America Latina in crisi, ma non sarà un nuovo decennio perso

Economia in recessione nell'America Latina, che tornerà a crescere l'anno prossimo. Niente nuovo decennio perduto, ma l'area sta rallentando.

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Economia in recessione nell'America Latina, che tornerà a crescere l'anno prossimo. Niente nuovo decennio perduto, ma l'area sta rallentando.

In un report pubblicato ieri, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha previsto per quest’anno un calo del pil in America Latina e Caraibi, pari allo 0,5%. Questo, dopo che già nel 2015 si è registrato il segno meno, anche se solamente per lo 0,1%. Si tratterebbe, quindi, del secondo peggiore biennio dal 1982, anno di scoppio della crisi dei debiti sovrani nell’area. Tuttavia, non sarebbe un ritorno agli anni Ottanta, ovvero al cosiddetto “decennio perduto”, perché già dal prossimo anno l’America del Sud tornerebbe a crescere dell’1,5%. A pesare sul dato complessivo sono alcune crisi specifiche, la più importante delle quali è quella del Brasile, che da solo rappresenta il 40% del pil dell’intera America Latina. Considerando anche la recessione in corso in Argentina e in Venezuela, metà del pil dell’area sarebbe in rosso. Nel dettaglio, l’economia brasiliana dovrebbe contrarsi quest’anno del 3,8%, stessa percentuale dello scorso anno, mentre per il prossimo anno sarebbe in vista la stagnazione. Per il paese sarebbe la crisi peggiore dagli inizi del Novecento. L’Argentina dovrebbe subire un calo del pil dell’1%, nel tentativo di contenere l’inflazione e di ravvivare la crescita con le riforme, ma già dal prossimo anno crescerebbe del 2,8%.

Crisi Venezuela molto pesante

Male, anzi malissimo il Venezuela, che è entrata in recessione ormai nel 2014, quando il pil si ridusse del 3,9%, accelerando il calo nel 2015 (-5,7%), mentre quest’anno dovrebbe contrarsi di un altro 8%. E non sarebbe finita, perché anche l’anno prossimo assisterebbe al quarto tonfo di fila, pari al 4,5%, a causa della crisi energetica, alla carenza della produzione e all’assenza di valuta straniera per effettuare gli scambi con l’estero. Tra le criticità comuni individuate dall’FMI ci sono la crisi prolungata delle materie prime, la debole domanda esterna, condizioni finanziarie volatili, squilibri e rigidità domestici.

Cruciale, spiega il report, è la flessibilità dei tassi di cambio. L’istituto suggerisce politiche monetarie accomodanti a sostegno della domanda interna, laddove le banche centrali godono di solida credibilità e l’effetto “pass-through” sull’inflazione è contenuto. Tuttavia, ciò incontrerebbe un limite nel momento in cui si surriscaldassero le aspettative d’inflazione nel medio termine.

Pesa anche rallentamento Cina

Quanto sia importante per l’America Latina il mercato cinese lo dimostra il fatto che tra il 15% e il 25% delle esportazioni di Brasile, Cile, Peru, Uruguay e Venezuela trovi sbocco in esso. Spazi in politica fiscale non ve ne sarebbero, secondo l’FMI, considerando l’alto debito, la bassa crescita e le entrate calanti derivanti dalla vendita di materie prime. Per quanto l’area sarebbe destinata a crescere sin dal 2017, nel prossimo futuro dovrebbe farlo a ritmi inferiori al trend storico. Tra le cause di questo rallentamento vi sarebbero le carenze infrastrutturali, l’istruzione insufficiente, la scarsa diversificazione delle esportazioni e i bassi prezzi delle materie prime.    

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