo, pur prolungandoli di 9 mesi, pare che anche il Giappone stia facendo un pensierino sul “tapering”, dopo che la sua banca centrale (BoJ) si è imbarcata da quattro anni e mezzo in un piano di stimoli monetari senza eguali nel mondo, con assets acquistati al ritmo di 80.000 miliardi di yen all’anno, pari a circa 720 miliardi di dollari o 60 al mese, qualcosa come circa il 14-15% del pil nipponico. Sarebbe come se Mario Draghi raddoppiasse gli acquisti mensili, portandoli intorno a 120 miliardi di euro. (Leggi anche: Giappone teme deflazione perenne)

L’agenzia Reuters riporta alcune indiscrezioni dall’interno dell’istituto, che pare siano state esternate appositamente per preparare i mercati alle future mosse di Tokyo. In base ad esse, il governatore Haruhiko Kuroda sarebbe preoccupato del possibile “reversal rate”, letteralmente “tasso di inversione”, espressione con la quale si fa riferimento ai costi superiori ai benefici derivanti da tassi troppo bassi. In pratica, la BoJ teme che l’avere tagliato i tassi, portandoli da inizio 2016 in territorio negativo, possa impattare negativamente sui margini delle banche, erodendo la loro accumulazione di capitale e riducendo così i prestiti all’economia reale. Di conseguenza, i costi dell’operazione diverrebbero superiori ai benefici e nemmeno il target d’inflazione verrebbe centrato.

Lo stesso Kuroda aveva parlato espressamente di “reversal rate” il 13 novembre scorso, quando in un discorso pubblico aveva messo in guardia dai rischi che un’economia correrebbe tenendo i tassi troppo bassi a lungo, anche se aveva rassicurato di seguire l’evoluzione delle condizioni delle banche nipponiche e che fino ad oggi non pare che il loro capitale sia risultato colpito.

Sempre secondo le ultime indiscrezioni, la BoJ non avrebbe intenzione di tagliare l’entità degli stimoli, ma seguendo quella impostazione “qualitativa” inaugurata oltre un anno fa, dall’anno prossimo consentirebbe ai rendimenti decennali di salire oltre lo zero percento.

Rendimenti decennali più alti per aiutare le banche

L’anno scorso, l’istituto aveva annunciato che avrebbe tenuto i rendimenti sovrani emessi dal Giappone e con scadenza decennale “intorno allo zero”, di fatto segnalando un target specifico, cosa che non avviene presso le altre banche centrali. Consentendo ai rendimenti decennali di salire, Tokyo renderebbe più ripida la curva delle scadenze. In altri termini, la BoJ si concentrerebbe sugli acquisti di titoli a breve termine, i cui rendimenti sono ancora negativi. Si consideri, ad esempio, che lo spread tra i bond a 30 e quelli a 2 anni si attesta a soli 100 punti base (1%), espressione di una curva sostanzialmente piatta.

Comprimendo ulteriormente i rendimenti a breve, lasciando che salgano quelli a medio-lunga scadenza, beneficerebbe le banche nipponiche, che sono solite proprio rifinanziarsi con debiti a breve per prestare a medio-lungo termine. In questo modo, i loro margini aumenterebbero. Del resto, che l’uscita graduale dagli stimoli, pur senza tagliare gli acquisti, sarebbe allo studio per ragioni non prettamente legate alle condizioni macroeconomiche del Giappone lo si capisce guardando ai tassi d’inflazione, risaliti sì in territorio positivo, ma tendenzialmente stagnando a un terzo del target del 2% fissato dalla BoJ.

Vedremo nei prossimi giorni quanto credito riscuoteranno tali indiscrezioni sui mercati. L’indice delle banche nipponiche è invariato quest’anno, pur in ripresa dai minimi toccati ad aprile e settembre, ma risentendo probabilmente proprio di tassi azzerati e di margini infimi che possono ottenersi prestando denaro. Lo yen si è rafforzato del 4,7% contro il dollaro quest’anno, per cui Kuroda, il cui mandato scade nell’aprile prossimo, non avrebbe serie ragioni per tagliare adesso gli stimoli, non avendo centrato l’obiettivo di un’inflazione al 2% e dovendo probabilmente registrare una possibile stabilizzazione dei prezzi nei prossimi mesi, a causa proprio del cambio più forte, che si contrappone alla risalita delle quotazioni del petrolio.

Si tratta solo di banche, che dopo avere goduto di liquidità a fiumi, adesso lamentano un calo dei margini. Le condizioni dell’economia reale pare che restino ai margini dei pensieri della BoJ, e forse non solo di essa. (Leggi anche: Bolla finanziaria minaccia il pianeta, Giappone fonte di maggiore pericolo)

 

Argomenti: , , , ,