America Latina, la crisi in Brasile trasformerà la geopolitica nell’area

La crisi politica ed economica in Brasile potrebbe avere conseguenze anche nel resto dell'America Latina, dove già l'Argentina ha sterzato a destra e il Venezuela vive una stagione di caos.

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La crisi politica ed economica in Brasile potrebbe avere conseguenze anche nel resto dell'America Latina, dove già l'Argentina ha sterzato a destra e il Venezuela vive una stagione di caos.

Due appuntamenti elettorali hanno segnato la vita politica dell’America Latina alla fine del 2015: le elezioni presidenziali in Argentina e quelle per il rinnovo dell’Assemblea in Venezuela. Nel primo caso, hanno posto fine all’era Kirchner, nel secondo al monopolio del potere nelle mani del partito “chavista”. La vittoria di Mauricio Macri si è subita rivelata in linea con le aspettative, mostrandosi i primi passi alla presidenza all’insegna del ritrovato spirito di libero mercato in economia, tanto da avere trovato un accordo con i fondi “avvoltoi”, ponendo di fatto fine all’isolamento finanziario in cui l’Argentina versava da anni.

E dal luglio di due anni fa, il paese si trova in default, ormai prossimo anch’esso alla fine. Più complicata la situazione in Venezuela, dove il centro-destra all’opposizione del regime di Caracas ha sì stravinto le elezioni politiche, ottenendo più dei due terzi dei seggi in Parlamento, ma il governo resta guidato dai socialisti del presidente Nicolas Maduro, mentre i poteri dei deputati sono stati ridimensionati con decreti ad hoc, volti ad impedire che sia messa in discussione la “rivoluzione” chavista.

Crisi Brasile occasione per mutamenti geo-politici in America Latina

Macri, da neo-presidente, ha chiesto agli altri membri del Mercosur, l’area di libero scambio dell’America Latina, di espellere il Venezuela per i crimini commessi contro gli oppositori politici. Richiesta non accolta, anche perché dalla parte di Caracas, pur non senza imbarazzo, è rimasta la prima economia sudamericana, il Brasile. Le cose, però, potrebbero cambiare, dato il crollo politico-istituzionale e la contemporanea crisi politica, che stanno travolgendo il paese guidato da Dilma Rousseff. Questa rischia l’impeachment e in pochi vedono un futuro alla presidenza per l’attuale capo dello stato, lambita da indagini giudiziarie su un giro enorme di corruzione, gravitante attorno alla compagnia petrolifera statale Petrobras.      

Caos Venezuela finito solo con cambio di governo in Brasile?

Con l’eventuale e sempre più probabile uscita di scena anticipata della Rousseff, la politica in Brasile sarebbe destinata a una sterzata a destra, salvo eventi clamorosi.

Il principale leader dell’opposizione, Aecio Neves, aveva peraltro sfiorato la vittoria non più tardi di 18 mesi fa alle presidenziali. Con un Brasile a porre fine alla lunga stagione di Lula, iniziata nel 2002 con la prima presidenza dell’ex sindacalista e proseguita nel 2010 con la successione alla principale carica dello stato della sua “pupilla”, si completerebbe lo stravolgimento politico-economico dell’America Latina. A quel punto, il Venezuela isolato sarebbe quasi indotto dall’estero a cambiare impostazione al suo modo di governare e di concepire i rapporti con i partner stranieri. Complice un Parlamento nelle mani dell’opposizione, Maduro potrebbe sentire forte la pressione esterna e avviare quelle riforme minime, indispensabili per fare uscire il paese dal caos politico (sono numerosi i detenuti tra gli oppositori) e dalla gravissima recessione economica in corso.

Fine boom materie prime cambia scenari

Non sfuggirà ai più che la stagione “rossa” del Sud America abbia coinciso con il boom dei prezzi delle materie prime, che ha finanziato grosso modo i programmi di spesa sociale in favore della parte meno abbiente delle popolazioni locali. L’esempio di maggiore successo è Bolsa Familia del presidente Lula, che ha contribuito a fare uscire dalla fame circa 40 milioni di brasiliani, garantendo l’istruzione a numerosi bambini e ragazzini. La fine di quel boom ha evidenziato, però, la debolezza su cui tali politiche si erano basate, perché come nei casi di Argentina e Venezuela, poco o nulla si era fatto per creare le condizioni favorevoli alla crescita, preferendosi una piattaforma di governo populista, in grado di generare consenso sulla retorica, grazie ai proventi derivanti dalle esportazioni delle commodities. In Brasile ha pesato più in era Rousseff l’incompetenza nella gestione dell’economia e il continuo rinvio delle riforme. Adesso, i nodi sono arrivati al pettine e la caduta della Rousseff, data per molto probabile a breve, potrebbe accelerare il cambiamento anche a Caracas.  

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