Anatocismo bancario addio, ecco i benefici per i clienti

Anatocismo, addio dopo decenni di battaglie legali tra clienti e banche sul calcolo degli interessi. Ecco la novità del decreto al vaglio del Parlamento.

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Anatocismo, addio dopo decenni di battaglie legali tra clienti e banche sul calcolo degli interessi. Ecco la novità del decreto al vaglio del Parlamento.

La commissione Finanze della Camera ha accolto l’emendamento del deputato del PD, Sergio Boccadutri, che pone fine alla pratica ultracentenaria dell’anatocismo bancario, estendendo il divieto anche al calcolo degli interessi relativi ai finanziamenti concessi con le carte revolving. Dunque, a breve si chiude una stagione lunga quasi un ventennio, caratterizzata da battaglie legali tra clienti e banche sul calcolo degli interessi passivi. Ma cos’è l’anatocismo? Si tratta di un metodo per calcolare gli interessi sul capitale prestato, che in gergo vengono definiti “composti”. Facciamo un esempio per fare chiarezza: una banca presta a un cliente 100 euro al tasso del 5% all’anno. Dopo un anno, il cliente dovrà restituire alla banca 105 euro (100 + 0,05 x 100). Dopo il primo anno, però, gli interessi graveranno su 105 euro, ovvero sui 100 euro di capitale prestato e sui 5 euro di interessi già maturati per il primo esercizio. Dunque, il cliente dovrà restituire alla banca 110,25 euro. Se la banca non avesse applicato il tasso anche sulla quota degli interessi precedentemente maturati, il cliente avrebbe dovuto restituire alla fine del secondo anno 110 euro e non 110,25 euro. In altri termini, l’anatocismo gli comporta un aggravio di 25 centesimi, nell’esempio appena mostrato, che per la banca si traduce in un maggiore guadagno.

Anatocismo banche, il divieto

L’emendamento della commissione Finanze vieta 2 cose: che la banca possa capitalizzare gli interessi con scadenze infrannuali e che gli interessi possano produrre altri interessi. Questi dovranno essere contabilizzati al 31 dicembre e divenire esigibili a partire dal mese di marzo. A tale riguardo, si faccia presente che le banche accampavano sino ad oggi il diritto di capitalizzare gli interessi al termine di ciascun trimestre, sulla base di una pratica in voga sin dall’Ottocento e che, di conseguenza, rappresenterebbe un uso nel settore.

Il giudice ha già eccepito in passato che tale pratica non sarebbe simmetrica, ovvero da un lato le banche hanno applicato ogni 3 mesi gli interessi sugli interessi al loro attivo, mentre quando si trattava di erogare gli interessi al cliente, tale capitalizzazione composta non avveniva. Dunque, una banca ha sinora goduto del diritto di calcolare gli interessi sugli interessi con una frequenza trimestrale, innalzando così la somma complessivamente dovuta dal cliente, visto che all’aumentare della cadenza del calcolo anatocistico, cresce anche il monte-interessi. Al contrario, le nuove norme, se approvate in via definitiva, sanciscono il divieto di effettuare il computo per un periodo inferiore all’anno. Inoltre, gli interessi non potranno maturare altri interessi.      

Le altre novità

Tra le novità al vaglio del Parlamento in questi giorni con il cosiddetto “decreto banche” c’è anche un’altra previsione positiva per il contribuente, ovvero la possibilità di usufruire della possibilità di pagare una multa con la sanzione ridotta del 30%, usufruendo anche del servizio di pagamento online con la home banking, avendo a disposizione altri 2 giorni, oltre ai 5 ad oggi previsti dalla data della contestazione per chi si avvale del pagamento in contanti o tramite bollettino postale. Il bonifico online non era stato considerato tra le possibilità per avvalersi dello sconto, in quanto l’accredito non avviene contestualmente al pagamento. Se le banche piangono l’addio a una pratica loro favorevole, d’altra parte sono state almeno parzialmente compensate con il taglio dell’imposta di registro sugli immobili venduti all’asta, la cui aliquota è pari al 9% del prezzo della cessione. Al suo posto sarà dovuto temporaneamente solo un importo fisso di 200 euro. La norma è tesa ad agevolare la vendita alle aste giudiziarie degli immobili ipotecati, consentendo alle banche di velocizzare lo smaltimento delle sofferenze.  

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