Protezionismo contro globalizzazione, al G20 tedesco vince Trump su Merkel

Trump batte Merkel 1-0 al G-20 finanziario in Germania. Gli USA ottengono la cancellazione nel comunicato dell'impegno contro ogni forma di protezionismo, segnalando che intendono giocare una partita dura contro i partner commerciali.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Trump batte Merkel 1-0 al G-20 finanziario in Germania. Gli USA ottengono la cancellazione nel comunicato dell'impegno contro ogni forma di protezionismo, segnalando che intendono giocare una partita dura contro i partner commerciali.

Il G-20 finanziario di Baden-Baden, in Germania, si è concluso con una vittoria dell’amministrazione Trump su UE e Cina, segnalando le suddivisioni tra le principali economie della Terra. Per la prima volta dal 2005, il vertice non è stato in grado di esitare alcun riferimento all’impegno dei paesi aderenti a lottare “contro ogni forma di protezionismo”. Dopo le resistenze del segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, si è stati in grado solamente di accennare alla “importanza del commercio nelle nostre economie”. Altro che documento anti-protezionismo, che la cancelliera Angela Merkel intendeva preparare a parte e contro ogni ritualità, per evidenziare l’isolamento degli USA nel suo nuovo approccio di ostilità alla globalizzazione economica. E’ accaduto il contrario, ovvero che gli USA siano stati in grado di resistere ai contenuti persino del comunicato ufficiale, trovando nel Giappone un alleato.

Già dalla conferenza stampa a Washington di venerdì tra il presidente Donald Trump e Frau Merkel si erano evidenziate tutte le criticità nei rapporti tra USA e Germania. Il primo ha sottolineato come serva un commercio mondiale “libero e più equo”, aggiungendo che l’immigrazione “non è un diritto, ma un privilegio”. La seconda ha posto più l’accento sulla necessità di accogliere i profughi e di intensificare le relazioni commerciali tra le economie. (Leggi anche: Al G-20 scontro USA-Germania, Merkel prepara documento anti-Trump)

America First, per Trump contano più i lavoratori USA

Se al G-20 finanziario, dove a partecipare erano i ministri economici degli stati, è andata in scena uno scontro simile, quali probabilità hanno europei e cinesi, in particolare, di trovare un accordo al G-20 di luglio ad Amburgo, quando a incontrarsi saranno i capi di stato e di governo e si dovranno fare i conti con Trump in persona? Questi presenterà nei prossimi mesi una riforma fiscale (“border tax”), tesa a disincentivare le importazioni e a incentivare le esportazioni americane, scontrandosi con tedeschi e cinesi, che temono di restare vittime del corso “neo-protezionistico” trumpiano.

L’eliminazione dell’impegno contro il protezionismo segna l’avvio della politica trumpiana dell’“America First”, “Prima l’America”, una sorta di nazionalismo economico propugnato dal principale consigliere del presidente, Steve Bannon, che mira a garantire i lavoratori americani contro le delocalizzazioni produttive in era globalizzazione. Il responsabile del National Trade Council, Peter Navarro, punta il dito contro Cina e Germania, accusandole di manovrare i tassi di cambio per esportare di più, sostenendo la necessità che gli USA riportino in patria la catena produttiva, ovvero che tutti i passaggi per la produzione di un bene avvengano sul territorio americano. (Leggi anche: Germania minaccia ritorsioni contro politiche di Trump)

Trump chiede accordi bilaterali e meno WTO

Lo scontro con Berlino, in particolare, è forte sul tema. La Germania ha esibito un avanzo commerciale di 253 miliardi di euro nel 2016, pari a quasi il 9% del suo pil, di cui 65 verso gli USA. La Casa Bianca farà pressione contro l’euro debole, chiedendo che la BCE cessi di manovrare il cambio con politiche monetarie ultra-espansive. In ciò potrà godere di una sintonia con Berlino, che da tempo chiede a Francoforte l’uscita dall’era dei tassi zero e degli acquisti dei bond. (Leggi anche: Trump contro euro debole della Germania)

Ma nel comunicato finale del G-20 è stato eliminato anche il riferimento alla lotta contro i cambiamenti climatici, sostanzialmente congelando le politiche propugnate dalle principali economie del pianeta sotto l’amministrazione Obama e che erano culminate negli impegni adottati alla Conferenza di Parigi del 2015. Anche in questo caso, la UE è stata battuta, quando pensava di mettere sotto scasso il governo Trump.

La linea che Washington intende tracciare è chiara e spaventa l’Europa, in particolare: minore importanza ad accordi commerciali globali e al WTO, più importanza ad accordi bilaterali, che nella visione del presidente americano consentirebbero ai governi di meglio rappresentare gli interessi delle rispettive economie. La UE considera questo approccio un evidente rischio per la propria tenuta politica, dato che il bilateralismo colpirebbe la sua entità unitaria come attore politico ed economico nel mondo. Fosse per Trump, infatti, farebbe accordi commerciali con i singoli paesi europei, come Germania, Italia, Francia, etc. Siamo solo agli inizi di uno scontro senza esclusione di colpi.

 

 

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Argomenti: Altre economie, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Presidenza Trump

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